Piante "ProAmbiente"

  DISTESA A NINFEE   Le  piante  possono contribuire in maniera decisiva alla " salvaguardia " dell' ambiente  in cui viviamo....

lunedì 6 luglio 2026

Sezione schematico - illustrativa del Giacimento Petrolifero di Rose Hill - Virginia (USA).

 

La Roccia madre è costituita da roccia scistosa organogena dell'Ordoviciano - La Roccia serbatoio, invece, dai calcari della Formazione "Calcare di Trenton" di spessore maggiore ai 150 m.


domenica 5 luglio 2026

Ricostruzione NW - SE dell'Edifico a "Nappe" nelle Alpi Europee - Foglio cartografico di "Morcles" (Svizzera).-

 

Tale ricostruzione è la risultante della correlazione tra più sezioni trasversali ugualmente orientate NW - SE e ubicate nelle adiacenze.



















venerdì 3 luglio 2026

La catastrofe del Vajont.

 

Modellazione 3D dei luoghi post - frana, da www.uace. eu.



Foto frana 1963.

Il disastro della diga del Vajont del 1963 fu un evento catastrofico di enormi proporzioni. Il 9 ottobre 1963, circa 260 milioni di metri cubi di roccia franarono dal Monte Toc nel bacino artificiale adiacente. La frana spostò l'acqua, creando un onda gigantesca che travolse e superò la diga andandosi a riversare nel fondovalle distruggendo completamente la città di Longarone e i villaggi vicini di Faè, Pirago, Rivalta e Villanova, uccidendo circa 2.000 persone.

Situata nella profonda gola del fiume Vajont, la diga del Vajont è una diga ad arco in cemento armato. Fu progettata negli anni '20 e completata nel 1959 dalla Adriatic Energy Corporation. Il Monte Toc era storicamente noto come "la montagna che cammina" a causa della sua fragilità geologica. Durante la costruzione e il riempimento iniziale, numerosi geologi e ingegneri misero in guardia sui rischi di frana e sui pericoli derivanti dal riempimento del bacino. Nonostante gli avvertimenti sull'instabilità del terreno e sulle fratture presenti, il bacino fu riempito. Alle 22:39 del 9 ottobre del 1963, un'enorme porzione del versante montuoso crollò nell'acqua a velocità fino a 80 chilometri orari. L'impatto generò un'onda alta fino a 250 metri. Mentre la struttura in cemento della diga rimase in gran parte intatta, l'acqua spostata superò la cresta e si riversò nella valle del Piave sottostante. La città di Longarone e diversi villaggi furono rasi al suolo, causando tra le 1.900 e le 2.200 vittime. La tragedia è ampiamente considerata uno dei peggiori disastri ambientali causati dall'uomo. A seguito dei processi iniziati nel 1968, diversi funzionari della Adriatic Energy Corporation e del governo furono accusati di omicidio colposo e negligenza. Oggi la diga di Vajont è ancora in piedi, ma il bacino non è mai stato riempito di nuovo.


Sezione geologica da nord a sud attraverso la valle del Vajont che mostra la gola del Vajont e la posizione dell'antica frana prima e dopo il 9 ottobre 1963 (da Semenza & Ghirotti, 2000); 1 - Dolomiti principali (Triassico superiore), 2 - Formazione Sowerzene (sottili strati di calcare selcifero grigio alternati a sottili strati di marna sabbiosa rossastra (Giurassico inferiore), 3 - Formazione Igne (calcare da bianco a rossastro, lamellare a strati molto sottili con alcuni livelli silicei; i livelletti di argilla sono comuni lungo i piani di stratificazione di detti calcari (Giurassico inferiore), 4 - Formazione calcarea Vaiont (calcare grigio a strati da medi a spessi (Giurassico medio), 5 - Formazione Rosso Ammonitico (calcare nodulare rosso) e Fonzaso (calcare siliceo e torbiditi carbonatiche (Giurassico superiore), 6 - Formazione calcarea Soccher (Giurassico superiore - Cretaceo inferiore), 7 - Formazione Scaglia Rossa (sottili strati rossi di marna alternati a calcare rosa a strati sottili (Cretaceo superiore - Paleogene), 8 - Depositi quaternari, 9 - ghiaie alluvionali, 10 - faglie e sovrascorrimenti, 11 - superfici di rottura delle frane.

