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sabato 28 marzo 2026

Alla scoperta di Ofir e del suo biblico oro


oro


La Bibbia, con i suoi Passi di Giobbe e Isaia, parla chiaro in merito alla provenienza dell'oro di Salomone, ricchissimo sovrano di Israele, citando più volte una più o meno remota località conosciuta col nome di Ofir. La veridicità del Vecchio Testamento relativamente all'esistenza di questo luogo lontano fu comprovata dal ritrovamento, nel 1946, in un sito archeologico nei pressi di Tel Aviv, di un ostracon ovvero un frammento di ceramica riportante delle scritte. Su questo ostracon le scritte confermarono la presenza storica di Ofir. Ma quello che la Bibbia non dice è dove si trovasse o come potesse essere raggiungibile questo ricchissimo luogo. Nonostante ciò la corsa all'oro di Ofir partì ben presto. A partire dal XV° secolo Ofir fu cercata per terra e per mare. Ci fu chi, Cristoforo Colombo per primo, pensò di averla trovata nelle americhe. Cristoforo Colombo si convinse che Ofir fosse ubicata nella parte più occidentale dell'Isola di Hispaniola (Santo Domingo) ovvero nell'odierna Haiti. Altri, invece, credettero che Ofir fosse nella Guayana Olandese (Suriname). Alcuni, come un certo Sir Walter Raleight pensò di averla trovata in un remoto arcipelago del Pacifico che frettolosamente battezzò, non a caso, "Isole Salomone". Più recentemente fu “allocata” in Africa Orientale e anche in Arabia Saudita. Nella prima metà del XX° secolo l'esploratore tedesco Karl Mauch si convinse che le rovine dello Zimbabwe (Africa meridionale) fossero quelle del regno di Saba. Ciò bastò per riaccendere i mai del tutto sopiti fervori biblici legati alla scoperta delle antiche ricchezze salomoniche. La Corona Britannica, dal canto suo, in età Vittoriana scatenò, in nome di Ofir e del suo oro, la triste forma di colonizzazione, da tutti conosciuta, costituita da conquiste ed annessioni con conseguenti spargimenti di sangue. Ultimamente, si è fatta avanti l'ipotesi che la città di Ofir e il suo regno si debba necessariamente trovare nella “regione indiana” ovvero in India o nello Sri Lanka o ancora nel Pakistan (alla foce dell'Indo). Tale ipotesi prende spunto dalla combinazione di diversi fattori quali, il modesto livello di conoscenze marittime del tempo, le mediocri tecnologie di ingegneria navale e il lungo tempo (circa tre anni) di “assenza” delle navi di una delle due flotte di Salomone ovvero quella che di stamza nel porto di Eilat (Golfo di Aqaba) nel Mar Rosso. Il tutto suffragato dall'analisi di alcune parole (prima fra tutte “scimmia”) che in ebraico – caldeo suonavano fortemente somiglianti alle corrispettive della zona dell'India. Queste parole si riferivano alla merce che proveniva da Ofir (oro, argento, pavoni e scimmie) e, pertanto, si deduce che i marinai le avessero assimilate durante le loro “trasferte” ad Ofir e poi importate in terra di Israele.
Attualmente, Ofir è una cittadina mineraria ubicata nella lontana Nuova Zelanda, nata nel XIX° secolo nei pressi della quale, si rinviene oro di ottima qualità e quantità.
In Italia, il più famoso giacimento d'oro è quello del Monte Rosa, in Piemonte. Nel 2009 le miniere dell'area furono chiuse a causa degli elevati costi di produzione.

tempio Gerusalemme


Parole chiave: Salomone, tempio, ostracon, Hiram, flotta, Fiume Indo, Cristoforo Colombo, Hispaniola, Karl Mauch, Zimbabwe, Nuova Zelanda, Monte Rosa.

La Bibbia dice che Re Salomone, terzo sovrano, in ordine di tempo, di Israele (dopo Saul e David) riuscì ad accumulare quantità straordinarie di oro, di argento e altre materie prime che utilizzò, in parte, per costruire il suo leggendario tempio e rafforzare i legami con altri re della regione. In particolare,si narra che le sue coppe fossero d'oro, che il suo trono fosse fatto di avorio rivestito di oro pregiato e che negli stessi gradini che conducevano al trono si “fronteggiassero” 12 leoni d'oro e 12 aquile anch'esse d'oro. Inoltre, l'intero suo tempio (ubicato Gerusalemme ) era adornato da 3.000 talenti d'oro per un valore superiore ai 4 miliardi di dollari. Si narra inoltre che, avesse una sua personalissima scorta consistente in 300 scudi in oro battuto. A questo punto, sorge spontaneo domandarsi da dove venisse tutto questo oro. La Bibbia stessa risponde a questa domanda affermando chiaramente che Salomone importasse l'oro e l'argento da due luoghi ben precisi ovvero Ofir e Tarsis. Non è chiaro se Tarsis fosse in Andalusia meridionale o in Sardegna ma la localizzazione di Ofir costituisce, a tutt'oggi, un vero e proprio enigma tale da lasciar spazio a voci che mettono in dubbio la sua stessa esistenza.

Nel Vecchio Testamento si fa più volte riferimento a Ofir e al suo oro. Giobbe 28:16 afferma che “la saggezza non ha prezzo e non può essere valutata con l'oro di Ofir, con l”onice prezioso o con lo zaffiro” e ancora in Giobbe 22: 24 -25 è scritto: “Getta l'oro nella polvere, l'oro di Ofir tra i sassi dei torrenti; l'Onnipotente sarà il tuo oro, il tuo argento, la tua ricchezza”.

Invece, Isaia 13:12 afferma che nel Giorno del Signore, un uomo sarà “più raro dell'oro fino, un uomo più dell'oro puro di Ofir”. La prova sulla veridicità di quanto riportato nella Bibbia relativamente all'esistenza di questa sorta di “El Dorado” conosciuto con il nome di Ofir si ebbe solamente nel 1946 grazie al ritrovamento di un ostracon (essenzialmente un frammento di ceramica con su un'iscrizione) avvenuto durante nel corso di scavi archeologici in un sito (Tell Qasile) nei pressi di Tel Aviv. Su questo ostracon si citava Ofir e fu possibile dedurre anche la grande importanza commerciale che la caratterizzava intorno al VIII secolo a.c.. In particolare, le scritte sull'ostracon facevano riferimento a una non meglio precisata consegna di 1.000 misure di olio per il re di questa località. Sempre nello stesso sito ne fu trovato un altro di ostracon nel quale si riportava: ”Oro di Ofir a Bet Horon – 30 sicli” (Bet Horon era, ai tempi di Re Salomone, una città – magazzino strategica posta, insieme alla sua gemella, sulla via di Gerusalemme e conosciuta anche come la “città dei Leviti”).

Comunque, fatto sta che Ofir rimase, nell'immaginario collettivo e per molto tempo, una leggenda, un luogo irraggiungibile relegato e confinato nelle sacre scritture. Ma allorquando, a partire dalla seconda metà del XV secolo le conoscenze cartografiche congiuntamente ai progressi ottenuti in tema di competenze e tecnologie nautiche lo permisero, gli animi si accesero e le voglie di scoprire una volta e per tutte dove si trovasse tutto quell'oro e dunque la biblica Ofir divennero una sorta di priorità

Nella Bibbia (1 Re 9. 26 – 28) è scritto che: 26 Il Re Salomone costruì anche una flotta ad Etsion – Gheber, presso Elath sulla riva del Mar Rosso, nel paese di Edom” - 27Hiram mandò sulle navi della flotta i suoi servi, marinai che conoscevano il mare, a lavorar con i servi di Salomone” - 28 Essi andarono ad Ofir, dove presero quattrocentoventi talenti d'oro e li portarono a Salomone”.

