Piante "ProAmbiente"

  DISTESA A NINFEE   Le  piante  possono contribuire in maniera decisiva alla " salvaguardia " dell' ambiente  in cui viviamo....

martedì 30 giugno 2026

Sezione Trasversale schematico - illustrativa della Cupola di Baba - Giacimento Petrolifero di Kirkuk (North Iraq).

 


Il giacimento di Kirkuk, risalente all'Eocene-Oligocene, ha uno spessore di 365 metri ed è costituito da una serie di calcari ampiamente fratturati, alcuni porcellanacei e da calcari dolomitici. Questi calcari si sono depositati in una varietà di ambienti, tra cui retro-barriera/lagunare, avan-barriera e bacinali (dunque bacino in graduale sollevamento).


lunedì 29 giugno 2026

Il Texas Oil e il suo Bacino Permiano.

 



Suddivisione del Super Bacino del Texas occidentale (Bacino Permiano).

Sezione schematico - illustrativa del Super Bacino del Texas occidentale,

Una delle aree più importanti per la produzione di idrocarburi  negli Stati Uniti è il Texas o meglio la sua parte occidentale che insieme al settore sudorientale del New Messico il ”Super Bacino del Texas occidentale” detto anche Bacino Permiano o semplicemente Permiano. L'area di detto bacino si estende per circa 250 miglia di larghezza e 300 di lunghezza e contiene numerose formazioni petrolifere (Rocce Serbatoio) a bassa permeabilità ma produttive. Sebbene in passato la produzione di petrolio provenisse dalle loro porzioni più permeabili, l'applicazione della perforazione orizzontale e della fratturazione idraulica (Fracking) ha reso idonee alla produzione commerciale ampie porzioni decisamente meno permeabili con un aumento della resa di idrocarburi tale da arrivare a raggiungere, nell'arco di tempo compreso tra il 1920 al 2019 l'estrazione di ben 28,9 miliardi di barili di petrolio e di piedi cubi di gas naturale (quantità equivalente a un totale di 63 miliardi di barili di petrolio).
Sebbene abbia preso il nome di Bacino Permiano o semplicemente Permiano, il Super Bacino del Texas occidentale iniziò a formarsi nel cambriano a seguito di una fase di rifting alla quale fece seguito una fase di subsidenza a carattere regionale iniziata nell'Ordoviciano medio e proseguita fino al Devoniano con la formazione di un primo vero e proprio bacino chiamato Bacino di Thosa. 
A partire dal Carbonifero, passando per il Permiano e il Triassico l'area di bacino cominciò ad essere distinguibile in tre porzioni principali: Il Bacino Midland (orientale), la Piattaforma del Bacino Centrale e il Bacino Delaware (occidentale). I due bacini (il Delaware e il Midland) soggetti a rapida subsidenza furono caratterizzati da una sedimentazione di acque profonde ricca in materia organica spesso mal decomposta con formazione, successivamente, delle Rocce Madri del Super Bacino. Invece, la Piattaforma del Bacino Centrale che mantenne una quota media più elevata rispetto a quella dei due bacini, accumulò depositi di acque basse costituiti da sedimenti a grana grossa e formazione di piccole Bioherme he andarono a formare le Rocce Serbatoio del Super Bacino. Detto Super Bacino del Texas occidentale è delimitato a est, a ovest e a notd da piattaforme intracratoniche caratterizzate da sedimentazione di acque basse, da deposizione eolica e fluviale. Invece, a sud si ha un bacino di avanfossa (il Bacino di Val Verde) formato dall'orogene costituita dalla Catena di Marathon. Il Bacino di Val Verde collegava tutti e tre i bacini ovvero quello del Delaware, del Midland e la porzione meridionale della Piattaforma del Bacino Centrale.
Come accennato in precedenza, il Super Bacino del Texas occidentale è caratterizzato dalla presenza di molteplici Rocce Madri e sistemi petroliferi formatisi durante le diverse fasi di sviluppo di detto bacino.
Durante la formazione del Bacino di Tobosa, risalente al Paleozoico inferiore, si sono depositate le rocce madri del Gruppo Simpson e degli scisti di Woodford. Durante la fase di transizione dello sviluppo del bacino, si sono depositate le rocce madri degli Scisti di Barnett, e durante la subsidenza del Super Bacino (Bacino Permiano), si sono depositate le rocce madri di Wolfcamp e del Permiano medio (Leonardiano e Guadalupiano).








domenica 28 giugno 2026

Le Frane Sottomarine - Il Caso Storegga..