Sinteticamente, numerosi sono i fattori che possono aver causato (da soli o in concomitanza) la frana del versante del Monte Toc:
  - Il fiume può aver eroso le sponde causando il cosiddetto "scalzamento al piede";
  - Le pareti dell'invaso erano costituite da rocce carbonatiche con intercalazioni di livelle argillosi. Inoltre,  tali  rocce erano disposte con giacitura a franapoggio;
 - Possibile dissoluzione carbonatica con creazione di vuoti e cavità pericolosi per la stabilità del versante;
 - Presenza di una paleofrana che può aver inficiato sulla stabilità dell'ammasso roccioso.
 




giovedì 2 luglio 2026

La recente Catastrofe Venezuelana e la Faglia di San Sebastian (FSS).

 

Ubicazione epicentri dei due terremoti del 24/06/2026, da USGS

Una delle caratteristiche più salienti che ha contraddistinto la catastrofe che ha messo in ginocchio di recente (24 Giugno 2026) il paese sudamericano del Venezuela è stato il verificarsi, uno dietro (l'altro in ordine di tempo), di due eventi sismici (entrambi di notevole Magnitudo) ma assolutamente distinti ovvero non facenti parte della medesima sequenza sismica..

La prima scossa, di magnitudo 7.2, si è verificato alle 18:04 ora locale (22:04 GMT) a 23 km a sud-est di Yumare, una città a ovest della capitale Caracas mentre l'altra, di magnitudo 7,5 ha colpito una zona simile appena 38 secondi dopo la prima. Le scosse, in particolare la seconda, hanno causato danni e crolli di edifici a Caracas e nella vicina città costiera di La Guaira. La prima delle due scosse ha presentato profondità dell'ipocentro di circa 20.3 Km mentre la seconda, più superficiale, profondità ipocentrale pari a 10 Km.

Nonostante, come già detto, le scosse non siano ricollegabili tra loro sono accomunate dall'avere la medesima sorgente sismogenetica costituita dalla famosa Faglia di San Sebastian (FSS) caratterizzata da uno spostamento di tipo trascorrente (Strike slip) destro. Questa lineazione tettonica ha colpito diverse volte in passato producendo terremoti di notevole intensità. Infatti, nel 1812 un violentissimo terremoto distrusse gran parte di Caracas provocando decine di migliaia di vittime. Di seguito, nel 1900 un'altra violenta scossa colpì parte della costa centrale. Nel 1967 Caracas fu colpita da un nuovo violento terremoto che provocò migliaia di vittime e feriti.


Sviluppo delle faglie coinvolte nell'interazione tra
 Placca Caraibica e Placca Sudamericana, da USGS

Andamento Faglia di San Sebastian (FSS).

