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martedì 4 agosto 2026

Lo Stretto di Messina.

 


Il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 (Mw 7.1) è a tutt'oggi il terremoto più distruttivo del XX° e XXI° secolo in Europa. Il disastroso evento si verificò nelle prime ore del mattino del 28 dicembre 1908 e fu accompagnato da uno tsunami che inondò le coste calabresi e siciliane pochi minuti dopo l'evento sismico iniziale (Platania, 1909). Le forti scosse di terremoto e l'impatto dello tsunami sulle coste furono responsabili di oltre 100.000 morti (Mercalli, 1909; Omori, 1909), rendendo il terremoto di Messina-Reggio Calabria l'evento sismico più mortale in Europa.

Nonostante il suo epicentro sia stato localizzato nello stretto braccio di mare costituente per l'appunto lo Stretto di Messina, in assenza di un robusto meccanismo focale o di una chiara evidenza di rottura superficiale la sua origine è ancora oggetto di dibattito.

Tra i terremoti storici con M w  > 5,5 registrati nell'ultimo millennio nella regione fello Stretto di Messina si possono annoverare quelli del 1172 d.C. (M w  = 5,6), del 1509 (M w  = 5,6), del 1749 (5,8), del 6 febbraio 1783 (M w  = 7,1), del 1907 (M w  = 6,0) e del 1908 (M w  = 7,1). 

Geologicamente lo Stretto di Messina è stretta depressione topografica delimitata da faglie normali e transtensive orientate in prevalenza NNW – SSW che separa la Catena dell'Aspromonte a Est dai Monti Peloritani a Ovest. Fa parte della zona di transizione che separa la placca in più rapida regressione verso SE sotto la Calabria dalla litosfera continentale siciliana e Si trova in una regione sismicamente attiva dove scarpate di faglia normali e terrazzi marini quaternari rialzati testimoniano un'estensione continua guidata dalla retrocessione verso sud-est della zona di subduzione calabrese. Recenti studi mostrano che le faglie normali nella regione dello Stretto di Messina definiscono una zona di relay coniugata in cui lo spostamento viene trasferito lungo la direzione dalle faglie normali con immersione NW a nord-est (Calabria meridionale) e alla faglia normale Messina-Taormina con immersione SE a sud-ovest (al largo della Sicilia orientale). Lo stretto marino dunque, di fatto è un graben asimmetrico ed è soggetto a subsidenza attiva all'interno della zona di relay, dove la pronunciata curvatura delle faglie normali è il risultato di ampi gradienti di deformazione e rotazioni in senso orario legate alle interazioni tra le faglie. Il sistema di faglie estensionali quaternarie risulta sovrapposto a lineamenti appartenenti a un precedente contesto compressivo mio-pliocenico. Sulla base delle geometrie regionali delle faglie gli studiosi hanno dedotto che le faglie normali nella Calabria meridionale sono migrate verso nord-ovest mentre le faglie normali nella Sicilia nord-orientale sono migrate verso sud-est negli ultimi circa 2-2,5 milioni di anni. Questo schema ha determinato un restringimento tettonico dello stretto nel corso del tempo, a causa della migrazione verso l'interno delle faglie normali contrapposte e del rapido sollevamento guidato dal mantello.

Di recente, nuove indagini effettuate con l'ausilio delle più moderne strumentazioni della geofisica hanno permesso di individuare, tra le faglie che interessano il fondale di questo stretto specchio di mare, una in particolare ( denominata W – fault) che sembra avere caratteristiche compatibili (rapporto lunghezza/magnitudo) con la struttura sismogenetica che potrebbe aver provocato il sisma del 28 Dicembre 1908. Questa lineazione mostra segni inequivocabili di attività recente dislocando il fondale marino fino a 80 circa di altezza. Essa decorre lungo lo stretto in posizione assiale per poi curvare verso Est e immettersi nell'alveo del Torrente Catona (corso d'acqua compreso tra Villa San Giovanni e Reggio Calabria). La lunghezza totale della faglia è stimabile intorno ai 34 Km e immerge verso Est.


Modello strutturale proposto per la zona di relay coniugata dello Stretto di Messina. La forte curvatura della faglia è il risultato della rotazione in senso orario nell'area di interazione attiva delle estremità delle faglie, dove l'orientamento delle faglie normali si discosta dall'orientamento regionale di circa 40-45°. La faglia destrorsa di Capo Peloro accomoda il trasferimento di parte della deformazione estensionale da una faglia normale offshore con immersione verso sud-est ai rami settentrionali del sistema di faglie Messina-Taormina.




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