 





Ubicazione e estensione della draba di Sroregga.

L'evento franoso di Storegga costituisce una delle più grandi frane sottomarine conosciute al mondo e si è verificato al largo dell Norvegia in corrispondenza del margine della piattaforma continentale. Avvenne circa 8.150 anni fa, dopo la fine dell'ultima era glaciale (Wurm), e scatenò un enorme tsunami che devastò le coste dell'Atlantico settentrionale e di quello che allora era il Mare del Nord. In precedenza, si presumeva che la frana avesse spostato tutti i sedimenti depositati durante l'ultima era glaciale, lungo una distanza di circa 300 chilometri. Il volume di sedimenti spostati durante la frana è stato stimato tra i 2.400 e i 3.200 chilometri cubi, una massa sufficiente a ricoprire l'intera Germania con uno strato di sedimenti spesso dai sette ai nove metri. Negli ultimi anni invece si è scoperto che gran parte dei sedimenti del fondale marino si è spostata 12.000 anni prima, dopo il culmine dell'ultima era glaciale. Pertanto, nell'area della frana di Storegga vi fu un'altro evento franoso sorrimarino antecedente chiamato “frana di Nyegga”, così chiamata dai ricercatori in onore della zona di Nyegga dove hanno scoperto le prime prove dell'evento.

Dunque, in definitiva, la frana di Storegga è più piccola di quanto si pensasse in precedenza. Si evince da quanto detto che i movimenti gravitativi sottomarini sulla piattaforma continentale norvegese centrale sono più complessi e più frequenti di quanto si credesse. La teoria convenzionale era che tali grandi frane sottomarine si verificassero in concomitanza con i cicli glaciali. Secondo questa visione, il materiale instabile depositato dallo scioglimento dei ghiacciai veniva rimosso da un'unica frana e trasportato in profondità.

sabato 27 giugno 2026

L'Evento Franoso più luttuoso della storia americana recente - La Frana di Oso (Washinton State/USA).

 


DEM Oso Landslide - USGS

Alle ore 10:37 del 22 Marzo 2014 si verificò quella che è stata da più parti considerata la più “mortale” frana della storia recente americana ovvero la famosa “frana di Oso” dalla località omonima posta a poco più di 6 Km dall'area dell'evento catastrofico. La frana ricoprì con detriti vari un area di 2.5 Km2 inghiottendo un quartiere rurale e provocando la morte accertata di 43 persone e più di 170 dispersi.

La frana si verificò al margine sudorientale di Whitman Bench , un terrazzo fluvio – lacustre sospeso a circa 240 m di quota dal fondovalle e costituito da ghiaia e sabbia depositate durante l'ultima glaciazione (Glaciazione del Wisconsin) all'interno di un lago periglaciale e ad opera di un immissario (deposizione in facies di delta). Il lembo non eroso di tale terrazzo costituisce la sopracitata Whitman Bench dalla quale partì il materiale franato.


Veduta Aerea dell'area in frana.



venerdì 26 giugno 2026

Carta Geologica 3D del Distretto Marmoreo di Carrara.

 

In figura, a colori sono rappresentati i diversi tipi di marmo, come da legenda. Le linee tratteggiate rosse indicano le principali fasce di frattura, i cerchi rossi le cave attive, le linee grigie indicano l'assenza di marmo -  da Creative Commons Attribution 3.0 Unported  


giovedì 25 giugno 2026

Imaging Iperspettrale (HSI) delle Carote di un Sondaggio Geognostico per l'identificazione di minerali alterati da fluidi Idrotermali - Jiangxi, Cina.


Mappatura dei minerali tramite dati iperspettrali di carote di perforazione: (a) immagini a falsi colori delle carote e (b) mappa di congruenza dei minerali alterati e delle carote.


L'Imaging Iperspettrale (HSI) a differenza della normale fotografia digitale acquisisce immagini in centinaia di bande spettrali strette e continue (dal visibile all'infrarosso), creando un "cubo di dati" tridimensionale in cui ogni pixel contiene una firma spettrale unica, identificando cosi la composizione chimica dei materiali.

mercoledì 24 giugno 2026

Affioramento Digitalizzato 3D di un tratto di Formazione Moenkopi interessato da molteplici faglie - Arizona (USA) da sketchfab.com

 


Fig. 1; "Visualizzazione 3D prospettica".


