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Visualizzazione 3D della frana di Vette. La frana è colorata di arancione. |
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Mappa della superficie superiore del basamento, inclusa la frana di Vette (delimitata dalla linea tratteggiata gialla). |
Solitamente si è portati a pensare che le frane che si formano nei rift attivi sono in genere di piccole dimensioni ma, durante una delle tante campagne di prospezione sismica effettuate per ricerca petrolifera è stata individuata e ricostruita una frana eccezionalmente grande (340 km² ) nel paleorift sepolto del Mare del Nord. La frana, formatasi in condizioni subaeree, denominata “frana di Vette” si è formata, durante la fase precoce del rift originatosi per collasso gravitazionale post - orogenico (Orogenesi Caledoniana) che ha interessato una cresta di roccia cristallina del basamento, alta oltre 2,5 km e generata da una faglia, la faglia di Vette appunto.
Circa 300 km³ di roccia si sono spostati per circa 8 km lungo un piano di distacco a basso angolo, creando la più grande frana di rift conosciuta al mondo. Al momento dello scivolamento (scorrimento rotazionale), la tettonica del rift aveva trasformato una superficie di denudazione a basso rilievo in una a topografia ad alto rilievo in stile Basin and Range. Questa topografia si è sviluppata in una fase iniziale (Permiano superiore) a causa del rapido accumulo di faglie e del conseguente grande sollevamento del basamento in condizioni climatiche aride che sopprimevano la denudazione.
La faglia di Vette, con immersione di 26° e orientamento NS, ha un rigetto totale di circa 4000 m appena a nord della frana, di cui circa 600 metri sono correlati alla fase di rift del Giurassico superiore. Il rigetto aumenta a circa 4500 m nell'area della frana (secondo la ricostruzione pre-frana) per poi tornare a circa 4000 m a sud della frana. Lo scivolamento si è verificato vicino al punto di massimo rigetto della faglia, dove il potenziale gravitazionale è al suo massimo. Sono state perforate a carotaggio continuo le creste del basamento di entrambi i blocchi di faglia (Hangwall e Footwall). I campioni di basamento sono risultati essere costituiti da rocce metamorfiche di tipo granitoide e anfibolitico, tipiche delle rocce caledoniane e proterozoiche rinvenute sulla terraferma della Norvegia occidentale
Lo scivolamento della massa rocciosa è stato innescato dal potenziale gravitazionale della cresta elevata del blocco di faglia e il fattore scatenante è stato molto probabilmente una scossa sismica dovuta a un forte terremoto, considerando, tra l'altro, che la frana si trovava su una delle faglie più grandi e all'epoca più attive del rift.
Attualmente la superficie della frana è occultata da una sequenza sin-rift di argilliti e arenarie del Triassico inferiore-medio iniziale, spessa fino a 3 km e denominata Formazione Teist.


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