Piante "ProAmbiente"

  DISTESA A NINFEE   Le  piante  possono contribuire in maniera decisiva alla " salvaguardia " dell' ambiente  in cui viviamo....

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mercoledì 13 maggio 2026

Lo spettacolare Basalto a "fessurazione colonnare" di Canyon Studlagil - Islanda

 

              I Basalti a "fessurazione colonnare" detti semplicemente "Basalti Colonnari" si formano per lento raffreddamento, in condizioni subaeree, della massa fusa. Tale raffreddamento, che procede dalla superficie verso la parte più profonda genera iniziali fessurazioni poligonali (pentagonali o esagonali) dall'aspetto caratteristico.

venerdì 8 maggio 2026

Cambiamento Distribuzione Oceani - Continenti: Dal tardo Triassico ai primi del Giurassico fino al tardo Cretaceo e all'Attuale, fonte CR Scotese, PALEOMAP Project

Atlante delle ricostruzioni tettoniche a placche del progetto PALEOMAP. Le caratteristiche principali sono contraddistinte da colori diversi e includono le dorsali oceaniche (linee rosse), le zone di subduzione (linee blu con triangoli), i rift continentali (linee rosse tratteggiate), le zone di collisione (linee viola) e le faglie trascorrenti (linee verdi).














giovedì 30 aprile 2026

La meravigliosa Giada Birmana....quella Imperiale!


SEZ SOTTILE GIADEITE


Tra le tante giade presenti sul mercato la giada proveniente dal Myanmar è senza dubbio la più pregiata per merito della sua elevata tenacità, della sua trasparenza e soprattutto del suo colore verde smeraldo. I cinesi cominciarono ad importarla relativamente presto, negli ultimi decenni del 700 anche e soprattutto per volere dell'Imperatore Qianlong che istituì tra il Myanmar centrosettentrionale e la Provincia cinese dello Yunnan la famosa “Via di Giada” percorsa dalle carovane piene del prezioso carico. Per questo motivo e per la particolare predilezione dell'Imperatore nei confronti di questa “pietra” la giada proveniente dalla Birmania (oggi Myanmar) fu soprannominata “Giada Imperiale”.

Essa venne e viene tutt'ora estratta dai giacimenti presenti nell'area di Hpakam (Distretto minerario Jade Tract) situata all'interno di un altopiano solcato dal Fiume Uru che nel corso della sua storia ha prodotto depositi conglomeratici sia di “Terrazzo fluviale” che di “Piana alluvionale” costituenti i giacimenti secondari del Distretto minerario. I giacimenti primari invece sono costituiti da dicchi e filoni che intersecano le serpentiniti e le Peridotiti serpentinizzate la cui origine è da ricondurre alla subduzione della Placca Indiana sotto quella Euroasiatica.

Dal punto di vista mineralogico la giada Birmana è costituita in massima parte da un aggregato di cristalli di pirosseno Giadeite (un pirosseno sodico) e pertanto, un po' speditivamente tale giada viene chiamata semplicemente “Giadeite”.

superficie di Giada Giadeite


Parole chiave:
Yu, Pirosseno, Yunnan, Imperatore Qianlong, Via di Giada, Mao Zedong, Hong Kong, Piumata, Cromo, Jade Tract, subduzione, Peridotite serpentinizzata, serpentinite, dicchi, filoni, conglomerati.

I cinesi, da sempre i più grandi estimatori di giada al mondo usarono il termine generico Yu (letteralmente “belle pietre”) per indicare tutte quelle pietre idonee ad essere trasformate in oggetti per rituali e ornamenti personali e considerate come giada. Yu è una delle parole più antiche e si pensa che il suo pittogramma abbia avuto origine addirittura nel 2950 a.c.

Al giorno d'oggi però grazie a una migliore conoscenza della mineralogia e dei suoi metodi di indagine queste “belle pietre” Yu sono state classificate e suddivise in due gruppi ovvero “Vere giade” e “False giade” dette anche “Pseudo giade”. Le Vere giade, le più preziose, sono rappresentate dalla roccia Nefrite che i cinesi reperivano facilmente in madrepatria e dalla Giadeite. roccia costituita da un aggregato di Pirosseno sodico (Giadeite appunto) importata in Cina (dal 1780 in poi) dalla Birmania oggi chiamata Myanmar. I giacimenti e con essi le koro miniere sono ubicati nella zona di Hpakan nel settore centrosettentrionale del paese. La bellissima Giadeite Birmana è, da sempre, contornata da un'aura di mistero non fosse peraltro che per la remota posizione delle miniere immerse nella giungla e in una zona per lungo tempo interdetta agli stranieri. Inoltre, a contribuire all'isolamento di questa area sono state e sono le piogge monsoniche e la guerriglia che affligge, a fasi alterne, la regione dal 1949.


STORIA

Almeno fino al XIII secolo, in Cina, la varietà più preziosa tra le giade (Yu) veniva identificata con la roccia anfibolica Nefrite dura e di colore variabile dal bianco al verde. Essa si rinveniva, in quantità anche considerevole, sui Monti Kunkun nella Cina occidentale e più precisamente dal fiume denominato Giada Bianca e da quello Giada Nera. Invece, per quanto riguarda la giadeite questa era, di fatto, sconosciuta ai cinesi fino ad allora. Ma, a partire dal XIII, si diffuse una leggenda per la quale un commerciante cinese dello Yunnan viaggiando attraverso quello che è ora il Myanmar del Nord, arrivato ad un certo punto, per bilanciare il carico del suo mulo raccolse un masso di colore marrone. Questo cadde e spaccandosi si rivelò di un verde vivido “smeraldo”. Il commerciante notò come la roccia fosse tenace quanto la Nefrite. I cinesi rinasero affascinati da questa leggenda. Il governo dello Yunnan inviò parecchie spedizioni yta il XIII e il XIV secolp alla ricerca di questa pietra ma esse si rivelarono degli insuccessi. Da allora, per circa 500 anni (fino alla fine del XVIII secolo) comparvero in Cina soltanto, piccoli pezzi di questa “nuova” giada.

Ma nel 1784, l'Imperatore Qianlong estese la giurisdizione della Cina all'attuale Myanmar centrosettentrionale dove gli avventurieri cinesi scoprirono ben presto la fonte della pietra semitrasparente dal verde smeraldo. Da allora, ingenti quantitativi di Giadeite vennero estratti e portati a Pechino nei migliori laboratori dell'Impero. Per la particolare predilezione da parte dell'Imperatore Qianlong per la Giadeite Birmana questa venne soprannominata Giada Imperiale. Essa giungeva in Cina dal Myanmar (Birmania) percorrendo la famosa “Via di Giada” un percorso ben consolidato esistente già dal 1784 e attivo fino alla seconda guerra mondiale che univa Hpakan (la zona in cui erano ubicate le miniere Birmane) alla Provincia cinese dello Yunnan.

In tempi più recenti, ovvero dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'ascesa in Cina del regime comunista di Mao Zedong (1949 – 1976) costituì una grossa “batosta” per la commercializzazione della giada Birmana e di tutte le pietre preziose in generale che, vennero “bollate” come simboli del materialismo e portate dunque al disuso. Per tutta risposta, il commercio della Giadeite si trasferì a Hong Kong (Colonia Britannica), dove gli esperti intagliatori si trasferirono da Pechino e Shanghai.

Ma come accadde in Cina, anche il Myanmar dopo la Seconda Guerra Mondiale fu dilaniato da disordini politici che portarono nel 1962, all'instaurazione di una giunta militare che portò il paese all'isolamento e, nel periodo 1963 – 1964 le miniere di giada furono interdette agli stranieri.

Nel 1969 8o governo impedì l'esplorazione e l'estrazione di gemme (giada compresa) ai privati portando la zona mineraria di Hpakan e tutto il paese al completo isolamento.

Negli ultimi anni, a partire dal 1995, il governo del Myanmar ha liberalizzato le normative relative al settore delle pietre preziose compreso il commercio della giada e per la prima volta i cittadini del Myanmar sono autorizzati a commerciare le gemme (giada compresa) e perfino venderle agli stranieri.

Portone con intarsi di Giada


MINERALOGIA E PROPRIETA' FISICHE

Con il termine Giadeite ci si riferisce un po' speditivamente sia alla roccia Giadeite (ovvero la giada) che al minerale Pirosseno sodico avente formula NaAlSi2O6 che la costituisce. La Giadeite (minerale) cristallizza nel Sistema Monoclino e ha habitus prismatico piuttosto tozzo. E' un tipico Pirosseno metamorfico che si forma nelle zone di subduzione (in questo caso, "subduzione cretacica della Neo - Tetide orientale") e dunque in una facies di alta Pressione (P tra i 5 e gli 11 Kbar) e bassa Temperatura (T compresa tra i 150 e i 400 C°). La sua genesi è legata alla presenza di fluidi ricchi in Sodio Na, Alluminio Al e Silicio Si

La Giadeite (roccia), si presenta compatta con una struttura generalmente granulare ed è costituita da un aggregato di cristalli di Pirosseno Giadeite interconnessi tra loro a dare una struttura tipicamente “piumata”. La lunghezza dei cristalli può variare da circa 10 micron a oltre un centimetro. Il pirosseno giadeitico raramente è puro infatti presenta percentuali variabili di Pirosseno Diopside (CaMgSi2O6) e/o pirosseni ricchi in Ferro Fe come l'Egirina e l'Hendebergite tutti in soluzione solida.