Fig.2; "Visualizzazione 3D fronte vista":

(a) Modello digitale dell'affioramento con orizzonti stratigrafici interpretati (linee bianche), unità stratigrafiche etichettate (A–M, testo bianco) e posizioni dei campioni prelevati XRD (AR1–AR26, riquadri gialli con testo nero). Le posizioni dei campioni AR16–AR26 si trovano al di fuori del campo visivo e sono mostrate nelle loro posizioni stratigrafiche proiettate. (b) Interpretazione strutturale dell'affioramento digitale, che mostra 191 faglie normali (nero) e un sistema di faglie inverse (rosso). Le terminazioni e le intersezioni delle faglie sono codificate a colori per chiarire le relazioni e le geometrie delle faglie interpretate: il bianco indica le estremità delle faglie osservate, il rosso indica le intersezioni tra faglie e il blu indica l'apparente terminazione della faglia al bordo dell'affioramento.



martedì 16 giugno 2026

Sezione Geologica del Geoparco globale UNESCO di Villuercas-Ibores-Jara in Estremadura, Spagna.

 

La sezione mostra una successione alla base della quale si hanno rocce tipiche di aree bacinali profonde (mudstone) interessate da sedimentazione di materiale clastico fine di natura carbonatica  proveniente dall'erosione dei litotipi continentali emersi prospicienti. Il bacino, altresì, venne interessato periodicamente dall'azione di "correnti di torbida" con formazione di depositi sottomariini spesso gradati la cui litificazione portò alla formazione di spessori di areniti del tipo grovacche.....



mercoledì 10 giugno 2026

Le Kimberliti



Le Kimberliti sono la fonte principale dei diamanti e sono da considerarsi rocce ipoabissali costituite dal raffreddamento, in prossimità della superficie, di magmi definiti di “pre-eruzione”.

La roccia Kimberlite (sensu strictu) è costituita da 25% di macrocrustalli di Olivina anedrali con diametro > 1 mm e il 25% di microcristalli di Olivina euedrali con diametro <2 mm dispersi in una pasta di fondo microcristallina oppure criptocristallina. I macrocristalli di Olivina, in realtà, sono xenocristalli incorporati durante la risalita del fuso originario dell'astenosfera attraverso il mantello litosferico peridotitico. I fusi Kimberlitici risalgono fino alla superficie, da profondità di oltre 200 Km, in un solo giorno circa. Una tale velocità di risalita è giustificata dalla essoluzione dal magma stesso di Vapore acqueo e Anidride Carbonica CO2. La genesi dei fusi Kimberlitici non è ancora del tutto chiara. Sia i pennacchi del mantello profondo che i moti convettivi più superficiali legati all'estensione litosferica potrebbero innescare la fusione di questi magmi kimberlitici portandoli alla risalita a profondità minori del mantello. Durante questa risalita repentina strappano via porzioni di rocce incassanti formatesi ad elevate profondità e pressioni, inglobandole nel fuso (xenoliti) costituite da carbonio cristallizzato (diamanti).

Un camino Kimberlitico, dall'alto verso il basso, è costituito nella seguente maniera:

Facies craterica: La morfologia superficiale di un camino kimberlitico, è caratterizzata da un cratere, ampio fino a 2 km, il cui fondo può essere situato a diverse centinaia di metri al di sotto del piano campagna. Il cratere è generalmente più profondo nella parte centrale. Attorno al cratere si ha un anello di materiale tufaceo (tuff-ring) relativamente basso (circa 30 m o meno), se comparato al diametro del cratere.

Facies di Diatrema: I diatremi o camini kimberlitici hanno una profondità di circa 1-2 Km, generalmente con forma a carota (che tende a restringersi con la profondità) e con sezioni circolari o ellittiche in superficie. La zona del diatrema è caratterizzata da frammenti vulcanoclastici, xenoliti e altro materiale, strappato a varie profondità durante la risalita del magma. Alcune caratteristiche dei diatremi sono: presenza di frammenti angolosi di rocce incassanti; materiale juvenile frammentato; xenoliti di rocce incassanti che si rinvengono fino a 1000 m di profondità.