Dunque, Salomone con l'aiuto del Re fenicio Hiram avrebbe avuto due flotte, una con base nel Mediterraneo e una ad Eilat, nel Golfo di Aqaba, nei pressi del Mar Rosso. Da 1 Re 9 si dice chiaramente che il porto di partenza per approvvigionarsi dell'oro di Ofir era quello di Eilat. Da qui, le navi partivano per viaggi, in direzione di Ofir, che duravano anni (circa tre) e al loro ritorno portavano oro, argento, avorio, scimmie e pavoni. Partendo da Eilat e “assentandosi” per un periodo lungo tre anni circa e con la tecnologia navale che si presume avessero a quel tempo, dove sarebbero potute andare? O meglio fin dove sarebbero potute arrivare? Alcuni pensano in Arabia Saudita, ma questa è troppo vicina per giustificare un'assenza così lunga (tre anni). Inoltre, l'Arabia Saudita non è poi così provvista di mercanzie “esotiche” quali scimmie, avorio, ecc. Altri, pensano piuttosto che la flotta si sia potuta dirigere in un punto qualsiasi dell'Africa centrale o meridionale. Sembra piuttosto che, l'oro di Ofir provenisse dalle zone dell'India, dello Sri Lanka o della foce del Fiume Indo (Pakistan). Questa ipotesi è suffragata anche dalle parole ebraico-caldee tradotte come “avorio”, “scimmie” e “pavoni”. Queste sono tutte di origine straniera e importate dai marinai che partecipavano a quei lunghi viaggi. Queste parole hanno “assonanza” con le corrispettive parole provenienti dall'area indiana (2 Cronache 9:21).

cartografia regione india


Ma c'è stato in passato chi ha cercato Ofir e il suo oro per tutt'altre vie, addirittura oltreoceano. Primo tra tutti
Cristoforo Colombo con la sua ricerca dell'Isola di Cipango (Giappone) procedendo verso Ovest. Credette di aver trovato Ofir nella porzione più occidentale dell'Isola di Hispaniola (Santo Domingo) ed esattamente nell'attuale Haiti.

Qualcuno, ancora, si convinse (Sir Walter Raleight) di averla trovata nelle foreste della Guayana Olandese (l'attuale Suriname).

Non fece meglio l'esploratore spagnolo Alvaro de Mendana che, approdando in un gruppetto di isole del Pacifico (non lontano dalle coste della Nuova Guinea) credette fossero loro a costituire il biblico regno di Ofir affrettandosi così a battezzarle col nome di Isole Salomone.

ex miniera Suriname


Quel che sembra esser certo è che, un po' più tardi, in età Vittoriana, la ricerca di Ofir funse come pretesto, per la Corona Britannica, nel “convertire” l'Imperialismo britannico, sino ad allora fondato essenzialmente sul commercio, in un Imperialismo votato alla conquista e annessione del territorio anche con ingenti spargimenti di sangue. Più di recente, a metà del 900, la scoperta da parte dell'esploratore tedesco Karl Mauch di antiche rovine nell'attuale Zimbabwe che, egli pensò fossero le rovine del leggendario regno della Regina di Saba, ravvivò l'interesse dell'opinione pubblica su Salomone e le sue ricchezze come quelle provenienti dalla stessa Ofir (interesse mai del tutto sopito) che venne “posizionata” nell'attuale Sudafrica.

Per concludere, una piccola curiosità! Attualmente, esiste al mondo una Ofir dell'oro. Questa è una cittadina mineraria situata a breve distanza da Alexandra, nella regione del Central Otago, in Nuova Zelanda. Qui l'oro si rinviene sia come “alluvionale” ovvero nei depositi alluvionali ed eluviali del Pleistocene (scoperto nel 1864) che nelle vene di quarzite e nelle psammiti (sabbie in questo caso soltanto parzialmente cementate) costituenti il cosiddetto giacimento in “roccia dura” e la cui scoperta risale al 1886.

Ma esiste o è esistita mai una Ofir italiana? E se si dove si trova? La risposta è si! Questa è il Monte Rosa, in Piemonte. Il suo giacimento compreso tra la Valle Anzasca e quella di Antrona con una produzione storica complessiva di circa 25 Tonnellate. Le miniere di questo distretto aurifero non sono più attive dal 2009 a causa degli elevati costi di produzione e conseguente scarsa competitività nel mercato.

 

Le Miniere di Re Salomone - Tra leggenda e realtà

 

Re Salomone


Nel corso della storia sono state protagoniste di racconti, storie e leggende a sfondo più o meno biblico. Più di recente sono state ispirazione di romanzi avventurosi, primo fra tutti quello di H. Rider Haggard, nonché di film hollywoodiani. Ma, a tutt'oggi, ci si chiede ancora dove siano (ammesso che siano mai esistite) queste leggendarie miniere di rame appartenute a Re Salomone.

La Bibbia menziona spesso Re Salomone attribuendogli infinita saggezza ed esagerate ricchezze accumulate negli anni dal sapiente commercio con i regni sia vicini che lontani a quello di Israele ma non attribuisce mai al sovrano attività estrattive di sua appartenenza e di alcuna sorta.

In realtà, nel Vecchio Testamento si fa riferimento a delle leggendarie miniere di rame presenti nell'area del medio-oriente ovvero le “Miniere di Edom”, miniere risalenti a 1.000 anni circa prima di Cristo e dunque, all'epoca in cui Re Salomone visse e regnò, ma ancora una volta, nelle sacre scritture, manca il ben che minimo riferimento al sovrano Israelita.

Più di recente, il famoso Archeologo Thomas Levy, coadiuvato da altri studiosi tra i quali Hingham dell'Università di Oxford, durante una campagna di scavi condotta nello Wadi Feynan, in Giordania meridionale (area peraltro presumibilmente sotto il controllo diretto di Re Salomone), ha portato alla luce un complesso minerario di grandi dimensioni volto all'estrazione del rame che, un successivo esame degli isotopi del Carbonio, fa risalire ancora a circa 1.000 anni prima di Cristo e dunque alla stessa età delle miniere bibliche di Edom e di quella dello stesso Salomone. Allora sono queste le leggendarie “Miniere di Edom”?

Dunque le “Miniere di Re Salomone” non sono altro che le bibliche “Miniere di Edom”? E se lo sono perché allora la Bibbia non fornisce una benché minima “connessione” tra il ricchissimo monarca e queste bibliche miniere di rame? E infine, chi governò veramente su queste miniere del Wadi Feynan? Re Salomone o il suo predecessore Re David??? La datazione basata sugli isotopi del Carbonio, sfortunatamente, non può essere così precisa.


Rame


miniera


Parole chiave: Bibbia. Israele, anello, Tempio. Miniere, rame, Archeologo, Regina di Saba, Giordania, Carbonio, Shishak.

Le miniere di Re Salomone sono esistite davvero???