Dal punto di vista petrologico il pirosseno giadeitico deve costituire il 90 – 95 % della roccia Giadeite. In caso contrario, ovvero con percentuali inferiori non è più possibile parlare di giada Giadeite ma semplicemente di una roccia ricca in Pirosseno Giadeite. Essa avrà durezza inferiore alla giada.

In realtà, la giada Giadeite del Myanmar è polimineralica ovvero oltre al Pirosseno Giadeite contiene percentuali variabili di altri minerali quali, l'Albite, Il Glaucofane (anfibolo sodico), Analcime, Cromite, ecc. .

La colorazione della giada Giadeite è molto variabile, si va dal bianco (in presenza di elevate percentuali di Albite e Analcime) al giallo – arancione – rosso in presenza di ossidi di Ferro idrati e al grigio – nerastro in presenza di grafite. Ma il tipico colore verde “Imperiale” è dato dalla presenza in tracce di Cromo Cr nel reticolo cristallino e di Ferro Fe come impurità costituita dai minerali accessori.


Le proprietà fisiche della giada Giadeite del Myanmar sono;

  • Durezza, generalmente elevata (6.5 – 7 della scala di Mohs);

  • Tenacità, questa è estremamente elevata per merito della connessione e disposizione dei cristalli di pirosseno;

  • Peso specifico, intorno a 3,30 g/cm3;

  • Indice di rifrazione medio (riferito al Pirosseno Giadeite), 1,55;

  • Lucentezza, variabile da vitrea a grassa;

  • Aspetto, da opaco a traslucido.


GEOLOGIA

Il Distretto minerario di Giadeite detto Jade Tract ha come centro principale l'area di Hpakan situata nel settore centrosettentrionale del Myanmar. Altro centro di notevole interesse estrattivo è Tawtaw ubicato a NNW rispetto al primo. Hpakan e Tawtaw si trovano rispettivamente a q. 350 m s.l.m. e 840 m s.l.m. e sono ubicate all'interno di un altopiano formato dalla presenza di una anticlinale solcata da un fiume (Fiume Uru) seguita ad Est da una sinclinale posizionata parallelamente alla piega precedente. Il Jade Tract è caratterizzato dalla presenza di corpi di Peridotite serpentinizzata (contenenti abbondante Mg e Cromite) affiorante in maniera discontinua e avente età compresa tra il Cretaceo superiore e l'Eocene e da serpentiniti circondate da rocce plutoniche abissali o ipoabissali (Graniti e Monzoniti). Le Peridotiti (sono da considerare Duniti dunque con 90% e più di olivina), hanno avuto origine dalla subduzione della porzione oceanica della Placca Indiana in “avvicinamento ” a quella continentale Euroasiatica.

Ad ospitare le vene e i dicchi di Giadeite verde brillante (Giada Imperiale) sono proprio le Serpentiniti poste in affioramento da una serie di sovrascorrimenti quasi subverticali. La giada si forma dalla reazione della cromite contenuta nelle Serpentiniti e nelle Peridotiti serpentinizzate con i fluidi idrotermali.

Nel Jade Tract sono presenti sia giacimenti primari che secondari.

Distretto minerario Jade Tract


Il più classico dei giacimenti primari si trova sulla porzione di Altopiano in corrispondenza di
Tawtaw. Quest'area è stata sfruttata per oltre 100 anni e ha prodotto Giadeite di tutte le varietà di colore. Altri giacimenti primari si trovano nelle porzioni nordoccidentali e nordorientali del Jade Tract. In ciascuno di questi depositi primari i dicchi di Giadeite intersecano la Peridotite serpentinizzata con spessori variabili dovuti ad erosione e fagliazione stessa di detti dicchi. A Tawtaw è famoso un dicco di 1.5 – 2.5 m di larghezza, La maggior parte di questi dicchi è costituita da Giadeite (minerale) e Albite ma non mancano, nelle zone periferiche di alcuni dicchi, le Anfiboliti a Glaucofane di colore tipicamente blu scuro.

Ma la maggior parte della Giadeite viene estratta da giacimenti secondari quali il conglomerato del Fiume Uru affiorante a SE del corpo serpentinitico di Tawtaw e avente un'estensione areale massima di 6.5 Km2 e uno spessore che può raggiungere i 300 m. Tale deposito al Pleistocene superiore. I massi che lo costituiscono possono avere diametro che raggiunge e supera i 50 cm. Altri depositi secondari si ritrovano ad Est del Fiume Uru e sono costituiti da conglomerati sabbiosi del Miocene con carbone e resti vegetali mal decomposti.



 

venerdì 27 marzo 2026

L'Opale di Lightning Ridge - Il Principe nero degli opali d'Australia

 

Opale nero "ovale"


L'Opale nero di Lightning Ridge, con il suo colore di sfondo e il suo caleidoscopico gioco di colore è senza dubbio il più affascinante e misterioso tra gli opali preziosi australiani. Sicuramente, è il più costoso. Addirittura, se il suo colore di sfondo è di un bel nero corvino e il suo gioco di colore abbraccia l'intero spettro dei colori dell'arcobaleno, la gemma in questione, può raggiungere prezzi esorbitanti dell'ordine di migliaia e migliaia di Dollari Australiani (AUSD) per carato.

E' stato rinvenuto per la prima volta, alla fine degli anni '80 del XIX° secolo, nei dintorni della attuale cittadina mineraria di Lightning Ridge (Nuovo Galles del Sud – Australia). Fu estratto per la prima volta, soltanto nei primi anni del 1900 ed è da allora che Lightning Ridge divenne la meta di minatori professionisti e non, uomini d'affari e semplici visitatori intenti a godere delle attrattive della cittadina e del suo selvaggio territorio contermine (Outback). Ancora oggi, però, l'attività estrattiva costituisce il settore trainante e si svolge, come in tutti i campi di Opale australiani, in condizioni spesso disagiate a causa, prevalentemente, della siccità che colpisce questi territori appartenenti al suddetto Outback dell'Opale australiano.

L'Opale nero di Lightning Ridge si estrae dalle lenti arenacee di facies continentale (estuario fluviale) inglobate nelle argille marine del Cretaceo inferiore. Questo “sposalizio” tra ambiente continentale e ambiente marino ha fatto si che l'Opale venga talora ritrovato sottoforma di fossili appartenenti sia alla fauna terrestre che a quella  marina. Non sono rari i ritrovamenti di ossa e scheletri di grandi Sauri costituiti da Opale nero. Lo sfruttamento minerario nel campo di Opale di Lightning Ridge avviene sia in sotterraneo che a "cielo aperto" ovvero “open cut”. L'Opale nero si trova spesso sottoforma di noduli che i minatori australiani chiamano “Nobbies”.

Non tutto l'Opale nero a Lightning Ridge è prezioso in quanto, talvolta,  manca del magnifico gioco di colore.

Questo Opale non prezioso (Opale comune) è chiamato nel gergo minerario “potch” e viene lo stesso raccolto in quanto utilizzato in gioielleria per la realizzazione di “doppiette” e “triplette”. L'Opale nero gode di molta considerazione nelle scienze olistiche in generale e in astrologia dove viene considerato un valido aiuto sia dal punto di vista del benessere fisico che mentale nonché spirituale.

L'Opale nero di Lightning Ridge deve la sua straordinaria bellezza alla sua struttura microscopica interna. Infatti, detto Opale rientra nella classe “Opale – AG dove A sta per Amorfo e G sta per Grappolo. Alla classe AG appartengono tutti gli opali più preziosi al mondo. Nell'"elenco speciale” di questi opali, ben tre provengono da Lightning Ridge e sono della nota varietà nera qui discussa.

Benvenuto


Parole chiave: Cittadina mineraria, Nuovo Galles del Sud, Outback, colore del corpo, gioco di colore, Arcobaleno, open cut, nobby, potch, Opale – AG, Silice, Amorfo, a “Grappolo”, pH, chakra.


CENNI STORICI E AMBIENTALI

Tra tutti gli opali preziosi australiani il più prezioso di tutti è l'Opale nero estratto a Lightning Ridge e dintorni

La cittadina mineraria di Lightning Ridge e il suo territorio circostante, costituisce la tradizionale zona di “approvvigionamento” di Opale Nero (qualità pregiata) dell'Australia. Tale area è situata nella porzione settentrionale dello Stato del Nuovo Galles del Sud, NSW (si veda Fig. 1; “Ubicazione Lightning Ridge, da Google maps modificata”). La cittadina dista 768 Km da Sidney e ospita una popolazione permanente di circa 1.800 persone (stima del 2001) che vivono lavorando, principalmente, nell' ”indotto” dell'Opale nero. In realtà, la popolazione effettiva è difficile da conteggiare a causa del continuo avvicendarsi di arrivi e partenze di minatori, spesso improvvisati, di passaggio nel tempo.


Fig. 1; “Ubicazione Lightning Ridge, da Google maps modificata”

L'Opale fu scoperto per la prima volta a Lightning Ridge alla fine degli anni '80 del XIX° secolo ma il primo pozzo fu scavato intorno al 1901 o 1902.

Da allora la cittadina crebbe rapidamente quando i minatori di tante altre zone minerarie si resero conto del valore di questa splendida gemma.

