Le otto isole maggiori che costituiscono l'Arcipelago Hawaiano sono solo le terminazioni più recenti di una catena di oltre 80 vulcani che si estende per migliaia di chilometri in direzione nord-ovest nell'oceano Pacifico sia sopra che sotto il livello del mare. Più ci si sposta verso sud-est in questa catena, più giovane è il vulcano, fino ad arrivare all'isola di Hawai'i e a Lō'ihi, che sono costituite da vulcani ancora in crescita sotto la superficie dell'oceano.
Tutti i vulcani (sia attivi che inattivi) di questa lunga catena si sono formati a causa dell'hot spot hawaiano , un pennacchio stazionario (Plume) di materiale surriscaldato proveniente dall'astenosfera che risalendo verso la superficie terrestre fonde la roccia producendo. Quando una parte di questa roccia fusa fuoriesce al di sopra della crosta oceanica, si verifica un'eruzione vulcanica.
Le dimensioni esatte dell'hot spot hawaiano non sono del tutto note, ma è abbastanza grande da comprendere la maggior parte dell' attuale isola di Hawaiʻi. Alcuni scienziati stimano che l'hot spot abbia un diametro di circa 200 miglia, con passaggi verticali molto più stretti che alimentano il magma ai singoli vulcani.
Il processo di formazione delle Hawaii deriva dalla lenta migrazione della placca pacifica (circa 5 – 10 cm l'anno) al di sopra di detto hot spot che resta in posizione fissa. Il sistema ricorda quello di un “nastro trasportatore”. Lentamente, ciascun vulcano (isola) viene spostato verso verso nord-ovest e una nuova porzione di placca verrà interessata da fusione e formazione di un nuovo centro vulcanico attivo. Tutto ciò si ripeterà fin quando sussisteranno le condizioni geodinamiche attuali.
In breve, anche l'isola di Hawaiʻi (attualmente vulcanologicamente attiva), un giorno, verrà spostata dalla placca tettonica alla “deriva” lontano dall'hot spot e seguirà le orme delle isole Hawaii più antiche verso nord-ovest e l'attività vulcanica sull'isola cesserà. Nuove isole vulcaniche, ancora da formare, sorgeranno alle sue spalle presumibilmente leggermente a sud - est di essa.
L'isola di Hawai'i (come detto la più recente della catena di vulcani hawaiana) si è formata dall'azione di ben 5 vulcani tra cui quelli attualmente più attivi sono il Mauna Kea e il Kilauea.
Il Kilauea è il vulcano più giovane e attivo dell'isola di Hawaiʻi, nonché uno dei più attivi al mondo. Esso è chiamato dai nativi Āina a ke akua i noho ai ovvero “Terra dove dimora la dea” dove la dea è la divinità vulcanica di Pelehonuamea.
Nella
storia documentata, il Kilauea ha avuto solo brevi periodi di
quiescenza. Negli ultimi 1.000 anni, quasi il 90% della sua
superficie è stata ricoperta da colate laviche. Alcuni sostengono
che persino il nome Kīlauea si traduca in "eruttazione" o
"grande espansione".
Formatosi
sott'acqua circa 280.000 anni fa, il Kilauea è un tipico vulcano a
scudo con pendii lunghi e poco profondi.
Il
cratere sommitale del Kilauea (Halemaʻumaʻu), è costituito d una
cavità perennemente attiva all'interno, appunto, della caldera
sommitale.
Infine, partendo
dalla cima, il Kilauea presenta due zone di faglia che si estendono
verso est e sud-ovest. Queste zone di faglia ospitano la maggior
parte delle eruzioni che si verificano al di fuori della vetta.
Sempre
a proposito della parte sommitale del Kilauea è da annoverare, in
corrispondenza di molti punti di essa, la curiosa presenza sul
terreno di quelle che sembrano "chiazze dorate di capelli".
Si
tratta di sottili fibre di vetro note come "Capelli di Pelè", dal nome
della divinità vulcanica precedentemente menzionata di
Pelehonuamea. Questi lunghi e fragili filamenti si formano a causa
dei gas durante un'eruzione vulcanica. Quando le bolle di gas vicino
alla superficie di una colata lavica scoppiano, possono allungare la
crosta della lava fusa in lunghi filamenti. I filamenti di capelli di
Pelè possono raggiungere una lunghezza di circa 60 centimetri, ma
avere uno spessore di appena un micron (0,001 mm). Essendo così
leggeri, questi filamenti possono essere sollevati in aria e
trasportati dal vento. Possono accumularsi nelle zone basse e formare
fitti tappeti spessi diversi centimetri. Pur essendo fragili e
friabili, sono anche taglienti. Essendo minuscoli frammenti di vetro,
possono conficcarsi nella pelle umana e, peggio ancora, negli occhi.
È necessario prestare attenzione alle fibre per evitare lesioni
causate dalle schegge.