Re Salomone fu il terzo Re d'Israele e come dice la stessa Bibbia fu anche il più saggio e il più ricco dei Re. Fu colui che grazie ai poteri magici del suo anello ridusse in schiavitù i 72 demoni dell'Ars Goetia costringendoli perfino a lavorare per la costruzione del suo grandioso tempio. A lui si deve, a quanto pare, anche la creazione della stella a 6 punte (Stella di David) simbolo stesso di Israele. Infatti, questo simbolo viene fatto risalire al sigillo mostrato dal suo portentoso anello.

Come dicevamo, la Bibbia lo definisce il più ricco dei Re e dunque sorge spontaneo domandarsi da dove provenisse la sua inestimabile ricchezza. Le leggende narrano di favolose miniere di rame e di oro. Ma dove si trovavano queste miniere? Una cosa è certa, non ci sono assolutamente riscontri nei racconti biblici di possibili attività estrattive legate al famoso Re. Ma nel corso dei secoli divennero oggetto di leggende rese popolari da un racconto di avventura del XIX e da ben tre film di Hollywood.

Il racconto avventuroso, la famosa opera di H. Rider Haggard, “King Solomon's Mines”, pubblicata nel 1885 si ispira alle rovine della città dello Zimbabwe mai esplorata fino al XIX secolo. Queste rovine vennero descritte dall'Archeologo James Theodore Bent ai lettori inglesi come rovine di non meglio precisati edifici costruiti da Fenici o Arabi mentre l'Archeologo tedesco Karl Mauch suggerì che tali edifici fossero concepiti come una sorta di repliche del Palazzo della Regina di Saba a Gerusalemme.

Ma nell'opera di H. Rider Haggard le miniere associate a tali rovine non erano miniere ne di rame ne di oro ma, bensì di diamanti e non avrebbero coinvolto Re Salomone in attività estrattive ma, piuttosto, in un commercio a lunga distanza e dunque, non sarebbero state loro le famose miniere di Re Salomone.

Il riferimento definitivo all'estrazione del rame e non di altre materie prime pregiate fu fornito da Nelson Glueck che attribuì l'estrazione del rame da parte di Re Salomone al sito di Timna ubicato a 25 Km a Nord di Eilat che fu chiamato appunto “Miniere di Re Salomone”. Esso consisteva, in realtà, in una sorta di dedalo costituito da strutture a “pilastro” del tutto naturali formatisi per erosione differenziale dell'acqua e chiamate “Pilastri di Re Salomone”. Dunque, non si trattava assolutamente di scavi o opere murarie e quindi, non era certo il sito in cui erano ubicate le famose miniere.

Ma non molto distanti dal luogo precedentemente descritto, negli anni '50, un certo Beno Rothenberg, portò alla luce un agglomerato minerario per l'estrazione del rame comprensivo di forni per la fusione ma anche di incisioni rupestri, altari e templi e gioielli e manufatti in abbondanza.

Sembrava fatta! Ma ben presto, con grande delusione di molti, lo stesso Rothenberg stabilì che queste strutture non fossero correlabili con Re Salomone.

Attualmente, a detta di molti studiosi, il sito più accreditato per “ospitare” le celeberrime “Miniere di Re Salomone” sembra essere quello di Khirbet al Nahas nel Wady Feynan in Giordania. Esso venne individuato dall'Archeologo Thomas Levy che si trovò davanti ad un grosso complesso minerario per l'estrazione del rame che risulta essere la più vicina fonte di approvvigionamento di rame a Israele. Esso fu caratterizzato da un lungo periodo di attività estrattiva nel periodo in cui visse Re Salomone il quale, essendo il più grande Re della regione avrebbe potuto controllare direttamente questa estesa attività mineraria.

Ma perché il rame? Perché le “Miniere di Re Salomone” dovevano essere miniere di rame? Secondo Thomas Levy la costruzione del Tempio di Salomone avrebbe richiesto grandi quantitativi di metallo tra cui soprattutto rame.

Gli scavi di Thomas Levy insieme a Hingham dell'Università di Oxford iniziarono nel 2002. Uno dei quesiti a cui rispondere era quello di dare una collocazione temporale a questo complesso minerario al fine di poterlo mettere in relazione con Re Salomone e anche con quanto riportato nella Bibbia a proposito delle miniere di Edom. Furono prelevati campioni di carbone e scarti di fusione del rame accatastati per uno spessore di 6 m sopra al terreno vergine (ovvero non scavato). L'analisi del rapporto tra gli isotopi del Carbonio stabilì che quel livello analizzato risale a 3.000 anni fa ovvero al periodo di riferimento delle miniere bibliche di Edom e a quello in cui visse il Re David o suo figlio Salomone. L'autorevole Archeologo Amihai Mazar dell'Università Ebraica si espone dicendo: “Credo che se un giorno, dovessimo trovare gli oggetti di rame del Tempio di Gerusalemme, questi verrebbero da questo sito” sottintendendo che si trattassero sicuramente delle “miniere di Re Salomone”.

In dettaglio, “la prima fase estrattiva sembra essere iniziata subito dopo il 950 a.c.”, spiega Hingham. “Questa fase durò una cinquantina di anni e a questa seguì la costruzione di un grande edificio nel pavimento nel quale sono stati rinvenuti due antichi manufatti egizi in pietra e in ceramica ovvero uno scarabeo e un amuleto. Questi due oggetti sembrano essere stati “importati” durante la campagna militare del Faraone egiziano conosciuto nel Vecchio Testamento col nome di Shishak. Sempre in corrispondenza con la costruzione del pavimento del grande edificio è stato possibile notare un brusco rallentamento nella estrazione e produzione del rame.

Questa potrebbe essere la prova del ruolo predominante di Shishak nella distruzione della più grande “fabbrica di rame” dell'età del ferro conosciuta nel Mediterraneo orientale.

L'ultimo dei quesiti, in ordine di tempo, a cui l'Archeologo Thomas Levy è portato a rispondere è: David o suo figlio Salomone? Chi controllò realmente queste miniere?

La questione è ancora aperta ma intanto c'è anche chi mette in dubbio l'esistenza stessa di Re Salomone, come l'Archeologo Eric Cline della George Washinton University che mette in guardia la comunità scientifica sottolineando che, ad oggi, non ci sono prove tangibili sull'esistenza stessa del ricchissimo sovrano d'Israele, ad eccezione della Bibbia ovviamente.




venerdì 27 marzo 2026

L'Opale di Lightning Ridge - Il Principe nero degli opali d'Australia

 

Opale nero "ovale"


L'Opale nero di Lightning Ridge, con il suo colore di sfondo e il suo caleidoscopico gioco di colore è senza dubbio il più affascinante e misterioso tra gli opali preziosi australiani. Sicuramente, è il più costoso. Addirittura, se il suo colore di sfondo è di un bel nero corvino e il suo gioco di colore abbraccia l'intero spettro dei colori dell'arcobaleno, la gemma in questione, può raggiungere prezzi esorbitanti dell'ordine di migliaia e migliaia di Dollari Australiani (AUSD) per carato.

E' stato rinvenuto per la prima volta, alla fine degli anni '80 del XIX° secolo, nei dintorni della attuale cittadina mineraria di Lightning Ridge (Nuovo Galles del Sud – Australia). Fu estratto per la prima volta, soltanto nei primi anni del 1900 ed è da allora che Lightning Ridge divenne la meta di minatori professionisti e non, uomini d'affari e semplici visitatori intenti a godere delle attrattive della cittadina e del suo selvaggio territorio contermine (Outback). Ancora oggi, però, l'attività estrattiva costituisce il settore trainante e si svolge, come in tutti i campi di Opale australiani, in condizioni spesso disagiate a causa, prevalentemente, della siccità che colpisce questi territori appartenenti al suddetto Outback dell'Opale australiano.