Il nome di Lightning Ridge, secondo la leggenda, fu coniato dopo che un pastore, il suo cane e circa 600 pecore morirono fulminati durante una violentissima tempesta (una vera e propria “tempesta elettrica”) mentre si riparavano su un bassa cresta presente nella zona.

Un'altra leggenda, questa volta aborigena, narra che la presenza degli opali nel territorio di Lightning Ridge sia da ricondurre ad una enorme ruota infuocata che cadde sulla Terra e ricoprì la campagna di pietre dai colori brillanti.

Fin dalla lontana scoperta dell'Opale, Lightning Ridge è diventata la meta di una moltitudine di turisti (oggi circa 90.000 all'anno) che vanno in cerca di tesori per divertimento o per fortuna o ancora per constatare di persona quale sia stata e sia la vera vita dei minatori del luogo.

In realtà, Lightning Ridge è soprattutto ma, non solo Opale nero in quanto, la cittadina è conosciuta anche per l'Arte, per i bagni artesiani e per i giardini di cactus.

Infatti, a Lightning Ridge è possibile rilassarsi immergendosi nelle vasche di acqua calda (40 – 50 C°) risalente in pressione nei pozzi artesiani .Quest'acqua proviene dalla falda idrica del noto GAB (Great Artesian Basin), ovvero, Grande Bacino Artesiano ed è antica di circa 2 Milioni di anni. Inoltre, è altresì possibile fare una passeggiata attraverso un grande giardino ospitante una delle più grandi collezioni di cactus dell'emisfero australe (la famosa Bevan's Cactus Nursery).

C'è anche chi ha scritto una poesia (L. Hudson) ispirata dal fascino di Lightning Ridge e da quello del suo Opale nero:

C'è una piccola cittadina sonnolenta, oltre le pianure occidentali,

Lightning Ridge, la città dell'opale, dove fa caldo e piove poco.

Il luogo non è panoramico, solo creste accidentate tutt'intorno.

La natura ha generato i suoi scenari di bellezza, nell'opale nero, nel sottosuolo.

Se non hai mai visto l'opale, ti sei perso uno spettacolo splendido,

come argento vivo dai colori vivaci, che scivola tra le ombre della notte.

Anche se hai girato il mondo intero e hai visto quasi tutto ciò che c'è da vedere,

ci sono scene che non hai mai sognato, nella pietra del mistero”.

L'area di Lightning Ridge si estende, così come per altre famose località minerarie (Coober Pedy, Withe Cliffs, Andamooka, Mintabie, ecc.) all'interno di una vasta porzione di territorio australiano ricadente negli Stati del Nuovo Galles del Sud, del South Australia e del Queensland conosciuta come Outback (entroterra) dell'Opale australiano.

Il territorio che ospita i cosiddetti “campi di Opale” (giacimenti) di Lightning Ridge e in generale di tutto il Nuovo Galles del Sud, ovvero, l'Outback (Fig.2; ”Outback di Lightning Ridge”), è uno degli ambienti più aridi e remoti del mondo. Una delle sue caratteristiche principali è la sua scarsa attività umana consistente, principalmente, nelle attività estrattive dell'Opale. Nonostante le condizioni ambientali quasi desertiche e dunque proibitive esso, ospita una vegetazione costituita da specie resistenti prevalentemente erbacee e arbustive (acacie) e arboree (eucalipti). Al contempo, la fauna si presenta più diversificata e singolare. Infatti, è possibile osservare una vasta gamma di animali selvatici e affascinanti tra cui, canguri, opossum, koala, echidna e un gran numero rettili spesso pericolosi per l'uomo quali, il serpente dalla nuca arancione, il serpente mulga, il serpente riccio e la cosiddetta vipera della morte del deserto, ecc. Ma tra gli stessi rettili è possibile incontrare specie inoffensive per l'uomo come il varano delle sabbie e la lucertola dal collo arricciato. C'è anche una specie autoctona di coccodrillo, il coccodrillo di acqua salata. Infine, sono presenti varie specie di uccelli tipici dell'Australia.

Outback (Entroterra)
Fig.2; ”Outback di Lightning Ridge”


ASPETTO DELL'OPALE NERO DI LIGHTNING RIDGE

L'Opale australiano più raro e ricercato è l'Opale nero di Lightning Ridge in quanto, nella sua varietà più preziosa (Arlecchino) presenta uno sfavillante gioco di colore (detto anche “fuoco”) che comprende tutto lo spettro dei colori dell'arcobaleno, passando con naturalezza, nella maggior parte dei casi, dal rosso al verde, al blu. Questa caleidoscopica e cangiante colorazione è messa in risalto dalla presenza di un colore di sfondo (colore del corpo) scuro, se non proprio nero corvino (che contraddistingue la varietà più pregiata). Non sempre però, tutto l'Opale estratto a Lightning Ridge presenta un colore del corpo così intenso. Allora, al fine di classificare anche a fini commerciali questo Opale, si usa appropriata scala dei toni del corpo che prevede sette classi (da N7 a N1) e nella quale con N1 si indica il colore del corpo più scuro e dunque più pregiato (nero corvino) e con N2, N3 e N4 i colori del corpo meno scuri, meno intensi. Da N4 in poi, fino a giungere a N7 il colore del corpo è decisamente grigio più o meno scuro e l'Opale non ò più da considerare un Opale nero. Ovviamente, nella classificazione dell'Opale non abbiamo solo la tonalità del colore del corpo ma anche la lucentezza e il pattern di colori presentabile dalla gemma e da usare come riferimento per la sua classificazione e valutazione Per quanto riguarda i prezzi, per un Opale proveniente da Lightning Ridge avente un bel gioco di colore (colori vivaci e cangianti dello spettro  dell'arcobaleno) nonché un colore del corpo decisamente scuro (Si veda Fig.3; “Opale taglio ovale”), si può raggiungere un prezzo per carato pari a 10.000 Dollari Australiani (AUSD) circa.

Opale "Taglio Ovale"
Fig.3; “Opale taglio ovale”

Nella classifica degli opali più famosi al mondo, ben 3 appartengono alla varietà nera proveniente dai giacimenti di Lightning Ridge.

Essi sono:

Aurora Australis

Peso – 180 carati

Dimenxioni – 7.6 x 4.6 cm

Taglio - Ovale

Trovato - 1938

Valore stimato – 1.000.000 di Dollari Australiani (AUSD).

Questo magnifico Opale nero è considerato l'Opale più pregiato esistente al mondo.

Fu trovato nei sedimenti argillosi marini del sottosuolo di Lightning Ridge.

Presenta un colore del corpo di un bel nero corvino e un bellissimo gioco di colore in cui il rosso, il verde e il blu sono i colori dominanti . Questi colori ricordano quelli dell'aurora dell'emisfero australe e da ui il nome di Aurora Australis.


Il Principe nero

Peso – 181 carati

Dimensioni – 7.6 x 4.9 cm

Questo famoso Opale presenta un pattern a “bandiera” su un lato e un colore rosso sull'altro.

E' custodito ed esposto al Museo di Storia Naturale di New York.


La Regina del fuoco

Peso – 900 carati

Trovato – 1906

Valore stimato – 3 milioni di Dollari (il più alto mai raggiunto da un Opale).

Questa gemma era conosciuta come “Pietra di Dunstan” dal nome di chi la trovò nella miniera di Angledool nei primi del 900. Si dice che Dunstan, una volta trovata, la rivendette per sole 100 Sterline. Subito dopo fu ritrovato morto nella sua capanna. Dopo varie peripezie fu acquistato dal Chicago Museum che lo ribattezzò “The Fire Queen”. Successivamente, la gemma venne chiamata anche “La Regina di fuoco” (Flame Queen).

Successivamente il miliardario Rockfeller ne entrò in possesso.

Nel 1937, La Regina di fuoco fu esposta al Geological Museum di Londra in onore dell'incoronazione di Re Giorgio VI.

Alla fine fu acquistata, nel 1973, dalla famosa casa d'aste Christie's.


GEOLOGIA E GIACIMENTOLOGIA

L'assetto geologico del territorio in cui ricade Lightning Ridge dipende dalle “vicissitudini” sedimentario – deposizionali di un ampia struttura “depressa” denominata Bacino di Surat. Il Bacino di Surat fa parte dell'ancora più esteso bacino chiamato “Grande Bacino Artesiano, GAB” e si estende, per 300.000 Km2, tra i territori del Queensland centro – meridionale e del Nuovo Galles del Sud. Esso, inoltre, ospita una successione di sedimenti avente uno spessore massimo di circa 2.500 m. che si è formata nel lasso di tempo intercorrente tra il Giurassico inferiore e il Cretaceo inferiore (Albiano).

