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sabato 21 febbraio 2026

I fossili e l'Opale 2° Parte - La Coober Pedy fossilifera

 

Belemnites

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Nella 1° parte del presente articolo abbiamo visto come l'Opale e il relativo processo di fossilizzazione (opalizzazione) abbia permesso, comportandosi come una vera e propria finestra nel passato, di ricostruire e “visualizzare” al meglio le forme di vita che popolavano 100 e più milioni di anni fa un sia pur piccolo “lembo” del territorio australiano (Lightning Ridge e dintorni). Al contempo è stato possibile ricostruire quali fossero le effettive condizioni ambientali esistenti in tale territorio. E' stata fornita una descrizione su cosa è, dal punto di vista chimico – microstrutturale, l'Opale e come esso abbia resa possibile la conservazione mediante opalizzazione, di quello che rimase della fauna e flora di quel lontano passato. Premesso ciò, andiamo a vedere cosa è rimasto, grazie all'Opale, di quella che era la cosiddetta “biocenosi” dei campi di Opale e oltre, di un'altra famosissima cittadina mineraria, quella di Coober Pedy. Scopriremo, a breve distanza rispetto la nostra prima meta (Lightning Ridge) e, nello stesso esatto momento, come le forme di vita presenti (biocenosi) e le condizioni ambientali ricostruite, siano sostanzialmente differenti da quanto visto in precedenza. Verrebbe da pensare che, l'Opale, forse anche per il suo “assetto” chimico – microstrutturale non “rigido” o meglio non appartenente a nessuno dei 7 sistemi cristallini (con tutto quello che invece una eventuale appartenenza comporta in termini di "vincoli" della materia), sia stato eccezionalmente versatile e plasmabile alle più disparate condizioni ambientali nelle quali è stato chiamato per "ricostruire" sia la fauna che la flora (piccola considerazione personale!!!).

Ad ogni modo, la cittadina mineraria di Coober Pedy ha una tanto breve (nata solamente nel 1915 e attualmente del tutto sotterranea, “dugouts”) quanto affascinante storia, come del resto, altrettanto affascinanti risultano le testimonianze fossili rinvenute nei suoi campi di Opale. Più specificatamente, l'Opale e i suoi fossili si ritrovano nella porzione più superficiale ed alterata del cosiddetto “Scisto Bulldog” ovvero un membro argilloso (argilliti sottilmente stratificate) appartenente alla Formazione Meer e risalente al Cretaceo Inferiore. Queste argilliti si sono depositate in condizione di facies marina (Mar di Eromanga). Al tempo della deposizione dei resti organici (poi fossilizzati da Opale), le caratteristiche ambientali erano quelle tipiche del clima temperato e caratterizzato da notevoli escursioni termiche tra il semestre invernale e quello estivo. L'opalizzazione dei resti animali e vegetali, avvenne dopo il seppellimento degli stessi nel sedimento argilloso marino (Scisto Bulldog) e per opera delle acque di falda ricche in Silice dalle quali flocculava il gel di Silice idrato. La varietà di Opale estratto nei campi di Opale di Coober Pedy è l'Opale bianco o più comunemente l'Opale bianco lattiginoso (White Milky Opal).

L'opalizzazione avvenne prevalentemente per “sostituzione” ma anche per “incrostazione”. I resti fossili opalizzati più frequenti sono quelli derivanti dai gusci, valve e “rostri”di molluschi e tra i vertebrati quelli degli scheletri dei rettili marini come i Plesiosauri e gli Ittiosauri. Tra quelli appartenenti ai Plesiosauri spicca il famoso “Eric” ovvero lo scheletro quasi completo e quasi totalmente opalizzato (90 % circa) di un Plesiosauro trovato nei campi di Opale di Coober Pedy, nel 1987 e conservato attualmente all'Australian Museum di Sidney.