L'Opale nero di Lightning Ridge si estrae dalle lenti arenacee di facies continentale (estuario fluviale) inglobate nelle argille marine del Cretaceo inferiore. Questo “sposalizio” tra ambiente continentale e ambiente marino ha fatto si che l'Opale venga talora ritrovato sottoforma di fossili appartenenti sia alla fauna terrestre che a quella  marina. Non sono rari i ritrovamenti di ossa e scheletri di grandi Sauri costituiti da Opale nero. Lo sfruttamento minerario nel campo di Opale di Lightning Ridge avviene sia in sotterraneo che a "cielo aperto" ovvero “open cut”. L'Opale nero si trova spesso sottoforma di noduli che i minatori australiani chiamano “Nobbies”.

Non tutto l'Opale nero a Lightning Ridge è prezioso in quanto, talvolta,  manca del magnifico gioco di colore.

Questo Opale non prezioso (Opale comune) è chiamato nel gergo minerario “potch” e viene lo stesso raccolto in quanto utilizzato in gioielleria per la realizzazione di “doppiette” e “triplette”. L'Opale nero gode di molta considerazione nelle scienze olistiche in generale e in astrologia dove viene considerato un valido aiuto sia dal punto di vista del benessere fisico che mentale nonché spirituale.

L'Opale nero di Lightning Ridge deve la sua straordinaria bellezza alla sua struttura microscopica interna. Infatti, detto Opale rientra nella classe “Opale – AG dove A sta per Amorfo e G sta per Grappolo. Alla classe AG appartengono tutti gli opali più preziosi al mondo. Nell'"elenco speciale” di questi opali, ben tre provengono da Lightning Ridge e sono della nota varietà nera qui discussa.

Benvenuto


Parole chiave: Cittadina mineraria, Nuovo Galles del Sud, Outback, colore del corpo, gioco di colore, Arcobaleno, open cut, nobby, potch, Opale – AG, Silice, Amorfo, a “Grappolo”, pH, chakra.


CENNI STORICI E AMBIENTALI

Tra tutti gli opali preziosi australiani il più prezioso di tutti è l'Opale nero estratto a Lightning Ridge e dintorni

La cittadina mineraria di Lightning Ridge e il suo territorio circostante, costituisce la tradizionale zona di “approvvigionamento” di Opale Nero (qualità pregiata) dell'Australia. Tale area è situata nella porzione settentrionale dello Stato del Nuovo Galles del Sud, NSW (si veda Fig. 1; “Ubicazione Lightning Ridge, da Google maps modificata”). La cittadina dista 768 Km da Sidney e ospita una popolazione permanente di circa 1.800 persone (stima del 2001) che vivono lavorando, principalmente, nell' ”indotto” dell'Opale nero. In realtà, la popolazione effettiva è difficile da conteggiare a causa del continuo avvicendarsi di arrivi e partenze di minatori, spesso improvvisati, di passaggio nel tempo.


Fig. 1; “Ubicazione Lightning Ridge, da Google maps modificata”

L'Opale fu scoperto per la prima volta a Lightning Ridge alla fine degli anni '80 del XIX° secolo ma il primo pozzo fu scavato intorno al 1901 o 1902.

Da allora la cittadina crebbe rapidamente quando i minatori di tante altre zone minerarie si resero conto del valore di questa splendida gemma.

Il nome di Lightning Ridge, secondo la leggenda, fu coniato dopo che un pastore, il suo cane e circa 600 pecore morirono fulminati durante una violentissima tempesta (una vera e propria “tempesta elettrica”) mentre si riparavano su un bassa cresta presente nella zona.

Un'altra leggenda, questa volta aborigena, narra che la presenza degli opali nel territorio di Lightning Ridge sia da ricondurre ad una enorme ruota infuocata che cadde sulla Terra e ricoprì la campagna di pietre dai colori brillanti.

Fin dalla lontana scoperta dell'Opale, Lightning Ridge è diventata la meta di una moltitudine di turisti (oggi circa 90.000 all'anno) che vanno in cerca di tesori per divertimento o per fortuna o ancora per constatare di persona quale sia stata e sia la vera vita dei minatori del luogo.

In realtà, Lightning Ridge è soprattutto ma, non solo Opale nero in quanto, la cittadina è conosciuta anche per l'Arte, per i bagni artesiani e per i giardini di cactus.

Infatti, a Lightning Ridge è possibile rilassarsi immergendosi nelle vasche di acqua calda (40 – 50 C°) risalente in pressione nei pozzi artesiani .Quest'acqua proviene dalla falda idrica del noto GAB (Great Artesian Basin), ovvero, Grande Bacino Artesiano ed è antica di circa 2 Milioni di anni. Inoltre, è altresì possibile fare una passeggiata attraverso un grande giardino ospitante una delle più grandi collezioni di cactus dell'emisfero australe (la famosa Bevan's Cactus Nursery).

C'è anche chi ha scritto una poesia (L. Hudson) ispirata dal fascino di Lightning Ridge e da quello del suo Opale nero:

C'è una piccola cittadina sonnolenta, oltre le pianure occidentali,

Lightning Ridge, la città dell'opale, dove fa caldo e piove poco.

Il luogo non è panoramico, solo creste accidentate tutt'intorno.

La natura ha generato i suoi scenari di bellezza, nell'opale nero, nel sottosuolo.

Se non hai mai visto l'opale, ti sei perso uno spettacolo splendido,

come argento vivo dai colori vivaci, che scivola tra le ombre della notte.

Anche se hai girato il mondo intero e hai visto quasi tutto ciò che c'è da vedere,

ci sono scene che non hai mai sognato, nella pietra del mistero”.

L'area di Lightning Ridge si estende, così come per altre famose località minerarie (Coober Pedy, Withe Cliffs, Andamooka, Mintabie, ecc.) all'interno di una vasta porzione di territorio australiano ricadente negli Stati del Nuovo Galles del Sud, del South Australia e del Queensland conosciuta come Outback (entroterra) dell'Opale australiano.

Il territorio che ospita i cosiddetti “campi di Opale” (giacimenti) di Lightning Ridge e in generale di tutto il Nuovo Galles del Sud, ovvero, l'Outback (Fig.2; ”Outback di Lightning Ridge”), è uno degli ambienti più aridi e remoti del mondo. Una delle sue caratteristiche principali è la sua scarsa attività umana consistente, principalmente, nelle attività estrattive dell'Opale. Nonostante le condizioni ambientali quasi desertiche e dunque proibitive esso, ospita una vegetazione costituita da specie resistenti prevalentemente erbacee e arbustive (acacie) e arboree (eucalipti). Al contempo, la fauna si presenta più diversificata e singolare. Infatti, è possibile osservare una vasta gamma di animali selvatici e affascinanti tra cui, canguri, opossum, koala, echidna e un gran numero rettili spesso pericolosi per l'uomo quali, il serpente dalla nuca arancione, il serpente mulga, il serpente riccio e la cosiddetta vipera della morte del deserto, ecc. Ma tra gli stessi rettili è possibile incontrare specie inoffensive per l'uomo come il varano delle sabbie e la lucertola dal collo arricciato. C'è anche una specie autoctona di coccodrillo, il coccodrillo di acqua salata. Infine, sono presenti varie specie di uccelli tipici dell'Australia.