A partire dal Giurassico medio, dopo una fase continentale di tipo lacustre con formazione di spessori carboniferi, il bacino o meglio le zone marginali di esso (bordi del bacino) fu interessato da una deposizione, in ambiente continentale fluviale, di ingenti spessori di materiale silico – clastico e feldspatico (Arenarie più o meno feldespatiche) proveniente dal “disfacimento” della “Grande Catena Divisoria” (Great Dividing Range) posta ad Est del bacino. Tale stato sedimentario – deposizionale si protrasse fino a buona parte del Cretaceo inferiore quando, a causa di una importante fase di ingressione marina (Mar di Eromanga) iniziò la deposizione di sedimenti “fini” ovvero argillosi e a giacitura prettamente orizzontale dovuta alla mancanza di una tettonica attiva deformativa, mancanza tipica dei bacini intracratonici ai quali, lo stesso Bacino di Surat appartiene. Questo tipo di sedimentazione argillosa marina raggiunse il suo apice nell'Aptiano (sempre nel Cretaceo inferiore) quando una seguente fase regressiva marina (con ritiro delle acque) portò l'area, nuovamente, in una situazione di continentalità con regime deposizionale fluviale e formazione, nuovamente, di spessori arenacei. Lo spessore dei terreni argillosi marini e “confinati” al letto e al tetto da quelli arenacei, in precedenza menzionati, viene chiamata in letteratura geologica “Facies argillosa di Finch” e costituisce un “membro” della più spessa Formazione arenacea di Wallagulla” del Cretaceo inferiore. In tale “membro” argilloso o meglio nelle porzioni e lenti più arenacee in esso “inglobate”, si rinviene il prezioso Opale nero di Lightning Ridge.

Per maggiore precisione, i terreni costituenti il sottosuolo del territorio di Lightning Ridge sono terreni formatisi in una situazione di facies di estuario fluviale e dunque, in una condizione intermedia, di passaggio tra quella continentale e quella marina. Ciò ha una certa importanza in quanto e questo il motivo per il quale, è possibile ritrovare a Lightning Ridge, di sovente, sia fossili opalizzati di fauna marina che continentale e tra questi ultimi anche ossa e scheletri interi di Dinosauro. La maggior parte degli opali di Lightning Ridge si ritrova ad una profondità dalla superficie compresa tra i 6 e i 18 m da p.c. (piano campagna). La concessione per l'estrazione dal giacimento dell'Opale nero, prevede sia lo sfruttamento nel sottosuolo che quello in superficie, detto anche “open cut”. Quest'ultima modalità, attualmente, è quella preferita dai minatori.

L'Opale si rinviene sottoforma di noduli chiamati dai minatori “Nobbies(Fig.4; “Nobby”) immersi nelle parti più arenacee della “Facies argillosa di Finch”, della quale abbiamo appena parlato. Tali noduli, aventi dimensioni comprese tra 0,5 e 20 cm, presentano forme irregolari, per lo più arrotondate, e sono rivestiti da un sottile spessore di argilla con sabbia avente colore chiaro (spesso biancastro). I noduli si possono presentare isolati o in gruppi. In prossimità di detti noduli si riscontrano anche sottili lamine di Opale aventi uno spessore di 1 – 2 mm. In alcune aree del giacimento principale, si rinviene Opale non solo sotto forma di noduli ma, anche, di sottili filoni che riempiono fratture o superfici di faglia.

Nodulo, "Nobby"
Fig. 4; “Nobby”

In realtà, i minatori usano iniziare la ricerca e l'estrazione dell'Opale nero in sotterraneo (nel sottosuolo) e soltanto quando ritengono che sia più opportuno e redditizio passano all'attività a “cielo aperto” chiamata, come visto in precedenza, “open cut”. In breve, un Escavatore estrae le argille con Opale (Facies argillosa di Finch) e le porta sulle arenarie di Wallagulla costituenti il tetto delle argille e nello stesso tempo il tetto della miniera sotterranea (Fig.5; “Escavatore pesante”). A questo punto, il materiale con matrice argillosa appena estratto, viene aspirato in superficie da un apposito Soffiatore. Da qui, tutto questo "miscuglio" eterogeneo (argilla, arenaria e Opale) inizia il lungo processo di “Lavaggio” effettuato da un apposito “Agitatore” all'interno del quale, si immette continuamente dell'acqua. Dopo circa una settimana, si apre l'Agitatore e si lascia defluire il fango su di un tavolo dal quale, manualmente, si prelevano i pezzi di Opale.

Non tutto l'Opale che si ritrova a Lightning Ridge è della varietà preziosa, quella che da il magnifico gioco di colore per cui questa località è famosa. Infatti, una gran parte è costituita da Opale nero comune (senza gioco di colore) chiamato, in gergo, dai minatori, “potch”.

Il “potch” se è di un bel colore nero (colore del corpo) viene “raccolto” per essere utilizzato in gioielleria, opportunamente segato e incollato alla parte preziosa, al fine di dar volume a quest'ultima e al contempo, aumentare la tonalità scura del “pezzo” dando maggiore contrasto al gioco di colore.

Escavatore
Fig.5; “Escavatore pesante”


MICROSTRUTTURA E PIGMENTAZIONE

L'Opale nero di Lightning Ridge è costituito, come tutti gli altri opali preziosi australiani, da Silice idrata SiO2.nH2O allo stato amorfo (ovvero con struttura disordinata, non cristallina). In realtà, non tutta la massa di Opale nero ha una struttura amorfa. Infatti, l'Opale nero di Lightning Ridge appartiene alla classe denominata “Opale - AG dove, la lettera A sta per Amorfo o meglio Amorphopale (dunque struttura disordinata e con sfere di Silice di diametro differente tra loro) mentre, con la lettera G ci si riferisce a una struttura ordinata e cristallina a “Grappolo” che avrebbero determinate e circoscritte zone della massa di un singolo Opale. Queste zone sono quelle che, per il fenomeno della Diffrazione (Fig.6; “Bellissimo effetto per Diffrazione, Gioco di colore”) danno luogo al famoso gioco di colore. L'Opale classe AG è, in assoluto, l'Opale più pregiato tra tutti gli opali esistenti al mondo. In questo Opale, all'interno delle zone aventi struttura a “Grappolo” (dunque cristallina), la Silice si ritrova sottoforma di piccole sfere (tutte di egual diametro, da 100 a 400 nanomicron) immerse, a loro volta, in una massa di Silice opalina.

Diffrazione
Fig.6; “Bellissimo effetto per Diffrazione, Gioco di colore”

Per quanto riguarda invece, il colore del corpo ovvero la pigmentazione, questa, a differenza di quanto avviene per tutti gli altri opali neri al mondo, è data non solo da Carbonio ma anche da Solfuri formatisi in condizione di acque di falda povere in Ossigeno. Sciogliendo con HF (acido fluoridrico) la massa di Silice costituente l'Opale, si ottiene un residuo solido che, all'esame microscopico (ma anche e soprattutto a quello diffrattometrico) si presenta costituito da particelle di diametro da 100 nanomicron in poi costituite per l'appunto da Carbonio, Solfuro di Ferro (Pirite), Calcopirite, Solfuro di Piombo (Galena) e Ossido di Titanio e altri. Queste microparticelle vanno a costituire il sottilissimo strato pigmentoso scuro nerastro.


PROPRIETA' FISICHE

Di seguito, riportiamo in Tabella 1 le principali proprietà fisiche dell'Opale nero di Lightning Ridge, ricordando che, da Opale ad Opale, da giacimento a giacimento nonché all'interno di uno stesso giacimento, le suddette proprietà possono cambiare, talora anche in maniera più che percettibile. Dunque, premesso ciò, i valori numerici associati alle diverse Proprietà fisiche riportate in detta Tabella 1 sono da considerare puramente indicativi.

Detto ciò, andiamo a vedere, sinteticamente, quali sono le principali Proprietà fisiche dell'Opale, abbiamo:

Tab.1

Durezza

5.5 – 6.5 (scala empirica di Mohs). Appena più in basso del Quarzo 7.0 Spesso diminuisce con l'aumentare della% di H2O nel reticolo.

Peso specifico Ps

1.98 – 2.25 g/cm3.

Indici di rifrazione

1.37 – 1.47 = Birifrangenza 0.10 che determina l'Iridescenza delle tipiche “chiazzette”.

Trasparenza

Da Trasparente a Traslucido a Opaco e in funzione del contenuto di H2O.

Lucentezza

Da Vitrea a Cerosa (Cerosa per presenza di vacuoli riempiti da gas o altro).

Frattura

Concoide ovvero a “Cucchiaio” in quanto solido “isotropo”.

Contenuto H2O

Da 3% a 21% del Peso totale.

Prova allo Strick

Striscia bianca.

Come per tutte le altre varietà di Opale, l'Opale nero di Lightning Ridge è caratterizzato dall'avere una Elevata Conducibilità Termica. Infatti, la gemma diventa immediatamente “calda al tatto” e per questo è facilmente riconoscibile dai “falsi” in vetro. Inoltre, è sensibile agli sbalzi repentini di temperatura (dovuti, ad esempio all'esposizione al Sole) che possono creare espansione o contrazione differenziale tra l'acqua interna al reticolo e le sfere di Silice, causando, in definitiva, brutte screpolature.

Altra Proprietà dell'Opale nero di Lightning Ridge e, al contempo di tutti gli altri opali, è l'Elevata Sensibilità al pH. Infatti, il contatto prolungato (immersione) in soluzioni marcatamente alcaline, può causare, in breve tempo, la dissoluzione della struttura in Silice. Per questo motivo, è sconsigliata la “pulizia” dell'Opale nero con detergenti aggressivi. E' meglio usare acqua calda e sapone neutro.

Infine, sottoposto alla Radiazione Ultravioletta UV, può dare Fluorescenza o Fosforescenza.


USI DI UN OPALE NERO

Non tenendo conto dell'uso primario di tale gemma, ovvero quello in gioielleria, abbiamo che la varietà nera dell'Opale gode di parecchia considerazione nelle Scienze olistiche in generale.