Coober Pedy


Parole chiave: dugouts, campi di Opale, Outback, Scisto Bulldog, bentonitiche, opalizzazione, sostituzione, incrostazione, Silice, amorfo, fossile, cristallino, Belemniti, Plesiosauri, Ittiosauri, Eric


COOBER PEDY E IL SUO AFFASCINANTE PASSATO

Coober Pedy è, come dicevamo, una cittadina mineraria nata nel 1915 e situata ai margini della Catena montuosa Stuart e quasi al centro del territorio dello Stato australiano dell'Australia meridionale (South Australia, SA).Essa è situata a circa 850 Km a Nord della Capitale Adelaide (si veda Fig.1 “Ubicazione Coober Pedy da Google maps modificata”.), conta circa 1.700 abitanti che vivono (caso unico al mondo) nelle cosiddette “dugouts” ovvero case sotterranee scavate nelle colline. Questa singolare scelta abitativa è conseguenza del proibitivo clima che si ha in superficie con temperature di quasi 50 C° durante il giorno e che scendono drasticamente durante la notte. La cittadina di Coober Pedy è considerata la “Capitale mondiale dell'Opale” con quasi 70 campi di Opale che si estendono all'interno del suo territorio (Fig.2; “campi di Opale Coober Pedy”.) . Si pensa che, dall'inizio dell'epopea dell'Opale (1915) ad oggi, siano stati scavati, nel suo territorio, circa 250.000 pozzi per la ricerca e l'estrazione del prezioso “mineraloide”. Soltanto raramente, a fine estrazione, detti pozzi sono stati accuratamente “ritombati” e pertanto, risulta assai pericoloso “passeggiare” nell'Outback (entroterra) della cittadina. Il nome stesso di Coober Pedy è particolare e suggestivo in quanto sembra derivare dalle parole aborigene “Kupa” (Coober) che significa, a quanto pare, “uomo bianco” e “Piti” (Pedy) che significa “Pozza d'acqua” o semplicemente “Buco” e quindi il tutto si traduce come “Buco dell'uomo bianco” riferendosi ai minatori che lavoravano e vivevano sottoterra. Inizialmente, il nome del sito fu quello di “Stuart Range” e venne cambiato soltanto nel 1920 in Coober Pedy, nel corso di una riunione distrettuale.

Ubicazione
Fig.1 “Ubicazione Coober Pedy da Google maps modificata”.



campi di Opale
Fig.2; “campi di Opale Coober Pedy”.


Il primo ad esplorare la regione desertica di Coober Pedy fu lo Scozzese fu John Mc Douall Stuart nel lontano 1858. Egli partì dai pressi della località di Andamooka e dirigendosi verso Nord raggiunse la catena montuosa che adesso porta il suo nome “Catena montuosa Stuart” e nella quale, nel Febbraio del 1915, il quattordicenne Willie Hutchinson scoprì per primo l'Opale. Egli faceva parte di una spedizione (condotta dal padre Jim Hutchinson) costituita da un gruppo di cercatori d'oro. Jim Hutchinson descrisse, in un articolo dell'Adelaide Chronicle, come il giovane figlio Willie tornò all'accampamento con un sacco di Opale esclamando: “ Dai un'occhiata qui papà, penso che troverai della buona roba lì, ho trovato sia L'Opale che acqua, acqua buona, ce ne è abbastanza per noi e per i poveri vecchi gobbi per almeno due settimane”.

Nei primi anni dello sfruttamento dei giacimenti di Opale di Coober Pedy, i minatori e i commercianti vi giungevano tramite la ferrovia che si fermava ad una certa distanza dai campi di Opale, ovvero a William Creek. Successivamente, il completamento della ferrovia transcontinentale permise di accedervi direttamente.

Agli inizi, l'attività estrattiva veniva effettuata in maniera “rudimentale” e i minatori utilizzavano pale, picconi e perfino coltellini tascabili e pinze. Il sito veniva scelto in base alla presenza o meno dei “galleggianti” ovvero piccoli frammenti di Opale vicini alla superficie. Successivamente, si cominciava a scavare in profondità. Lo scavo veniva effettuato a mano con l'ausilio di pale e picconi e per una profondità variabile dai 3 ai 10 metri. Le pareti dei pozzi venivano rivestiti di legname al fine di stabilizzarle e scongiurane eventuali crolli. I minatori utilizzavano appositi argani per calarsi nel fondo del pozzo o per ripulirlo dal terreno di scarto o dal mullock (il mullock è il materiale roccioso di scarto con resti metallici di attrezzature per la ricerca dell'Opale).