Outback (Entroterra)
Fig.2; ”Outback di Lightning Ridge”


ASPETTO DELL'OPALE NERO DI LIGHTNING RIDGE

L'Opale australiano più raro e ricercato è l'Opale nero di Lightning Ridge in quanto, nella sua varietà più preziosa (Arlecchino) presenta uno sfavillante gioco di colore (detto anche “fuoco”) che comprende tutto lo spettro dei colori dell'arcobaleno, passando con naturalezza, nella maggior parte dei casi, dal rosso al verde, al blu. Questa caleidoscopica e cangiante colorazione è messa in risalto dalla presenza di un colore di sfondo (colore del corpo) scuro, se non proprio nero corvino (che contraddistingue la varietà più pregiata). Non sempre però, tutto l'Opale estratto a Lightning Ridge presenta un colore del corpo così intenso. Allora, al fine di classificare anche a fini commerciali questo Opale, si usa appropriata scala dei toni del corpo che prevede sette classi (da N7 a N1) e nella quale con N1 si indica il colore del corpo più scuro e dunque più pregiato (nero corvino) e con N2, N3 e N4 i colori del corpo meno scuri, meno intensi. Da N4 in poi, fino a giungere a N7 il colore del corpo è decisamente grigio più o meno scuro e l'Opale non ò più da considerare un Opale nero. Ovviamente, nella classificazione dell'Opale non abbiamo solo la tonalità del colore del corpo ma anche la lucentezza e il pattern di colori presentabile dalla gemma e da usare come riferimento per la sua classificazione e valutazione Per quanto riguarda i prezzi, per un Opale proveniente da Lightning Ridge avente un bel gioco di colore (colori vivaci e cangianti dello spettro  dell'arcobaleno) nonché un colore del corpo decisamente scuro (Si veda Fig.3; “Opale taglio ovale”), si può raggiungere un prezzo per carato pari a 10.000 Dollari Australiani (AUSD) circa.

Opale "Taglio Ovale"
Fig.3; “Opale taglio ovale”

Nella classifica degli opali più famosi al mondo, ben 3 appartengono alla varietà nera proveniente dai giacimenti di Lightning Ridge.

Essi sono:

Aurora Australis

Peso – 180 carati

Dimenxioni – 7.6 x 4.6 cm

Taglio - Ovale

Trovato - 1938

Valore stimato – 1.000.000 di Dollari Australiani (AUSD).

Questo magnifico Opale nero è considerato l'Opale più pregiato esistente al mondo.

Fu trovato nei sedimenti argillosi marini del sottosuolo di Lightning Ridge.

Presenta un colore del corpo di un bel nero corvino e un bellissimo gioco di colore in cui il rosso, il verde e il blu sono i colori dominanti . Questi colori ricordano quelli dell'aurora dell'emisfero australe e da ui il nome di Aurora Australis.


Il Principe nero

Peso – 181 carati

Dimensioni – 7.6 x 4.9 cm

Questo famoso Opale presenta un pattern a “bandiera” su un lato e un colore rosso sull'altro.

E' custodito ed esposto al Museo di Storia Naturale di New York.


La Regina del fuoco

Peso – 900 carati

Trovato – 1906

Valore stimato – 3 milioni di Dollari (il più alto mai raggiunto da un Opale).

Questa gemma era conosciuta come “Pietra di Dunstan” dal nome di chi la trovò nella miniera di Angledool nei primi del 900. Si dice che Dunstan, una volta trovata, la rivendette per sole 100 Sterline. Subito dopo fu ritrovato morto nella sua capanna. Dopo varie peripezie fu acquistato dal Chicago Museum che lo ribattezzò “The Fire Queen”. Successivamente, la gemma venne chiamata anche “La Regina di fuoco” (Flame Queen).

Successivamente il miliardario Rockfeller ne entrò in possesso.

Nel 1937, La Regina di fuoco fu esposta al Geological Museum di Londra in onore dell'incoronazione di Re Giorgio VI.

Alla fine fu acquistata, nel 1973, dalla famosa casa d'aste Christie's.


GEOLOGIA E GIACIMENTOLOGIA

L'assetto geologico del territorio in cui ricade Lightning Ridge dipende dalle “vicissitudini” sedimentario – deposizionali di un ampia struttura “depressa” denominata Bacino di Surat. Il Bacino di Surat fa parte dell'ancora più esteso bacino chiamato “Grande Bacino Artesiano, GAB” e si estende, per 300.000 Km2, tra i territori del Queensland centro – meridionale e del Nuovo Galles del Sud. Esso, inoltre, ospita una successione di sedimenti avente uno spessore massimo di circa 2.500 m. che si è formata nel lasso di tempo intercorrente tra il Giurassico inferiore e il Cretaceo inferiore (Albiano).

A partire dal Giurassico medio, dopo una fase continentale di tipo lacustre con formazione di spessori carboniferi, il bacino o meglio le zone marginali di esso (bordi del bacino) fu interessato da una deposizione, in ambiente continentale fluviale, di ingenti spessori di materiale silico – clastico e feldspatico (Arenarie più o meno feldespatiche) proveniente dal “disfacimento” della “Grande Catena Divisoria” (Great Dividing Range) posta ad Est del bacino. Tale stato sedimentario – deposizionale si protrasse fino a buona parte del Cretaceo inferiore quando, a causa di una importante fase di ingressione marina (Mar di Eromanga) iniziò la deposizione di sedimenti “fini” ovvero argillosi e a giacitura prettamente orizzontale dovuta alla mancanza di una tettonica attiva deformativa, mancanza tipica dei bacini intracratonici ai quali, lo stesso Bacino di Surat appartiene. Questo tipo di sedimentazione argillosa marina raggiunse il suo apice nell'Aptiano (sempre nel Cretaceo inferiore) quando una seguente fase regressiva marina (con ritiro delle acque) portò l'area, nuovamente, in una situazione di continentalità con regime deposizionale fluviale e formazione, nuovamente, di spessori arenacei. Lo spessore dei terreni argillosi marini e “confinati” al letto e al tetto da quelli arenacei, in precedenza menzionati, viene chiamata in letteratura geologica “Facies argillosa di Finch” e costituisce un “membro” della più spessa Formazione arenacea di Wallagulla” del Cretaceo inferiore. In tale “membro” argilloso o meglio nelle porzioni e lenti più arenacee in esso “inglobate”, si rinviene il prezioso Opale nero di Lightning Ridge.

Per maggiore precisione, i terreni costituenti il sottosuolo del territorio di Lightning Ridge sono terreni formatisi in una situazione di facies di estuario fluviale e dunque, in una condizione intermedia, di passaggio tra quella continentale e quella marina. Ciò ha una certa importanza in quanto e questo il motivo per il quale, è possibile ritrovare a Lightning Ridge, di sovente, sia fossili opalizzati di fauna marina che continentale e tra questi ultimi anche ossa e scheletri interi di Dinosauro. La maggior parte degli opali di Lightning Ridge si ritrova ad una profondità dalla superficie compresa tra i 6 e i 18 m da p.c. (piano campagna). La concessione per l'estrazione dal giacimento dell'Opale nero, prevede sia lo sfruttamento nel sottosuolo che quello in superficie, detto anche “open cut”. Quest'ultima modalità, attualmente, è quella preferita dai minatori.