Infatti, l'Opale nero è considerato un potente attivatore dell'intuizione e della visione spirituale essendo, intimamente connesso con il chakra del Terzo Occhio (Anja) e con il 7° chakra (quello della Corona). Inoltre, è collegato al 1° chakra ovvero, quello della Radice e pertanto, l'Opale nero viene considerato portatore di sicurezza e stabilità.

In Cristalloterapia e nelle medicine alternative, in generale (Fig.7; “Pendente in Opale nero”), l'Opale nero è notevolmente considerato per le sue presunte proprietà purificatrici e tonificanti del corpo e dello spirito.

pendente cristalloterapia
Fig.7; “Pendente in Opale nero”


Più un dettaglio, l'Opale nero, dal punto di vista fisico è in grado aiutare a rafforzare la vista e a risolvere diversi problemi ad essa legati. All'interno dell'organismo, può promuovere il rigenerarsi dei tessuti cellulari e la purificazione dalle tossine generate dagli stress e stati ansiosi.

Dal punto di vista psichico, invece, l'Opale nero protegge dalle energie negative associate a depressione e ansia. E' in grado anche di aumentare la lucidità mentale e la concentrazione e stimolare la creatività







sabato 21 febbraio 2026

I fossili e l'Opale 2° Parte - La Coober Pedy fossilifera

 

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Nella 1° parte del presente articolo abbiamo visto come l'Opale e il relativo processo di fossilizzazione (opalizzazione) abbia permesso, comportandosi come una vera e propria finestra nel passato, di ricostruire e “visualizzare” al meglio le forme di vita che popolavano 100 e più milioni di anni fa un sia pur piccolo “lembo” del territorio australiano (Lightning Ridge e dintorni). Al contempo è stato possibile ricostruire quali fossero le effettive condizioni ambientali esistenti in tale territorio. E' stata fornita una descrizione su cosa è, dal punto di vista chimico – microstrutturale, l'Opale e come esso abbia resa possibile la conservazione mediante opalizzazione, di quello che rimase della fauna e flora di quel lontano passato. Premesso ciò, andiamo a vedere cosa è rimasto, grazie all'Opale, di quella che era la cosiddetta “biocenosi” dei campi di Opale e oltre, di un'altra famosissima cittadina mineraria, quella di Coober Pedy. Scopriremo, a breve distanza rispetto la nostra prima meta (Lightning Ridge) e, nello stesso esatto momento, come le forme di vita presenti (biocenosi) e le condizioni ambientali ricostruite, siano sostanzialmente differenti da quanto visto in precedenza. Verrebbe da pensare che, l'Opale, forse anche per il suo “assetto” chimico – microstrutturale non “rigido” o meglio non appartenente a nessuno dei 7 sistemi cristallini (con tutto quello che invece una eventuale appartenenza comporta in termini di "vincoli" della materia), sia stato eccezionalmente versatile e plasmabile alle più disparate condizioni ambientali nelle quali è stato chiamato per "ricostruire" sia la fauna che la flora (piccola considerazione personale!!!).

Ad ogni modo, la cittadina mineraria di Coober Pedy ha una tanto breve (nata solamente nel 1915 e attualmente del tutto sotterranea, “dugouts”) quanto affascinante storia, come del resto, altrettanto affascinanti risultano le testimonianze fossili rinvenute nei suoi campi di Opale. Più specificatamente, l'Opale e i suoi fossili si ritrovano nella porzione più superficiale ed alterata del cosiddetto “Scisto Bulldog” ovvero un membro argilloso (argilliti sottilmente stratificate) appartenente alla Formazione Meer e risalente al Cretaceo Inferiore. Queste argilliti si sono depositate in condizione di facies marina (Mar di Eromanga). Al tempo della deposizione dei resti organici (poi fossilizzati da Opale), le caratteristiche ambientali erano quelle tipiche del clima temperato e caratterizzato da notevoli escursioni termiche tra il semestre invernale e quello estivo. L'opalizzazione dei resti animali e vegetali, avvenne dopo il seppellimento degli stessi nel sedimento argilloso marino (Scisto Bulldog) e per opera delle acque di falda ricche in Silice dalle quali flocculava il gel di Silice idrato. La varietà di Opale estratto nei campi di Opale di Coober Pedy è l'Opale bianco o più comunemente l'Opale bianco lattiginoso (White Milky Opal).

L'opalizzazione avvenne prevalentemente per “sostituzione” ma anche per “incrostazione”. I resti fossili opalizzati più frequenti sono quelli derivanti dai gusci, valve e “rostri”di molluschi e tra i vertebrati quelli degli scheletri dei rettili marini come i Plesiosauri e gli Ittiosauri. Tra quelli appartenenti ai Plesiosauri spicca il famoso “Eric” ovvero lo scheletro quasi completo e quasi totalmente opalizzato (90 % circa) di un Plesiosauro trovato nei campi di Opale di Coober Pedy, nel 1987 e conservato attualmente all'Australian Museum di Sidney.

Coober Pedy


Parole chiave: dugouts, campi di Opale, Outback, Scisto Bulldog, bentonitiche, opalizzazione, sostituzione, incrostazione, Silice, amorfo, fossile, cristallino, Belemniti, Plesiosauri, Ittiosauri, Eric


COOBER PEDY E IL SUO AFFASCINANTE PASSATO

Coober Pedy è, come dicevamo, una cittadina mineraria nata nel 1915 e situata ai margini della Catena montuosa Stuart e quasi al centro del territorio dello Stato australiano dell'Australia meridionale (South Australia, SA).Essa è situata a circa 850 Km a Nord della Capitale Adelaide (si veda Fig.1 “Ubicazione Coober Pedy da Google maps modificata”.), conta circa 1.700 abitanti che vivono (caso unico al mondo) nelle cosiddette “dugouts” ovvero case sotterranee scavate nelle colline. Questa singolare scelta abitativa è conseguenza del proibitivo clima che si ha in superficie con temperature di quasi 50 C° durante il giorno e che scendono drasticamente durante la notte. La cittadina di Coober Pedy è considerata la “Capitale mondiale dell'Opale” con quasi 70 campi di Opale che si estendono all'interno del suo territorio (Fig.2; “campi di Opale Coober Pedy”.) . Si pensa che, dall'inizio dell'epopea dell'Opale (1915) ad oggi, siano stati scavati, nel suo territorio, circa 250.000 pozzi per la ricerca e l'estrazione del prezioso “mineraloide”. Soltanto raramente, a fine estrazione, detti pozzi sono stati accuratamente “ritombati” e pertanto, risulta assai pericoloso “passeggiare” nell'Outback (entroterra) della cittadina. Il nome stesso di Coober Pedy è particolare e suggestivo in quanto sembra derivare dalle parole aborigene “Kupa” (Coober) che significa, a quanto pare, “uomo bianco” e “Piti” (Pedy) che significa “Pozza d'acqua” o semplicemente “Buco” e quindi il tutto si traduce come “Buco dell'uomo bianco” riferendosi ai minatori che lavoravano e vivevano sottoterra. Inizialmente, il nome del sito fu quello di “Stuart Range” e venne cambiato soltanto nel 1920 in Coober Pedy, nel corso di una riunione distrettuale.

Ubicazione
Fig.1 “Ubicazione Coober Pedy da Google maps modificata”.



campi di Opale
Fig.2; “campi di Opale Coober Pedy”.


Il primo ad esplorare la regione desertica di Coober Pedy fu lo Scozzese fu John Mc Douall Stuart nel lontano 1858. Egli partì dai pressi della località di Andamooka e dirigendosi verso Nord raggiunse la catena montuosa che adesso porta il suo nome “Catena montuosa Stuart” e nella quale, nel Febbraio del 1915, il quattordicenne Willie Hutchinson scoprì per primo l'Opale. Egli faceva parte di una spedizione (condotta dal padre Jim Hutchinson) costituita da un gruppo di cercatori d'oro. Jim Hutchinson descrisse, in un articolo dell'Adelaide Chronicle, come il giovane figlio Willie tornò all'accampamento con un sacco di Opale esclamando: “ Dai un'occhiata qui papà, penso che troverai della buona roba lì, ho trovato sia L'Opale che acqua, acqua buona, ce ne è abbastanza per noi e per i poveri vecchi gobbi per almeno due settimane”.

Nei primi anni dello sfruttamento dei giacimenti di Opale di Coober Pedy, i minatori e i commercianti vi giungevano tramite la ferrovia che si fermava ad una certa distanza dai campi di Opale, ovvero a William Creek. Successivamente, il completamento della ferrovia transcontinentale permise di accedervi direttamente.

Agli inizi, l'attività estrattiva veniva effettuata in maniera “rudimentale” e i minatori utilizzavano pale, picconi e perfino coltellini tascabili e pinze. Il sito veniva scelto in base alla presenza o meno dei “galleggianti” ovvero piccoli frammenti di Opale vicini alla superficie. Successivamente, si cominciava a scavare in profondità. Lo scavo veniva effettuato a mano con l'ausilio di pale e picconi e per una profondità variabile dai 3 ai 10 metri. Le pareti dei pozzi venivano rivestiti di legname al fine di stabilizzarle e scongiurane eventuali crolli. I minatori utilizzavano appositi argani per calarsi nel fondo del pozzo o per ripulirlo dal terreno di scarto o dal mullock (il mullock è il materiale roccioso di scarto con resti metallici di attrezzature per la ricerca dell'Opale).