Dopodiché, sempre per mezzo di pala e piccone ma anche di esplosivi rudimentali, si spostavano orizzontalmente, seguendo la vena di Opale comune (Potch) con la speranza che, essa diventasse di Opale prezioso.

Per rendere più agevole il lavoro il governo, nel 1921, fece installare una grande cisterna sotterranea di acqua. Ma oltre la carenza idrica, la lontananza della regione stessa e le fluttuazioni del mercato rallentarono l'ascesa dell'Opale di Coober Pedy nel mercato mondiale. Fin quando, nel 1946, non fu trovato il cosiddetto “Eight miles field” un grandissimo giacimento di Opale prezioso nell'Outback di Coober Pedy che rilanciò il settore.

A partire dagli anni '60 del secolo scorso, l'estrazione dell'Opale a Coober Pedy divenne meccanizzata. Per lo scavo dei pozzi cominciarono a utilizzarsi particolari trivelle (Trivelle Calwed) mentre per l'escavazione in orizzontale si utilizzarono opportune macchine scavatrici.


GEOLOGIA

L'assetto geologico del territorio in cui ricade Coober Pedy dipende dalle “vicissitudini” sedimentario – deposizionali di un ampia area ubicata ad Est del “Grande Bacino Artesiano” GAB che si estende, per 300.000 Km2, tra i territori del Queensland centro – meridionale, del Nuovo Galles del Sud e del South Australia. Esso ospita una successione di sedimenti avente uno spessore che raggiunge i 2.500 m. circa. Detto spessore si è formato nel lasso di tempo intercorrente tra il Giurassico inferiore e il Cretaceo inferiore (Albiano).

A partire dal Giurassico medio – superiore l'area di Coober Pedy, fu interessata da una fase di continentalità al cui culmine si ebbe la deposizione di ingenti spessori di materiale silico – clastico misto a feldspatico provenienti dal disfacimento della “Catena montuosa di Stuart” e facenti parte delle Arenarie della Formazione di Cadna – Owie.

Tale stato sedimentario – deposizionale si protrasse fino a buona parte del Cretaceo inferiore quando, a causa di una importante fase di ingressione marina “Mar di Eromanga”. iniziò la deposizione di sedimenti “fini” ovvero argillosi e a giacitura prettamente orizzontale derivante dalla mancanza di una tettonica attiva deformativa, mancanza tipica dei vecchi bacini intracratonici Questo tipo di sedimentazione argillosa marina con formazione di argilliti sottilmente stratificate e/o shales e denominata “Scisto Bulldog” raggiunse il suo apice nell'Aptiano (sempre nel Cretaceo inferiore).

Nell'area di Coober Pedy, attualmente, le argilliti e gli shales che costituiscono lo “Scisto Bulldog” sono divisibili, a seconda della profondità dal piano campagna p.c. e del grado di alterazione, in tre spessori principali.

Uno spessore più profondo, praticamente inalterato e costituito da argilliti e shales di colore grigio – marrone, integre, ben compatte e a porosità ridotta chiamate dai minatori “fango”. Queste argille sono argille costituite da smectite (un minerale argilloso altamente “rigonfiabile).

Ad esse, fa seguito verso l'alto uno spessore di argilliti sottilmente stratificate fino a shales, mediamente alterate e di colore grigio o grigio – malva.

Infine, al top del membro dello “Scisto Bulldog” abbiamo un “partimento” costituito da argilliti e shales fortemente alterato, biancastro e poroso che i minatori chiamano impropriamente “Arenaria” e costituito dal minerale argilloso kaolinite. Questo spessore, come dicevamo, è fortemente alterato dagli agenti esogeni che lo hanno dilavato e sbiancato o ridotto a varicolori. Questo fenomeno si sbiancamento a Coober Pedy (ma anche nei campi di Opale di un'altra famosa località, quella di Andamooka) può estendersi fino ad una profondità di 40 – 50 m (Robertson e Scott, 1990).