L'Opale si rinviene sottoforma di noduli chiamati dai minatori “Nobbies(Fig.4; “Nobby”) immersi nelle parti più arenacee della “Facies argillosa di Finch”, della quale abbiamo appena parlato. Tali noduli, aventi dimensioni comprese tra 0,5 e 20 cm, presentano forme irregolari, per lo più arrotondate, e sono rivestiti da un sottile spessore di argilla con sabbia avente colore chiaro (spesso biancastro). I noduli si possono presentare isolati o in gruppi. In prossimità di detti noduli si riscontrano anche sottili lamine di Opale aventi uno spessore di 1 – 2 mm. In alcune aree del giacimento principale, si rinviene Opale non solo sotto forma di noduli ma, anche, di sottili filoni che riempiono fratture o superfici di faglia.

Nodulo, "Nobby"
Fig. 4; “Nobby”

In realtà, i minatori usano iniziare la ricerca e l'estrazione dell'Opale nero in sotterraneo (nel sottosuolo) e soltanto quando ritengono che sia più opportuno e redditizio passano all'attività a “cielo aperto” chiamata, come visto in precedenza, “open cut”. In breve, un Escavatore estrae le argille con Opale (Facies argillosa di Finch) e le porta sulle arenarie di Wallagulla costituenti il tetto delle argille e nello stesso tempo il tetto della miniera sotterranea (Fig.5; “Escavatore pesante”). A questo punto, il materiale con matrice argillosa appena estratto, viene aspirato in superficie da un apposito Soffiatore. Da qui, tutto questo "miscuglio" eterogeneo (argilla, arenaria e Opale) inizia il lungo processo di “Lavaggio” effettuato da un apposito “Agitatore” all'interno del quale, si immette continuamente dell'acqua. Dopo circa una settimana, si apre l'Agitatore e si lascia defluire il fango su di un tavolo dal quale, manualmente, si prelevano i pezzi di Opale.

Non tutto l'Opale che si ritrova a Lightning Ridge è della varietà preziosa, quella che da il magnifico gioco di colore per cui questa località è famosa. Infatti, una gran parte è costituita da Opale nero comune (senza gioco di colore) chiamato, in gergo, dai minatori, “potch”.

Il “potch” se è di un bel colore nero (colore del corpo) viene “raccolto” per essere utilizzato in gioielleria, opportunamente segato e incollato alla parte preziosa, al fine di dar volume a quest'ultima e al contempo, aumentare la tonalità scura del “pezzo” dando maggiore contrasto al gioco di colore.

Escavatore
Fig.5; “Escavatore pesante”


MICROSTRUTTURA E PIGMENTAZIONE

L'Opale nero di Lightning Ridge è costituito, come tutti gli altri opali preziosi australiani, da Silice idrata SiO2.nH2O allo stato amorfo (ovvero con struttura disordinata, non cristallina). In realtà, non tutta la massa di Opale nero ha una struttura amorfa. Infatti, l'Opale nero di Lightning Ridge appartiene alla classe denominata “Opale - AG dove, la lettera A sta per Amorfo o meglio Amorphopale (dunque struttura disordinata e con sfere di Silice di diametro differente tra loro) mentre, con la lettera G ci si riferisce a una struttura ordinata e cristallina a “Grappolo” che avrebbero determinate e circoscritte zone della massa di un singolo Opale. Queste zone sono quelle che, per il fenomeno della Diffrazione (Fig.6; “Bellissimo effetto per Diffrazione, Gioco di colore”) danno luogo al famoso gioco di colore. L'Opale classe AG è, in assoluto, l'Opale più pregiato tra tutti gli opali esistenti al mondo. In questo Opale, all'interno delle zone aventi struttura a “Grappolo” (dunque cristallina), la Silice si ritrova sottoforma di piccole sfere (tutte di egual diametro, da 100 a 400 nanomicron) immerse, a loro volta, in una massa di Silice opalina.

Diffrazione
Fig.6; “Bellissimo effetto per Diffrazione, Gioco di colore”

Per quanto riguarda invece, il colore del corpo ovvero la pigmentazione, questa, a differenza di quanto avviene per tutti gli altri opali neri al mondo, è data non solo da Carbonio ma anche da Solfuri formatisi in condizione di acque di falda povere in Ossigeno. Sciogliendo con HF (acido fluoridrico) la massa di Silice costituente l'Opale, si ottiene un residuo solido che, all'esame microscopico (ma anche e soprattutto a quello diffrattometrico) si presenta costituito da particelle di diametro da 100 nanomicron in poi costituite per l'appunto da Carbonio, Solfuro di Ferro (Pirite), Calcopirite, Solfuro di Piombo (Galena) e Ossido di Titanio e altri. Queste microparticelle vanno a costituire il sottilissimo strato pigmentoso scuro nerastro.


PROPRIETA' FISICHE

Di seguito, riportiamo in Tabella 1 le principali proprietà fisiche dell'Opale nero di Lightning Ridge, ricordando che, da Opale ad Opale, da giacimento a giacimento nonché all'interno di uno stesso giacimento, le suddette proprietà possono cambiare, talora anche in maniera più che percettibile. Dunque, premesso ciò, i valori numerici associati alle diverse Proprietà fisiche riportate in detta Tabella 1 sono da considerare puramente indicativi.

Detto ciò, andiamo a vedere, sinteticamente, quali sono le principali Proprietà fisiche dell'Opale, abbiamo:

Tab.1

Durezza

5.5 – 6.5 (scala empirica di Mohs). Appena più in basso del Quarzo 7.0 Spesso diminuisce con l'aumentare della% di H2O nel reticolo.

Peso specifico Ps

1.98 – 2.25 g/cm3.

Indici di rifrazione

1.37 – 1.47 = Birifrangenza 0.10 che determina l'Iridescenza delle tipiche “chiazzette”.

Trasparenza

Da Trasparente a Traslucido a Opaco e in funzione del contenuto di H2O.

Lucentezza

Da Vitrea a Cerosa (Cerosa per presenza di vacuoli riempiti da gas o altro).

Frattura

Concoide ovvero a “Cucchiaio” in quanto solido “isotropo”.

Contenuto H2O

Da 3% a 21% del Peso totale.

Prova allo Strick

Striscia bianca.

Come per tutte le altre varietà di Opale, l'Opale nero di Lightning Ridge è caratterizzato dall'avere una Elevata Conducibilità Termica. Infatti, la gemma diventa immediatamente “calda al tatto” e per questo è facilmente riconoscibile dai “falsi” in vetro. Inoltre, è sensibile agli sbalzi repentini di temperatura (dovuti, ad esempio all'esposizione al Sole) che possono creare espansione o contrazione differenziale tra l'acqua interna al reticolo e le sfere di Silice, causando, in definitiva, brutte screpolature.

Altra Proprietà dell'Opale nero di Lightning Ridge e, al contempo di tutti gli altri opali, è l'Elevata Sensibilità al pH. Infatti, il contatto prolungato (immersione) in soluzioni marcatamente alcaline, può causare, in breve tempo, la dissoluzione della struttura in Silice. Per questo motivo, è sconsigliata la “pulizia” dell'Opale nero con detergenti aggressivi. E' meglio usare acqua calda e sapone neutro.