Dopodiché, sempre per mezzo di pala e piccone ma anche di esplosivi rudimentali, si spostavano orizzontalmente, seguendo la vena di Opale comune (Potch) con la speranza che, essa diventasse di Opale prezioso.

Per rendere più agevole il lavoro il governo, nel 1921, fece installare una grande cisterna sotterranea di acqua. Ma oltre la carenza idrica, la lontananza della regione stessa e le fluttuazioni del mercato rallentarono l'ascesa dell'Opale di Coober Pedy nel mercato mondiale. Fin quando, nel 1946, non fu trovato il cosiddetto “Eight miles field” un grandissimo giacimento di Opale prezioso nell'Outback di Coober Pedy che rilanciò il settore.

A partire dagli anni '60 del secolo scorso, l'estrazione dell'Opale a Coober Pedy divenne meccanizzata. Per lo scavo dei pozzi cominciarono a utilizzarsi particolari trivelle (Trivelle Calwed) mentre per l'escavazione in orizzontale si utilizzarono opportune macchine scavatrici.


GEOLOGIA

L'assetto geologico del territorio in cui ricade Coober Pedy dipende dalle “vicissitudini” sedimentario – deposizionali di un ampia area ubicata ad Est del “Grande Bacino Artesiano” GAB che si estende, per 300.000 Km2, tra i territori del Queensland centro – meridionale, del Nuovo Galles del Sud e del South Australia. Esso ospita una successione di sedimenti avente uno spessore che raggiunge i 2.500 m. circa. Detto spessore si è formato nel lasso di tempo intercorrente tra il Giurassico inferiore e il Cretaceo inferiore (Albiano).

A partire dal Giurassico medio – superiore l'area di Coober Pedy, fu interessata da una fase di continentalità al cui culmine si ebbe la deposizione di ingenti spessori di materiale silico – clastico misto a feldspatico provenienti dal disfacimento della “Catena montuosa di Stuart” e facenti parte delle Arenarie della Formazione di Cadna – Owie.

Tale stato sedimentario – deposizionale si protrasse fino a buona parte del Cretaceo inferiore quando, a causa di una importante fase di ingressione marina “Mar di Eromanga”. iniziò la deposizione di sedimenti “fini” ovvero argillosi e a giacitura prettamente orizzontale derivante dalla mancanza di una tettonica attiva deformativa, mancanza tipica dei vecchi bacini intracratonici Questo tipo di sedimentazione argillosa marina con formazione di argilliti sottilmente stratificate e/o shales e denominata “Scisto Bulldog” raggiunse il suo apice nell'Aptiano (sempre nel Cretaceo inferiore).

Nell'area di Coober Pedy, attualmente, le argilliti e gli shales che costituiscono lo “Scisto Bulldog” sono divisibili, a seconda della profondità dal piano campagna p.c. e del grado di alterazione, in tre spessori principali.

Uno spessore più profondo, praticamente inalterato e costituito da argilliti e shales di colore grigio – marrone, integre, ben compatte e a porosità ridotta chiamate dai minatori “fango”. Queste argille sono argille costituite da smectite (un minerale argilloso altamente “rigonfiabile).

Ad esse, fa seguito verso l'alto uno spessore di argilliti sottilmente stratificate fino a shales, mediamente alterate e di colore grigio o grigio – malva.

Infine, al top del membro dello “Scisto Bulldog” abbiamo un “partimento” costituito da argilliti e shales fortemente alterato, biancastro e poroso che i minatori chiamano impropriamente “Arenaria” e costituito dal minerale argilloso kaolinite. Questo spessore, come dicevamo, è fortemente alterato dagli agenti esogeni che lo hanno dilavato e sbiancato o ridotto a varicolori. Questo fenomeno si sbiancamento a Coober Pedy (ma anche nei campi di Opale di un'altra famosa località, quella di Andamooka) può estendersi fino ad una profondità di 40 – 50 m (Robertson e Scott, 1990).

Alla base di questo ultimo e più superficiale spessore dello Scisto Bulldog, al contatto con lo spessore mediamente alterato, si rinviene l'Opale e i suoi fossili. Con maggior precisione, l'Opale si trova in corrispondenza di sottili livelli di argille bentonitiche che sono coeve e correlabili con la “Facies argillosa di Finch” di Lightning Ridge. L'Opale si ritrova, più esattamente, con maggiore frequenza lungo crepe, piani di faglia e cavità lasciate dai resti fossili. In quest'ultimo caso, abbiamo fossilizzazione per opalizzazione sia dovuta a “sostituzione” che a “incrostazione”. Questa seconda modalità consente, di frequente, la conservazione delle strutture interne dei resti organici fossilizzati. La formazione dell'Opale, ricordiamo, sembra essere legata alle fluttuazioni cicliche delle acque di falda, piuttosto acide, che hanno provocato la dissoluzione della Silice dai sedimenti arenacei, seguita dalla sua precipitazione (sottoforma di gel di Silice idrato) all'interno delle strutture sopra menzionate.

L'Opale estratto a Coober Pedy è Opale bianco (si veda Fig.3 “Opale bianco di Coober Pedy”.), anche se, in verità, gran parte di esso appartiene alla varietà “lattiginosa” denominata “White Milky Opal” o più semplicemente “Milky Opal”. L'aspetto lattiginoso di questo Opale è dovuto alla presenza di liquido nei suoi micropori.

Opale bianco
Fig.3 “Opale bianco di Coober Pedy”.


BIOCENOSI DEL CRETACEO INFERIORE

L'ecosistema dei dintorni di Coober Pedy ricostruito dai fossili opalizzati rinvenuti nello Scisto Bulldog (Aptiano inferiore – Albiano inferiore) era decisamente diverso da quello coevo estuarino – lacustre di Lightning Ridge. Infatti, a Coober Pedy e dintorni ci ritroviamo in un ambiente marino (Mar di Eromanga) anche se, come vedremo, con qualche eccezione. Inoltre, non di rado, nello Scisto Bulldog dell'area di Coober Pedy sono stati ritrovati fossili opalizzati di invertebrati e piante in associazione con quelli di rettili marini. La presenza di grandi quantità di legno opalizzato fa pensare che in corrispondenza dell'area di Coober Pedy ci trovassimo nelle vicinanze di una terraferma ricca in foreste. Da li, per galleggiamento, i tronchi si andavano a depositare nei sedimenti prettamente marini dello Scisto Bulldog presente nei dintorni di Coober Pedy.

Siamo qui, sostanzialmente, in un ambiente marino di acque fredde ad alte latitudini infatti, come già detto, l'Australia (facente parte del Supercontinente Gondwana) a quel tempo era molto più vicina al Polo Sud di quanto non lo sia attualmente (si pensa che addirittura ricadesse a circa 60 – 70 ° di Latitudine Sud e che i margini costieri del settore centro - meridionale del Mar Eromanga fossero soggetti a gelate invernali con relativi accumuli di ghiaccio. Sempre da ricostruzioni paleoambientali, si stima che la temperatura delle acque del Mar di Eromanga variasse da valori massimi del semestre estivo pari a 12°C a quelli minimi di circa 2°C.

Per quanto riguarda gli Invertebrati, la fauna rinvenuta opalizzata è costituita, in prevalenza da pesci, molluschi sia gasteropodi Genere Euspira (si veda Fig.4;”Gasteropodi opalizzati”.) che bivalvi come il Genere Maccoyella e quello Cyrenopsis ma anche cefalopodi come ammoniti e belemniti (si veda Fig. 5;” Rostro opalizzato di belemnite”.). Quest'ultime sono appartenenti al Genere Peratobelus (le belemniti sono molluschi simili ai calamari i cui fossili sono costituiti dal loro corpo interno di forma conica e allungata detto “rostro”).

Si ritrovano anche resti di echinodermi (sia crinoidi che ofiuroidi) parenti del comune “riccio di mare”). Questi, in particolare quelli “articolati” ovvero i crinoidi (dalla tipica “forma a calice”), in fase post – mortem, si disarticolano facilmente disperdendo i piccoli articoli (una sorta di tante piccole tesserine) nel sedimento.

Gasteropodi
Fig.4;”Gasteropodi opalizzati”.


Rostro
Fig. 5;” Rostro opalizzato di belemnite”.


Invece, per quanto riguarda la fauna Vertebrata opalizzata essa è rappresentata da abbondanti resti di rettili marini quali Plesiosauri e Ittiosauri. Ma tra i primi ritrovamenti di rettili marini nei dintorni di Coober Pedy, abbiamo quello di un Elasmosaurus (ritrovamento avvenuto nel 1928 e nei pressi del Fiume Neales) al quale fece seguito quello di un Pliosauride (appena un dente ritrovato negli anni '80 da Pledge nello Scisto Bulldog). Gli Elasmosauri costituiscono un'evoluzione del Plesiosauri e si distinguono per avere un collo sproporzionatamente lungo. Invece, molto comuni e differentemente ripartiti nel tempo sono, come detto sopra, i resti di Plesiosauri e Ittiosauri. I Plesiosauri erano rettili marini dalla lunga coda, il ventre tozzo e le zampe trasformate in una sorta di “pagaie”. Inoltre, erano provvisti di un collo notoriamente lungo e sproporzionato (si veda Fig.6; “Ricostruzione AI di Plesiosauro”.).