Facies Ipoabissale: I depositi ipoabissali si formano per la cristallizzazione, ad alta temperatura, del magma kimberlitico ricco in volatili. Comunemente si hanno tessiture ignee e la totale assenza di frammentazione. Alcune caratteristiche dei depositi ipoabissali sono: presenza di calcite e serpentino nella matrice.

lunedì 8 giugno 2026

Argille e loro Struttura

 


Le argille sono costituite da minerali (minerali argillosi) appartenenti alla categoria dei fillosilicati a struttura lamellare o a “foglio” (dal greco Phyllon ovvero foglia o foglio). In queste strutture planari i cationi dominanti sono alternatamente il Silicio Si e l'Alluminio Al che combinati con Ossigeno O o Ioni Ossidrili OH vanno a costituire le unità base di detti fogli ovvero i tetraedri di Silicio Si e gli ottaedri di Alluminio Al. Dunque, avremo così, in definitiva una struttura costituita dall'alternarsi di fogli tetraedrici e fogli ottaedrici impilati gli uni sugli altri con disposizione perpendicolare all'asse cristallografico C.


I minerali costituenti le argille si dividono in diversi gruppi:

Gruppo della Kaolinite: Struttura 1:1 ovvero costituita da un pari numero di livelli o fogli tetraedrici e ottaedrici;

Gruppo della Smectite (Montmorillonite): Struttura 2:1ovvero due livelli tetraedrici per ogni livello ottaedrico. Il Gruppo della Smectite si distingue per la la capacità di assorbire espandendosi una notevole quantità di molecole di acqua nell'interstrato;

Gruppo della Illite: Struttura 2:1 dunque dye livelli tetraedrici per ogni livello ottaedrico ma con la particolarità che gli ioni Potassio K tengono saldi fra loro gli impachettamenti e limitano la capacità di assorbire le molecole di acqua;

Gruppo della Clorite: Struttura 2:1:1 ovvero caratterizzata dalla presenza di un ulteriore livello ossidrilico.


domenica 7 giugno 2026

Cristalli di Kaolinite impilati lungo l'asse C - Immagine SEM (Scanning Electron Microscope)




La Kaolinite Al2Si2O5(OH)4 è un fillosilicato appartenente al gruppo dei minerali argillosi e si forma, in prevalenza, dall'alterazione dei feldspati causata dai fluidi idrotermali. Essa forma la cosiddetta "argilla bianca" ovvero il Caolino usato nel settore della ceramica. 

sabato 6 giugno 2026

Sezione schematica di una tipica Sequenza Ofiolitica

 


Le ofioliti (dal greco ophis, “serpente” e lithos “roccia” ovvero “roccia serpente” per via del colore verde che presentano quando alterate) sono generalmente costituite da una sequenza di unità rocciose mafiche e ultramafiche (con vari gradi di alterazione), sia di origine magmatica che metamorfica e costituite da antichi frammenti di crosta oceanica e/o di mantello superiore. La sezione colonnare schematica (figura di cui sopra) mostra le sezioni generalizzate del mantello superiore e della crosta di un'ofiolite. I numeri sulla sezione colonnare corrispondono alle fotografie delle diverse unità rocciose comunemente presenti nelle ofioliti: basalti a cuscino (1, 2); complesso di dicchi stratificati (3); intrusione di plagiogranito (4); gabbro tagliato da intrusioni basaltiche (5); gabbro stratificato (6); intrusione di wehrlite (olivina + clinopirosseno) in gabbro (7); cumuli di dunite stratificati intercalati con cromitite a bande (8); cromitite disseminata (verde giallastro) e massiva (scura) (9); cromitite nodulare con involucro di dunite (10); harzburgite foliata (11); e harzburgite tagliata da dicchi mafici (12). 


venerdì 5 giugno 2026

Peridotite a plagioclasio

 


La Peridotite è una roccia magmatica intrusiva ultramafica (dunque molto ricca in Ferro Fe e Magnesio Mg) e fortemente sottosatura in SiO2. Essa costituisce buona parte del mantello superiore terrestre. Essa affiora all'interno delle sequenze ofiolitiche o la si ritrova come xenoliti ovvero blocchi inclusi in un magma in risalita ed estranei, per origine, alla massa del fuso.