Alla base di questo ultimo e più superficiale spessore dello Scisto Bulldog, al contatto con lo spessore mediamente alterato, si rinviene l'Opale e i suoi fossili. Con maggior precisione, l'Opale si trova in corrispondenza di sottili livelli di argille bentonitiche che sono coeve e correlabili con la “Facies argillosa di Finch” di Lightning Ridge. L'Opale si ritrova, più esattamente, con maggiore frequenza lungo crepe, piani di faglia e cavità lasciate dai resti fossili. In quest'ultimo caso, abbiamo fossilizzazione per opalizzazione sia dovuta a “sostituzione” che a “incrostazione”. Questa seconda modalità consente, di frequente, la conservazione delle strutture interne dei resti organici fossilizzati. La formazione dell'Opale, ricordiamo, sembra essere legata alle fluttuazioni cicliche delle acque di falda, piuttosto acide, che hanno provocato la dissoluzione della Silice dai sedimenti arenacei, seguita dalla sua precipitazione (sottoforma di gel di Silice idrato) all'interno delle strutture sopra menzionate.

L'Opale estratto a Coober Pedy è Opale bianco (si veda Fig.3 “Opale bianco di Coober Pedy”.), anche se, in verità, gran parte di esso appartiene alla varietà “lattiginosa” denominata “White Milky Opal” o più semplicemente “Milky Opal”. L'aspetto lattiginoso di questo Opale è dovuto alla presenza di liquido nei suoi micropori.

Opale bianco
Fig.3 “Opale bianco di Coober Pedy”.


BIOCENOSI DEL CRETACEO INFERIORE

L'ecosistema dei dintorni di Coober Pedy ricostruito dai fossili opalizzati rinvenuti nello Scisto Bulldog (Aptiano inferiore – Albiano inferiore) era decisamente diverso da quello coevo estuarino – lacustre di Lightning Ridge. Infatti, a Coober Pedy e dintorni ci ritroviamo in un ambiente marino (Mar di Eromanga) anche se, come vedremo, con qualche eccezione. Inoltre, non di rado, nello Scisto Bulldog dell'area di Coober Pedy sono stati ritrovati fossili opalizzati di invertebrati e piante in associazione con quelli di rettili marini. La presenza di grandi quantità di legno opalizzato fa pensare che in corrispondenza dell'area di Coober Pedy ci trovassimo nelle vicinanze di una terraferma ricca in foreste. Da li, per galleggiamento, i tronchi si andavano a depositare nei sedimenti prettamente marini dello Scisto Bulldog presente nei dintorni di Coober Pedy.

Siamo qui, sostanzialmente, in un ambiente marino di acque fredde ad alte latitudini infatti, come già detto, l'Australia (facente parte del Supercontinente Gondwana) a quel tempo era molto più vicina al Polo Sud di quanto non lo sia attualmente (si pensa che addirittura ricadesse a circa 60 – 70 ° di Latitudine Sud e che i margini costieri del settore centro - meridionale del Mar Eromanga fossero soggetti a gelate invernali con relativi accumuli di ghiaccio. Sempre da ricostruzioni paleoambientali, si stima che la temperatura delle acque del Mar di Eromanga variasse da valori massimi del semestre estivo pari a 12°C a quelli minimi di circa 2°C.

Per quanto riguarda gli Invertebrati, la fauna rinvenuta opalizzata è costituita, in prevalenza da pesci, molluschi sia gasteropodi Genere Euspira (si veda Fig.4;”Gasteropodi opalizzati”.) che bivalvi come il Genere Maccoyella e quello Cyrenopsis ma anche cefalopodi come ammoniti e belemniti (si veda Fig. 5;” Rostro opalizzato di belemnite”.). Quest'ultime sono appartenenti al Genere Peratobelus (le belemniti sono molluschi simili ai calamari i cui fossili sono costituiti dal loro corpo interno di forma conica e allungata detto “rostro”).

Si ritrovano anche resti di echinodermi (sia crinoidi che ofiuroidi) parenti del comune “riccio di mare”). Questi, in particolare quelli “articolati” ovvero i crinoidi (dalla tipica “forma a calice”), in fase post – mortem, si disarticolano facilmente disperdendo i piccoli articoli (una sorta di tante piccole tesserine) nel sedimento.

Gasteropodi
Fig.4;”Gasteropodi opalizzati”.


Rostro
Fig. 5;” Rostro opalizzato di belemnite”.