Infine, sottoposto alla Radiazione Ultravioletta UV, può dare Fluorescenza o Fosforescenza.


USI DI UN OPALE NERO

Non tenendo conto dell'uso primario di tale gemma, ovvero quello in gioielleria, abbiamo che la varietà nera dell'Opale gode di parecchia considerazione nelle Scienze olistiche in generale.

Infatti, l'Opale nero è considerato un potente attivatore dell'intuizione e della visione spirituale essendo, intimamente connesso con il chakra del Terzo Occhio (Anja) e con il 7° chakra (quello della Corona). Inoltre, è collegato al 1° chakra ovvero, quello della Radice e pertanto, l'Opale nero viene considerato portatore di sicurezza e stabilità.

In Cristalloterapia e nelle medicine alternative, in generale (Fig.7; “Pendente in Opale nero”), l'Opale nero è notevolmente considerato per le sue presunte proprietà purificatrici e tonificanti del corpo e dello spirito.

pendente cristalloterapia
Fig.7; “Pendente in Opale nero”


Più un dettaglio, l'Opale nero, dal punto di vista fisico è in grado aiutare a rafforzare la vista e a risolvere diversi problemi ad essa legati. All'interno dell'organismo, può promuovere il rigenerarsi dei tessuti cellulari e la purificazione dalle tossine generate dagli stress e stati ansiosi.

Dal punto di vista psichico, invece, l'Opale nero protegge dalle energie negative associate a depressione e ansia. E' in grado anche di aumentare la lucidità mentale e la concentrazione e stimolare la creatività







...e che dire dell'Opale etiope??? L'Idrofane!

 

opali etiopi


L'Etiopia, nel giro di pochi decenni, è balzata al secondo posto della classifica mondiale dei produttori di Opale, proprio alle spalle dell'Australia. L'Opale viene qui estratto in tre soli punti ricadenti nella porzione settentrionale del paese e si rinviene o come riempimento di litofisi o come livelli totalmente opalizzati di rocce vulcaniche ricche in Silice (Rioliti) o ancora sedimentario – vulcaniche (Ignimbriti). La varietà preziosa dell'Opale etiope non ha nulla da invidiare a quella dell'Opale australiano. Infatti, presenta sfavillanti giochi di colore e una vasta gamma di colori del corpo con tonalità calde e delicate. Il tutto comprensivo di patterns (modelli) unici al mondo, primo fra tutti quello a “nido d'ape”. Le differenze fondamentali tra gli opali etiopi e quelli australiani sono essenzialmente due: La struttura interna (microstruttura) e l'idrofanità ovvero quella proprietà che hanno soltanto alcuni opali (quali gran parte di quelli etiopi) di assorbire acqua dai loro micropori presenti in superficie e cambiare così aspetto, passando d opaco a traslucido e da traslucido a trasparente. Nonostante ciò, l'Opale in Etiopia viene estratto, ancora, con modalità rudimentali e con attrezzi quali pale, picconi e martelli forniti, spesso, direttamente dal Governo.


sequenza basaltica


Parole chiave: Mezezo, Wegal Tena, Wollo, Welo, Altopiano, Litofisi, Riolite, Ignimbrite, Silice, Lepidocristallina, gioco di colore, pattern, idrofane.


STORIA

I primi riscontri di Opale proveniente con molta probabilità dall'Etiopia si ebbero con la scoperta di utensili in Opale risalenti al 3.000 a.c. all'interno di una grotta del Kenya.

Ma in epoca storica, la scoperta dell'Opale in Etiopia si ebbe soltanto nel 1978 ad opera alcuni indigeni del piccolo villaggio di Yita Mikael, nel distretto di Menz Gishe, nella provincia di North Shewa. Questo Opale, tradizionalmente, venne chiamato Opale Mezezo. Ma il primo rapporto sulla presenza di Opale in Etiopia si ebbe soltanto nel 1994 dopo che fu riportata la presenza, in un mercato di gemme di Nairobi, di un non meglio identificato Opale proveniente dall'Etiopia. Successivamente, nel 1996, venne riportata in maniera ufficiale la scoperta risalente al 1978. Sempre nel 1996, Hoover et. al. ottennero dal Governo Etiope la concessione per esplorare ed estrarre l'Opale dall'area. Questo segnò l'inizio di una nuova epoca per l'Opale che consacrò l'Etiopia come secondo produttore mondiale di Opale al mondo (dopo ovviamente l'Australia e prima del Messico e del Brasile). Infatti, dopo il giacimento della provincia di Shewa ne fu scoperto un altro nel 2008 ubicato nei pressi del villaggio di Wegel Tena (provincia di Wollo detta anche Welo). A questo fece seguito la scoperta, nel 2013, di un terzo giacimento di Opale, a Nord di Wegel Tena (sempre nella provincia di Wollo), (si veda Fig.1; "Ubicazione giacimenti di Opale etiope".),

ubicazione giacimenti
Fig.1;"Ubicazione giacimenti di Opale etiope".

GEOLOGIA

Dal punto di vista geologico, l'area in cui si rinviene l'Opale fa parte della grande "Provincia vulcanica etiope", caratterizzata da un plateau vulcanico di età oligo - miocenica la cui formazione è attribuibile alla risalita del Plume fuso (pennacchio) che ha generato la Giunzione tripla di Afar (Eritrea). La Giunzione tripla di Afar costituisce il punto dove si incontrano tre placche tettoniche (quella africana, quella araba e quella somala). In particolare, l'Etiopia risulta essere attraversata da una struttura di rift continentale (Rift Etiope) che si congiunge con la lunghissima e famosa Rift Valley dell'Africa orientale. Il plateau etiope e i giacimenti di Opale sono costituiti da una sequenza basaltica (Basalti del Trap) messasi in posto tra i 25 e i 15 Ma fa e sormontata da spessori di rocce vulcaniche fortemente acide chiamate Rioliti. Il tutto si traduce con la formazione di un'altopiano che caratterizza gran parte del territorio etiope. Questo altopiano (ovvero il famoso plateau basaltico dell'Etiopia) è costituito da una sequenza di spessori basaltici (ciascuno costituito da una singolo evento lavica) con intercalazione di sottili livelli sedimentari e per uno spessore che a luoghi può raggiungere i 3.000 metri. Sia nel giacimento della provincia di North Shewa che nei due ricadenti nell'area di Wegal Tena (provincia di Wollo) l'Opale si rinviene all'interno di litofisi inglobate nelle Rioliti prima citate o nelle loro ignimbriti (giacimento di Wegal Tena). Una litofisi è sostanzialmente una bolla (talora a forma di uovo) dovuta a degassamento (gas precedentemente intrappolati) durante la fase di raffreddamento delle rocce laviche. Questi vuoti vengono riempiti d'acqua (acque di falda soprassature in Silice) che deposita il gel di Silice idrato da cui si forma l'Opale. Nel giacimento di North Shewa l'alterazione con conseguente disgregazione della Riolite ospitante fa si che le litofisi si ritrovino come materiale sciolto per terra. Nella zona di Wegal Tena (provincia di Wollo) l'Opale, si rinviene sia sottoforma di litofisi ma più spesso come una vera e propria ignimbrite (ignimbrite riolitica) successivamente totalmente opalizzata, spessa fino ad un massimo di 1.00 metro e sovrastante un livello argilloso. L'Opale si è formato quando le acque di falda contenenti Silice, accumulandosi sopra questo livello argilloso impermeabile, hanno depositato il gel di Silice idrato che ha impregnato tutto il banco ignimbritico penetrando nei pori della roccia. Questo particolare tipo di Opale proveniente dalla provincia di Wollo è chiamato Opale Welo.