Per poter essere definita tale una Peridotite deve avere una percentuale di Olivina maggiore o uguale al 50 - 60% dell'intera massa rocciosa. Nella Peridotite si riscontra anche una elevata percentuale di Pirosseno. Nel caso della Peridotite a plagioclasio (porzione più superficiale del mantello con Pressioni < 1 GPa) abbonda altresì il Plagioclasio considerato “minerale accessorio”.

Le Peridotiti presentano struttura e tessitura “granulare” (sono rocce intrusive) e faneritica (cristalli visibili a “occhio nudo”). Spesso, nel caso delle Peridotiti a plagioclasio si preferisce parlare di struttura “inequigranulare” (come visibile anche in figura) con i cristalli di Plagioclasio che occupano gli spazi liberi lasciati dall'Olivina.

Nella figura di cui sopra relativa alla sezione sottile sono visibili:

    - Cristalli di Olivina, piccoli, ad habitus prismatico tozzo (talora discretamente visibile), intensamente fratturati a causa della “formazione intracraterica” e con elevata tinta di interferenza (azzurro – violetto – blu);

    - Cristalli di Pirosseno da piccoli a grossi (si veda la porzione in alto a sinistra della figura) con sfaldatura parallela in sezione longitudinale o a losanga in sezione basale e con tinta di interferenza bruno – arancione (in realtà questa tonalità è data anche dalla “sovrapposizione” del colore originario del minerale);

    - Cristalli di Plagioclasio (Albite - Oligoclasio???) fortemente allungati e geminati secondo la “legge dell'Albite” ma anche secondo la “legge dell'Albite – Karlsbad”. Essi presentano tinta di interferenza bassa (bianco – grigiastro).


Sezione Geologica Trasversale della "Grand Staircase" (Grande Scalinata).

 

       La "Grand Staircase" (in Italiano “Grande Scalinata”) è una morfostruttura costituita da 5 grandi ripiani (gradoni) che presentano identica sequenza sedimentaria permo – cenozoica. Essa è ubicata nel SW degli USA e si estende tra gli stati dell'Arizona e dell' Utah comprendendo l'area del Grand Canyon National Park, quella dello Zion Canyon National Park e, infine, quella dell'Bryce Canyon National Park. I 5 gradoni, per convenzione, vengono distinti in base alla colorazione principale che contraddistingue il loro litotipo affiorante.


mercoledì 3 giugno 2026

Colonna stratigrafica e Rapporti stratigrafici dei litotipi costituenti il Grand Canyon - Arizona (USA)

 

Nonostante il Grand Canyon non sia ne il più esteso e nemmeno il più profondo canyon del mondo esso è da considerarsi “unico” nel suo genere in quanto mostra, racchiusa tra le sue rocce spettacolarmente affioranti e colorate, circa due miliardi di anni di storia del pianeta terra. Non esiste altro luogo sulla Terra dove le pagine della storia del pianeta possano essere lette con tanta facilità dall'osservatore, rivelando una storia geologica così lunga e ricca di eventi registrati negli strati rocciosi. Il Dottor John Strong Newberry lo espresse al meglio a metà del XIX secolo: "la più splendida esposizione di rocce stratificate che esista al mondo" (Beus, 2003).

Le rocce del Grand Canyon possono essere suddivise in tre gruppi principali: le rocce del basamento di Vishnu, le rocce del supergruppo del Grand Canyon e le rocce paleozoiche stratificate. Ciascuno di questi gruppi è separato da importanti discordanze stratigrafiche e indica una formazione avvenuta in condizioni geologiche differenti nonché in intervalli di tempo diversi (Mathis 2006). La spettacolare morfologia da esso mostrata è la risultante del processo di erosione espletata dal Fiume Colorado e dai suoi affluenti sulle rocce dell'Altopiano del Colorado formatosi per sollevamento tettonico avvenuto in età precambriana.



martedì 2 giugno 2026

Tafoni nelle arenarie triassiche della Formazione Moenkopi - Arizona (USA)

 


I tafoni sono, essenzialmente, cavità nella roccia generate dell'azione erosiva del vento (fenomeno della corrasione) o dell'acqua marina che deposita sale (aloclastismo).
Essi si formano nelle rocce "granulari" quali ad esempio le areniti.
In Italia si rinvengono in Sardegna (ma anche altrove). Il più famoso è quello di Capo d'Orso.
Nella figura di cui sopra le cavità (tafoni) raggiungono e superano il metro di lunghezza e seguono l'andamento dell'originaria stratificazione.




Le Microplastiche e loro inquinamento