Invece, per quanto riguarda la fauna Vertebrata opalizzata essa è rappresentata da abbondanti resti di rettili marini quali Plesiosauri e Ittiosauri. Ma tra i primi ritrovamenti di rettili marini nei dintorni di Coober Pedy, abbiamo quello di un Elasmosaurus (ritrovamento avvenuto nel 1928 e nei pressi del Fiume Neales) al quale fece seguito quello di un Pliosauride (appena un dente ritrovato negli anni '80 da Pledge nello Scisto Bulldog). Gli Elasmosauri costituiscono un'evoluzione del Plesiosauri e si distinguono per avere un collo sproporzionatamente lungo. Invece, molto comuni e differentemente ripartiti nel tempo sono, come detto sopra, i resti di Plesiosauri e Ittiosauri. I Plesiosauri erano rettili marini dalla lunga coda, il ventre tozzo e le zampe trasformate in una sorta di “pagaie”. Inoltre, erano provvisti di un collo notoriamente lungo e sproporzionato (si veda Fig.6; “Ricostruzione AI di Plesiosauro”.).

Plesiosauro AI
Fig.6; “Ricostruzione AI di Plesiosauro”.


Invece, gli Ittiosauri ovvero i “lucertola pesce”, rettili marini evolutisi da preesistenti forme terrestri, avevano un aspetto, tutto sommato, simile a quello degli odierni cetacei.

In realtà, nonostante i resti fossili degli Ittiosauri si incontrino regolarmente nello Scisto Bulldog essi, sono meno comuni di quelli dei Plesiosauri i quali, mostrano una dominanza sia numerica che tassonomica nella maggior parte delle località del South Australia. Praticamente, tutto il materiale fossile di Ittiosauro del Cretaceo australiano è da riferire solo al Genere Platypterygius. Nei dintorni di Coobeer Pedy sono state riconosciute ben 5 famiglie di Plesiosauri. Un'alta percentuale di questi resti opalizzati di Plesiosauro sono relativi a individui in fase giovanile ubicati nelle zone costiere del Mar di Eromanga. Questo potrebbe suggerire che i Plesiosauri prediligessero, in tenera età, le basse e fredde acque prospicienti la costa ricche di nutrienti. Inoltre, utilizzavano queste basse acque come “terreni di parto sicuri” e come rifugi per i giovani animali prima di affrontare la vita in mare aperto.

Non è ancora chiaro il perché, accanto ai Plesiosauri e agli Ittiosauri mancano i resti di altre specie di vertebrati comunemente associate ad essi quali chimeridi (ovvero pesci cartilaginei parenti “alla lontana” degli squali), pesci osteitti, squali e tertarughe marine.

Comunque, tra i Plesiosauri più famosi per i quali si è potuto ricostruire con una certa interezza lo scheletro, abbiamo: “Eric, il Plesiosauro di Addyman, l'Opallionectes e 2 Cimoliosaurus.

Tra i Plesiosauri del Cretaceo inferiore più famosi, ci soffermiamo su “Eric” (scoperto nei campi di Opale di Coober Pedy, nel 1987) in quanto, ha uno scheletro quasi completo e del quale, il 90 % circa è costituito da Opale. Esso, nonostante a suo tempo fosse stato “catalogato” come Plesiosauro appartiene, in realtà, ai Pliosauri dal “collo corto” ovvero rettili marini carnivori (furono trovati resti di pesci in associazione a quelli scheletrici di tale rettile) derivanti dai Plesiosauri ma con collo più corto (massimo 13 vertebre) e dalla forma più idrodinamica e dimensioni di un Leone marino (lunghezza circa 3.00 m). L'esemplare “Eric”, adesso è conservato all'Australian Museum di Sidney (si veda Fig.7; ” Pliosauro Eric”.).

Eric
Fig.7; ” Pliosauro Eric”.


Ma nello Scisto Bulldog, nell'area di Coober Pedy, sono stati ritrovati resti di rettili terrestri come quelli relativi al dinosauro teropode Kakuru kujani (Molnar et Pledge, 1980). I dinosauri teropodi sono quei dinosauri, solitamente carnivori, che presentano alcune caratteristiche tipiche degli uccelli i quali, dai teropodi si suppone provengano. Questi ritrovamenti si riferiscono alla presenza di una certa fauna continentale nelle zone costiere del Mar di Eromanga.

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