Plesiosauro AI
Fig.6; “Ricostruzione AI di Plesiosauro”.


Invece, gli Ittiosauri ovvero i “lucertola pesce”, rettili marini evolutisi da preesistenti forme terrestri, avevano un aspetto, tutto sommato, simile a quello degli odierni cetacei.

In realtà, nonostante i resti fossili degli Ittiosauri si incontrino regolarmente nello Scisto Bulldog essi, sono meno comuni di quelli dei Plesiosauri i quali, mostrano una dominanza sia numerica che tassonomica nella maggior parte delle località del South Australia. Praticamente, tutto il materiale fossile di Ittiosauro del Cretaceo australiano è da riferire solo al Genere Platypterygius. Nei dintorni di Coobeer Pedy sono state riconosciute ben 5 famiglie di Plesiosauri. Un'alta percentuale di questi resti opalizzati di Plesiosauro sono relativi a individui in fase giovanile ubicati nelle zone costiere del Mar di Eromanga. Questo potrebbe suggerire che i Plesiosauri prediligessero, in tenera età, le basse e fredde acque prospicienti la costa ricche di nutrienti. Inoltre, utilizzavano queste basse acque come “terreni di parto sicuri” e come rifugi per i giovani animali prima di affrontare la vita in mare aperto.

Non è ancora chiaro il perché, accanto ai Plesiosauri e agli Ittiosauri mancano i resti di altre specie di vertebrati comunemente associate ad essi quali chimeridi (ovvero pesci cartilaginei parenti “alla lontana” degli squali), pesci osteitti, squali e tertarughe marine.

Comunque, tra i Plesiosauri più famosi per i quali si è potuto ricostruire con una certa interezza lo scheletro, abbiamo: “Eric, il Plesiosauro di Addyman, l'Opallionectes e 2 Cimoliosaurus.

Tra i Plesiosauri del Cretaceo inferiore più famosi, ci soffermiamo su “Eric” (scoperto nei campi di Opale di Coober Pedy, nel 1987) in quanto, ha uno scheletro quasi completo e del quale, il 90 % circa è costituito da Opale. Esso, nonostante a suo tempo fosse stato “catalogato” come Plesiosauro appartiene, in realtà, ai Pliosauri dal “collo corto” ovvero rettili marini carnivori (furono trovati resti di pesci in associazione a quelli scheletrici di tale rettile) derivanti dai Plesiosauri ma con collo più corto (massimo 13 vertebre) e dalla forma più idrodinamica e dimensioni di un Leone marino (lunghezza circa 3.00 m). L'esemplare “Eric”, adesso è conservato all'Australian Museum di Sidney (si veda Fig.7; ” Pliosauro Eric”.).

Eric
Fig.7; ” Pliosauro Eric”.


Ma nello Scisto Bulldog, nell'area di Coober Pedy, sono stati ritrovati resti di rettili terrestri come quelli relativi al dinosauro teropode Kakuru kujani (Molnar et Pledge, 1980). I dinosauri teropodi sono quei dinosauri, solitamente carnivori, che presentano alcune caratteristiche tipiche degli uccelli i quali, dai teropodi si suppone provengano. Questi ritrovamenti si riferiscono alla presenza di una certa fauna continentale nelle zone costiere del Mar di Eromanga.

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Fossils and Opal Part 2 - The Coober Pedy Fossil Fields

 

 

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In Part 1 of this article, we saw how opal and the related process of fossilization (opalization), acting as a veritable window into the past, allowed us to reconstruct and better "visualize" the life forms that populated a small portion of Australia (Lightning Ridge and its surroundings) 100 million years ago. At the same time, it was possible to reconstruct the actual environmental conditions that existed in that area. A description was provided of opal's chemical and microstructural nature and how it enabled the preservation, through opalization, of what remained of the fauna and flora of that distant past. With this in mind, let's see what remains, thanks to opal, of what was once the so-called "biocenosis" of the opal fields and beyond, of another very famous mining town, that of Coober Pedy. We will discover, a short distance from our first destination (Lightning Ridge) and, at the exact same time, how the life forms present (biocenosis) and the reconstructed environmental conditions are substantially different from what we saw previously. One might think that Opal, perhaps also due to its non-rigid chemical-microstructural "setup," or rather, its non-membership of any of the seven crystalline systems (with all the constraints that such membership entails in terms of material "constraints"), was exceptionally versatile and adaptable to the most diverse environmental conditions in which it was called upon to "reconstruct" both fauna and flora (a small personal observation!!!).

In any case, the mining town of Coober Pedy has a brief (founded only in 1915 and currently entirely underground, "dugouts") but fascinating history, as are the fossil remains found in its opal fields. More specifically, the opal and its fossils are found in the most superficial and weathered portion of the so-called "Bulldog Shale," a clayey member (thinly layered shale) belonging to the Meer Formation and dating back to the Lower Cretaceous. These shales were deposited in marine facies conditions (Eromanga Sea). At the time of deposition of the organic remains (later fossilized by opal), the environmental conditions were typical of a temperate climate, characterized by significant temperature variations between winter and summer. The opalization of animal and plant remains occurred after they were buried in marine clay sediment (Bulldog Shale) and by the action of silica-rich groundwater, which flocculated the hydrated silica gel. The variety of opal mined in the Coober Pedy opal fields is white opal, or more commonly, white milky opal.

Opalization occurred mainly by "replacement" but also by "encrustation." The most common opalized fossil remains are those derived from the shells, valves, and "rostrums" of mollusks, and among vertebrates, those of the skeletons of marine reptiles such as plesiosaurs and ichthyosaurs. Among those belonging to plesiosaurs, the famous "Eric" stands out: the nearly complete and almost totally opalized skeleton (about 90%) of a plesiosaur found in the Coober Pedy opal fields in 1987 and currently preserved at the Australian Museum in Sydney.

Coober Pedy


Keywords : dugouts, opal fields, outback, bulldog shale, bentonitic, opalization, replacement, encrustation, silica, amorphous, fossil, crystalline, belemnites, plesiosaurs, ichthyosaurs, eric


Coober Pedy and its fascinating past

Coober Pedy is, as we were saying, a mining town founded in 1915 and located on the edge of the Stuart Mountain Range and almost in the centre of the Australian state of South Australia SA ). It is located approximately 850 km north of the capital Adelaide (see Fig.1 “Coober Pedy location from Google maps modified ”.), it has approximately 1,700 inhabitants who live (uniquely in the world) in the so-called “ dugouts ” or underground houses dug into the hills. This singular housing choice is a consequence of the prohibitive climate that occurs on the surface with temperatures of almost 50 C° during the day and which drop drastically during the night. The town of Coober Pedy is considered the “ Opal Capital of the World ” with almost 70 Opal fields that extend within its territory ( Fig.2; “Coober Pedy Opal fields”.) . It is thought that, from the beginning of the Opa le epic (1915) to today, around 250,000 wells have been dug in its territory for the search and extraction of the precious “ mineraloid ”. Only rarely, at the end of the extraction, have these wells been carefully “backfilled” and therefore, it is very dangerous to “walk” in the Outback (hinterland) of the town. The name of Coober Pedy itself is particular and suggestive as it seems to derive from the Aboriginal words “ Kupa ” (Coober) which apparently means “white man” and “ Piti ” (Pedy) which means “Waterhole” or simply “Hole” and therefore the whole thing translates as “White man's hole” referring to the miners who worked and lived underground. Initially, the name of the site was that of “ Stuart Range ” and was only changed in 1920 to Coober Pedy , during a district meeting.

Location
Fig.1 “Coober Pedy location from Google maps modified ”.



Opal fields
Fig.2; “Coober Pedy Opal Fields”.


The first to explore the desert region of Coober Pedy was the Scotsman John McDouall Stuart back in 1858. He set out from near the town of Andamooka and headed north until he reached the mountain range that now bears his name, the “ Stuart Range, ” where, in February 1915, fourteen-year-old Willie Hutchinson first discovered opal. He was part of an expedition (led by his father Jim Hutchinson) consisting of a group of gold prospectors. Jim Hutchinson described, in an article in the Adelaide Chronicle , how his young son Willie returned to camp with a sack of opal, exclaiming: “Have a look here, Dad, I think you’ll find some good stuff there, I’ve found both opal and water, good water, there’s enough for us and the poor old hunchbacks to last at least a fortnight.”

In the early years of the Coober Pedy opal fields , miners and traders reached the area by railway, which stopped some distance from the opal fields at William Creek. Subsequently, the completion of the transcontinental railway provided direct access.

In the early days, mining was carried out in a "rudimentary" manner, with miners using shovels, pickaxes, and even pocket knives and pliers. The site was chosen based on the presence or absence of "floats," or small fragments of opal near the surface. Subsequently, deep digging began. The excavation was carried out by hand with the aid of shovels and pickaxes, to a depth varying from 3 to 10 meters. The shaft walls were lined with wood to stabilize them and prevent collapse. Miners used special winches to lower themselves to the bottom of the shaft or to clear it of waste soil or mullock (mullock is waste rock material containing metal scraps from opal mining equipment).

After that, always using shovels and pickaxes but also rudimentary explosives, they moved horizontally, following the vein of common Opal ( Potch ) with the hope that it would become precious Opal.