CHIMISMO

Dal punto di vista chimico, l'Opale è costituito da Silice idrata SiO2.nH2O allo stato amorfo.

In realtà sono distinguibili, a seconda del grado di ordine della struttura, due “tipologie” differenti di Opale ovvero, Opale – A e Opale – CT. L'Opale - A è il classico Opale Amorfo (Amorphopale) tipico degli ambienti sedimentari caratterizzati da “Basse Temperature” (T<45°) e presenta un disordine molecolare elevato con sfere di Silice immerse casualmente all'interno di una massa di opalina. L'Opale australiano è il classico Opale di tipo A. Poi abbiamo l'Opale – CT (C sta per Cristobalite e T per Tridimite) il quale presenta un minimo di ordine cristallino e pertanto, è definito microcristallino ed è tipico dell'ambiente vulcanico, ovvero di “Elevata Temperatura” (T>45°). L'Opale etiope è in gran parte Opale – CT anche se all'interno della sua massa possono presentarsi, a zone, entrambe le strutture (ovvero quella A e quella CT). Spesso (in particolare nei giacimenti di Wegel Tena) la struttura microcristallina si presenta Lepidocristallina ovvero a “scaglie”.

Infine, l'Opale – CT etiope presenta una consistente concentrazione di Bario (Ba) la quale, pertanto, è diagnostica relativamente alla provenienza della gemma.


VARIETA' E MODELLI DELL'OPALE ETIOPE

Gli opali etiopi, nella loro varietà preziosa, sono molto apprezzati per il loro caratteristico gioco di colore detto anche “fuoco” (Fig.2; “Opale con sfavillante gioco di colore”.). Infatti, esso presenta una numerosa gamma di vivaci colori (praticamente tutti quelli dello spettro della luce bianca). Ma di notevole interesse è anche il colore del corpo (ovvero dello sfondo) che presenta un gran numero di tonalità uniformi come il nero, il rosa , il blu fino alla tonalità multicolore (arcobaleno) . Ai vari colori del corpo sono spesso associati intriganti e pittoreschi patterns (modelli) tipici di un determinato giacimento o porzione di esso nonché di una determinata varietà. Ma oltre al particolare gioco di colore, all'intrigante colore del corpo e al pattern caratteristico, l'Opale etiope presenta (in buona parte) la peculiarità, la caratteristica unica di essere idrofane. Un Opale idrofane è un Opale che ha la capacità, grazie alla sua superficie porosa, di assorbire l'acqua. Un tale Opale immerso per un certo lasso di tempo in acqua la assorbe e cambia il suo aspetto, le sue dimensioni e la sua stessa stabilità. Questa proprietà fa si che un Opale possa variare il suo aspetto passando da opaco a traslucido fino, addirittura, a diventare trasparente.

gioco di colore
Fig.2; “Opale con sfavillante gioco di colore”.

I tre giacimenti principali, in precedenza menzionati, producono le seguenti varietà:

  • Opale di fuoco varietà preziosa: Si tratta di un Opale traslucido proveniente dalla provincia di Wollo avente colore del corpo dal rosso, all'arancione o al giallo caratteristici di tutti gli opali di fuoco ma presenta anche un bel gioco di colore (per questo motivo tale varietà è considerata preziosa). Questo è l'Opale etiope più pregiato e più conosciuto ed è commercializzato all'estero con il nome di “Opale Welo” (si veda Fig.3; “Opale di fuoco con gioco di colore”).

  • Opale nero: E' decisamente piuttosto raro e si rinviene solamente nella miniera di Stayish ubicata nella provincia di Wollo. Non è un Opale idrofane. Attualmente, tutti gli opali neri presunti provenienti da non meglio identificate località estrattive etiopi sono opali sottoposti a trattamento di colore.

  • Opale bianco varietà preziosa: Si estrae nei pressi della località di Wegel Tena (provincia di Wollo) e presenta un colore del corpo biancastro e uno sfavillante gioco di colore. Inizialmente, furono estratti anche nella miniera di Menz Gishe (provincia di North Shewa) ma risultarono parecchio instabili (principalmente si screpolano subito al calore). Da Wegel Tena, invece, provengono anche i bellissimi opali cristallini incolori.

  • Opale di Shewa o meglio conosciuto come “Mezezo”: Proviene dal giacimento scoperto nel 1994 nella provincia di North Shewa. Questo Opale ha un bel colore del corpo bruno – rossastro, arancione o marrone cioccolato. Ha il difetto di presentare screpolature (fino ad avere un pattern di tipo “Ragnatela”) dovute ad essiccazione.

  • welo
    Fig.3; “Opale di fuoco con gioco di colore”.


I pregio di un Opale etiope (ma anche di un qualunque altro Opale) è dato da un insieme di caratteristiche presentate dalla pietra in esame tra le quali abbiamo il gioco di colore, il colore del corpo e il pattern (modello) mostrato.

L'Opale etiope presenta, più degli altri opali, una vasta gamma di patterns che lo rendono unico. Abbiamo il patternCristallo a motivo largo”, il “Patchwork Rolling Flash”, il “Patchwork a nido d'ape”, il “Nuvola di fuoco”, il “Welo Broad Flash”, il pattern a “Ragnatela”, ecc. Tra i tanti patterns esistenti quello più raro è quello “Arlecchino” mentre quello tipico ed esclusivo dell'Opale etiope (quello che al contempo rende meglio come cabochon) è quello a “nido d'ape” (si veda Fig.4;"Opale con pattern a "nido d'ape".).

pattern nido d'ape
Fig.4;"Opale con pattern a "nido d'ape".

CONCLUSIONI

A dare definitivo slancio alla produzione etiope dell'Opale fu la scoperta, nel 2008, del primo giacimento dei due ubicati nei pressi di Wegel Tena (provincia di Wollo e conosciuta anche come Welo). A differenza degli opali estratti in precedenza in Etiopia (cfr. quelli della provincia di North Shewa) qui l'Opale si presenta prevalentemente bianco con un po' di Opale marrone, talora anche come Opale di fuoco oppure Opale di cristallo incolore. Molti di essi sono di notevole qualità e assomigliano a quelli australiani con giochi di colore molto vividi. Alcuni di essi presentano i caratteristici “modelli a dita” e sono idrofani. La potenzialità di questo giacimento sembra essere enorme (sembra che la sua estensione sia dell'ordine di diversi Km). Dispiace apprendere che l'estrazione, a tutt'oggi, avvenga ancora per mezzo di tecniche minerarie rudimentali (si veda Fig.5; “Estrazione rudimentale dell'Opale”.).

escavazione rudimentale
Fig.5; “Estrazione rudimentale dell'Opale”.

 Infatti, si utilizzano utensili fatti in casa, pale e picconi nonché martelli forniti dal Governo. Poiché gli scavi o meglio le pareti degli scavi non sono supportati da legname, si verificano spesso crolli. Si calcola che, ad oggi, siano morti una ventina di minatori a causa dei crolli delle pareti degli scavi.

Le Microplastiche e loro inquinamento