Il margine continentale del Venezuela è interessato da un sistema di faglie trascorrenti destre attive in corrispondenza del quale si ha il confine tra le placche caraibica e sudamericana che si estende verso il mare per oltre 400 Km. La sismicità lungo questo confine tra placche è generalmente moderata (purtroppo non è questo il caso) sia in frequenza che in magnitudo e i tipi di faglia dominanti, come evidenziato dai meccanismi focali, sono trascorrenti e inversi (transpressivi). Gran parte del movimento trascorrente destro tra le due placche avviene lungo il sistema di faglie costituito dalle faglie di Bocoho – San Sebastian – El Pilar – Los Bajos – Warm Spring – Cental Range. Per quanto riguarda i tassi di scorrimento il valore medio è di circa 20 mm/anno. Queste faglie per prima la Faglia di San Sebastian (FSS) conferiscono alla costa settentrionale del Venezuela la tipica conformazione rettilinea che la distingue. Dal punto di vista geomorfologico, in partecolare, la Faglia di San Sebastian (FSS) decorrendo per circa 500 Km a largo della costa centro – settentrionale del Venezuela, da luogo a tre diversi ambienti deposizionali distinguibili da est ad ovest abbiamo La Piattaforma di La Guaira, il Bacino di Choroni e la Piattaforma del Golfo di Triste. Il Bacino di Choroni è un lembo di piattaforma ribassato (Graben) caratterizzato da una serie di canyon che evidenziano la presenza stessa della faglia in oggetto.
Questa faglia avente un tasso di trascorrenza (slip rate) pari a 17 mm/anno presenta (da prospezioni geofisiche) um piano di faglia sub – verticale e in certi tratti sembra essere l'estensione sottomarina del fiaanco della cordigliera costiera venezuelana.



mercoledì 1 luglio 2026

Il Brent

 


Ubicazione 


Sezione sismica trasversale del Viking Graben.

Il Brent (detto anche Brent Crude) è il è il principale petrolio greggio estratto nel Mare del Nord. Prende il nome da un giacimento petrolifero ubicato a largo della Scozia, scoperto nel 1971 e oggi esaurito. E' un petrolio di alta qualità in quanto “leggero” e “dolce” ovvero ha una densità bassa (dunque è abbastanza fluido) e un basso contenuto di Acido Solfidrico H2S e dunque facilmente estraibile dal sottosuolo e altrettanto facilmente raffinabile.

Il giacimento storico di Brent dal quale, come già detto, prende il nome questo petrolio è lungo circa 16 km da nord a sud e largo 5 km, si trova nella parte centrale di una “terrazza di faglia” lunga 65 km sul margine occidentale del Viking Graben, l'estensione settentrionale di un sistema di rift di 1.000 km che si estende verso nord dal Graben del Mare del Nord centrale. Due importanti faglie orientate est-ovest dividono l'area settentrionale del giacimento in un ampio Graben e in una struttura a Horst. Dal punto di vista stratigrafico l'approvvigionamento del “Brent” si ha in due principali giacimenti: Uno costituito dal Gruppo del Brent del Giurassico medio costituito da arenarie e siltiti con scisti e carboni stratificati (spessore 240 m) depositatesi in ambiente deltizio o lagunare e l'altro costituito dalla Formazione Statfjord del Giurassico inferiore/Triassico e costituita da una sequenza di arenarie fluviali a granulometria crescente verso l'alto, con uno spessore variabile, da sud a nord, da 270 a 300 metri. La Formazione di Statfjord è separata dal sovrastante Gruppo del Brent dal Gruppo Dunlin costituito da fanghi e siltiti. Gli idrocarburi sono intrappolati in una semplice struttura monoclinale delimitata da faglie, con un'inclinazione di circa 8° verso ovest, con l'aggiunta di alcune trappole di discordanza di troncamento della cresta causate dallo scivolamento. La Roccia Madre principale è costituita dalla Formazione argillosa di Kimmeridge del Giurassico superiore (si veda in “Sezione sismica trasversale del Viking Graben” la litologia color azzurrino“Upper Jurassic”). Il Brent funge da riferimento per la determinazione del prezzo del petrolio su scala mondiale. Le riserve del giacimento originario di Brent si sono esaurite nel corso degli anni, riducendo la sua quota nella produzione di gas del Regno Unito al 2%. In collaborazione con il Dipartimento per l'Energia e il Cambiamento Climatico (DECC), Shell ha deciso di dismettere il giacimento a causa dell'infrastruttura obsoleta e degli elevati costi di modernizzazione.

Stratigrafia di dettaglio del Viking Graben.


Le Microplastiche e loro inquinamento