To facilitate the work, the government installed a large underground water tank in 1921. But in addition to the water shortage, the remoteness of the region itself and market fluctuations slowed the rise of Coober Pedy opal on the world market. This was until 1946, when the so-called " Eight Mile Field ," a huge deposit of precious opal in the Coober Pedy Outback , was discovered , reviving the industry.

Starting in the 1960s, opal mining in Coober Pedy became mechanized. Special drills (Calwed drills) began to be used for digging the pits, while horizontal excavation employed special excavation machines.


GEOLOGY

The geological setting of the territory in which Coober Pedy falls depends on the sedimentary-depositional "vicissitudes" of a large area located east of the "Great Artesian Basin" (GAB) , which extends for 300,000 km2, between the territories of central-southern Queensland New South Wales and South Australia . It hosts a succession of sediments with a thickness of approximately 2,500 m. This thickness was formed in the period between the Lower Jurassic and the Lower Cretaceous (Albian).

Starting from the Middle-Upper Jurassic , the Coober Pedy area was affected by a phase of continentality which culminated in the deposition of huge thicknesses of silico-clastic material mixed with feldspar originating from the disintegration of the “ Stuart Mountain Range ” and forming part of the Cadna-Owie Formation Sandstones .

This sedimentary-depositional state continued until a good part of the Lower Cretaceous when, due to a significant phase of marine ingression " Eromanga Sea ", the deposition of "fine" sediments, i.e. clayey and with a purely horizontal disposition, began, resulting from the lack of active deformational tectonics, a typical lack of old intracratonic basins. This type of marine clayey sedimentation with the formation of thinly stratified argillites and/or shales and called " Bulldog Schist " reached its peak in the Aptian (also in the Lower Cretaceous ).

In the Coober Pedy area , at present, the clays and shales that make up the “ Bulldog Schist ” can be divided, depending on the depth from the ground level and the degree of alteration, into three main thicknesses.

A deeper layer, practically unchanged and made up of gray-brown, intact, well-compacted, low-porosity clays and shales known by miners as "mud." These clays are made up of smectite (a highly swellable clay mineral).

These are followed upwards by a layer of thinly stratified clays up to shales, medium weathered and grey or grey-mauve in colour.

Finally, at the top of the “ Bulldog Schist ” member we have a “partition” made up of highly altered, whitish and porous argillites and shales that miners improperly call “Sandstone” and made up of the clay mineral kaolinite . This layer, as we were saying, has been strongly altered by exogenous agents that have washed it out and bleached it or reduced it to various colours. This bleaching phenomenon in Coober Pedy (but also in the opal fields of another famous locality, that of Andamooka ) can extend down to a depth of 40 – 50 m (Robertson and Scott, 1990).

At the base of this last and most superficial layer of the Bulldog Shale , at the contact with the medium-altered layer, the Opal and its fossils are found . More precisely, the Opal is found in correspondence with thin layers of bentonite clays that are coeval and correlate with the “ Finch Clay Facies ” of Lightning Ridge . More precisely, the Opal is found more frequently along cracks, fault planes and cavities left by fossil remains . In the latter case, we have fossilization by opalization due to both “ replacement ” and “ encrustation ”. This second modality frequently allows the preservation of the internal structures of the fossilized organic remains . The formation of the Opal, we recall, seems to be linked to the cyclic fluctuations of the rather acidic groundwater, which have caused the dissolution of the silica from the arenaceous sediments, followed by its precipitation (in the form of hydrated silica gel ) within the above-mentioned structures.

The Opal mined in Coober Pedy is white Opal ( see Fig. 3 “White Opal from Coober Pedy”. ), although, in truth, much of it belongs to the “milky” variety known as “White Milky Opal” or more simply “Milky Opal”. The milky appearance of this Opal is due to the presence of liquid in its micropores.

White Opal
Fig.3 “Coober Pedy White Opal”.


LOWER CRETACEOUS BIOCENOSIS

The ecosystem around Coober Pedy reconstructed from opalized fossils found in the Bulldog Shale (Lower Aptian – Lower Albian) was decidedly different from the contemporary estuarine-lacustrine ecosystem of Lightning Ridge . In fact, in and around Coober Pedy we find ourselves in a marine environment ( Eromanga Sea ), although, as we will see, with some exceptions. Furthermore, opalized fossils of invertebrates and plants have not infrequently been found in the Bulldog Shale of the Coober Pedy area , in association with those of marine reptiles. The presence of large quantities of opalized wood suggests that in the Coober Pedy area we were in the vicinity of a heavily forested mainland. From there, the logs floated and were deposited in the purely marine sediments of the Bulldog Shale present around Coober Pedy .

We are here, essentially, in a marine environment of cold waters at high latitudes. In fact, as already mentioned, Australia (part of the Supercontinent Gondwana ) at that time was much closer to the South Pole than it is today (it is thought that it even fell at around 60 – 70° South latitude and that the coastal margins of the central-southern sector of the Eromanga Sea were subject to winter frosts with related ice accumulations. Again from paleoenvironmental reconstructions, it is estimated that the water temperature of the Eromanga Sea varied from maximum values ​​in the summer half-year of 12°C to minimum values ​​of around 2°C.

As regards invertebrates, the opalised fauna found is mainly made up of fish, molluscs, both gastropods of the Euspira genus ( see Fig. 4; “Opalised gastropods” ) and bivalves such as the Macc oyella and Cyrenopsis genera , but also cephalopods such as ammonites and belemnites (see Fig. 5; “Opalised rostrum of a belemnite”). The latter belong to the Peratobelus genus ( belemnites are squid-like molluscs whose fossils consist of their elongated, conical internal body called the “ rostrum ”).

Remains of echinoderms (both crinoids and ophiuroids ), relatives of the common sea urchin, are also found . These, especially the "articulated" ones, namely crinoids (with their typical "goblet shape"), easily disarticulate post-mortem, dispersing the small articulations (a sort of many small tesserae) in the sediment.

Gastropods
Fig.4; “Opalized gastropods”.


Rostrum
Fig. 5; “Opalized belemnite rostrum”.


Instead, as far as the opalized vertebrate fauna is concerned, it is represented by abundant remains of marine reptiles such as Plesiosaurs and Ichthyosaurs . But among the first finds of marine reptiles in the area of ​​Coober Pedy , we have that of an Elasmosaurus (discovery occurred in 1928 near the Neales River) which was followed by that of a Pliosaur (just a tooth found in the 1980s by Pledge in the Bulldog Shale ). Elasmosaurus are an evolution of Plesiosaurs and are distinguished by having a disproportionately long neck. On the other hand, very common and differently distributed over time are, as mentioned above, the remains of Plesiosaurs and Ichthyosaurs Plesiosaurs were marine reptiles with a long tail, a stocky belly and legs transformed into a sort of "paddles". Furthermore, they had a notoriously long and disproportionate neck (see Fig.6; “AI reconstruction of Plesiosaur”.) .

Plesiosaur AI
Fig.6; “AI reconstruction of Plesiosaur”.


Instead, the Ichthyosaurs , or “fish lizards”, marine reptiles that evolved from pre-existing terrestrial forms, had an appearance, all things considered, similar to that of today's cetaceans.

In fact, although ichthyosaur fossils are regularly encountered in the Bulldog Shale , they are less common than plesiosaurs , which show both numerical and taxonomic dominance in most localities in South Australia . Virtually all Cretaceous ichthyosaur fossil material in Australia can be attributed to the genus Platypterygius . As many as five families of plesiosaurs have been recognised in the vicinity of Coobeer Pedy . A high percentage of these opalised plesiosaur remains are from juveniles found in the coastal areas of the Eromanga Sea . This may suggest that plesiosaurs favoured the shallow, cold, nutrient-rich waters near the coast at an early age. Furthermore, they used these shallow waters as “safe birthing grounds” and as refuges for young animals before facing life in the open sea.

It is still unclear why, alongside Plesiosaurs and Ichthyosaurs, the remains of other vertebrate species commonly associated with them, such as chimerids (i.e. cartilaginous fish distantly related to sharks), osteichthyan fish, sharks and marine turtles, are missing.

However, among the most famous Plesiosaurs for which it has been possible to reconstruct the skeleton with a certain completeness, we have: “ Eric  , the Addyman Plesiosaur, the Opallionectes and 2 Cimoliosaurus.

Among the most famous Lower Cretaceous Plesiosaurs , we focus on “ Eric ” (discovered in the Opal fields of Coober Pedy in 1987) as it has an almost complete skeleton of which approximately 90% is made up of Opal. Although it was once “catalogued” as a Plesiosaur , it actually belongs to the “short-necked” Pliosaurs , or carnivorous marine reptiles (fish remains were found in association with the skeletal remains of this reptile) deriving from the Plesiosaurs but with a shorter neck (maximum 13 vertebrae) and a more hydrodynamic shape and the dimensions of a sea lion (length approximately 3.00 m). The “ Eric ” specimen is now preserved at the Australian Museum in Sydney (see Fig. 7; “Pliosaur Eric”.).

Eric
Fig.7; ” Pliosaurus Eric”.


But in the Bulldog Shale , in the Coober Pedy area , remains of terrestrial reptiles such as those relating to the theropod dinosaur Kakuru kujani (Molnar and Pledge, 1980) have been found. Theropod dinosaurs are those dinosaurs, usually carnivorous, which present some characteristics typical of birds, which are supposed to have originated from theropods . These finds refer to the presence of a certain continental fauna in the coastal areas of the Eromanga Sea .

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