La Catena Alpino – Himalayana dell'Hindu Kush è ubicata nell'Asia centrale tra i territori dell'Afghanistan e Pakistan e si estende per una lunghezza di più di 800 Km con quote crescenti man mano che ci si sposta da Ovest verso Est. Queste raggiungono e superano i 7.000 m s.l.m.
Parole chiave: Uccisore di Hindu, Catena montuosa, Orogenesi, mix, Lazurite, Neolitico, Egitto, blu oltremare, maschera funeraria, Fiume Kolscha, marmi bianchi, metasomatosi, fluidi idrotermali, Noseana.
L'Hindu Kush (letteralmente “Uccisore di Hindu”) è una lunga Catena montuosa che si snoda per più di 800 Km attraversando i territori dell'Afghanistan e, prolungandosi verso Est, dell'attuale Pakistan dove raggiunge altezze che superano i 7.000 m s.l.m. La sua origine è da attribuire alla grande Orogenesi Alpino – Himalayana iniziata a fine Mesozoico e tutt'oggi in corso, come del resto dimostrato anche (ma non solo), dalla moltitudine di catastrofici terremoti con epicentro in quelle remote zone in prevalenza montuose. L'Hindu Kush termina ad Est, collegandosi attraverso le montagne del Pamir, nel più ampio Sistema montuoso dell'Himalaya.
Nell'Hindu Kush dell'estremo Nord – Est del territorio afghano si ritrova uno dei più antichi (se non il più antico) distretto minerario per l'estrazione del Lapislazzuli a tutt'oggi conosciuto, quello di Sar – e – Sang (dal persiano“Cima della pietra”) nella Provincia del Badakshan. Da qui proviene la varietà più preziosa di Lapislazzuli del mondo.
STORIA
Il termine Lapislazzuli deriva dal latino Lapis ovvero “pietra” e Lazulum (termine a sua volta di origine araba) che significa “azzurra” e si riferisce non ad un singolo minerale (come generalmente si pensa) ma ad una associazione (un mix) di minerali che danno luogo ad una massa azzurro – bluastra da considerarsi come una vera e propria roccia. La confusione nasce dalla tendenza ad associare il lapislazzuli alla Lazurite ovvero uno dei tanti minerali costituenti la roccia Lapislazzuli (quello che contribuisce, di fatto, in massima parte a dare il colore blu intenso e vivace).
Ciò premesso, le prime tracce di estrazione del Lapislazzuli nell'area di Sar – e – Sang risalgono al Neolitico e con maggiore esattezza a circa 7.000 anni a.c. o poco più, data a cui risalgono le pitture rupestri nei dintorni stessi di Sar – e – Samg. A Mundigak, sempre in Afghanistan, sono stati rinvenuti ornamenti vari e articoli funerari di pregiata fattura risalenti poco più di 4.500 anni a.c. Dello stesso periodo è il lLapislazzuli afghano rinvenuto, sempre come ornamenti, nei monasteri buddhisti distribuiti lungo la via commerciale che conduce alla foce dell'Indo.
Invece, per i primi esempi di Lapislazzuli afghano in Mesopotamia bisogna aspettare il Periodo Ubaid (4.000 a.c. circa) ovvero quel periodo della costruzione delle prime città nell'attuale Iraq.
Da li, il passaggio all'Egitto fu breve e le prime testimonianze di commercio del lapislazzuli sono databili intorno al 3.500 – 3.000 anni a.c. Ma il commercio del Lapislazzuli tra l'Afghanistan e l'Egitto divenne fiorente soprattutto nella media – tarda età del Bronzo ovvero tra il 2.000 e il 1.200 a.c.. Ancora oggi, gli studiosi del settore cercano di capire quali siano tate le vie “preferenziali” attraverso le quali il lapislazzuli di Sar – e – Sang arrivasse in Egitto. L'ipotesi più accreditata è quella per la quale il Lapislazzuli dovesse passare necessariamente dalla Mesopotamia veicolato per mezzo delle grandi vie fluviali costituite dai fiumi come Tigri e Eufrate. Dopodiché, giunti alla foce, per mezzo di imbarcazioni i carichi del prezioso materiale giungevano in Egitto dove, a sua volta, veniva facilmente “smerciato” in tutto il territorio del regno grazie alla principale via di comunicazione del paese, il Nilo. Il Lapislazzuli, in Egitto (ma in verità dappertutto) veniva utilizzato sia come pietra per la manifattura di gioielli che come pigmento (il famoso “ blu oltremare” conosciuto più tardi nel Medioevo anche con il nome di “blu intenso”). Il gioiello più famoso in cui compare il lapislazzuli afghano di Sar – e – Sang è la maschera funeraria del Faraone Tutankhamon.
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| "Maschera Funeraria Tutankhamon" |
GEOLOGIA
Il giacimento di Sar – e – Sang ricade nel settore centrale della Catena montuosa dell'Hindu Kush nell'estremo Nord – Est dell'Afghanistan. Il giacimento è situato all'interno della valle del Fiume Kolscha e i punti di estrazione sono tutti ubicati sul versante orientale del corso d'acqua. Il territorio, in generale, si presenta costituito da una moltitudine di creste aguzze separate da altrettante strette vallive percorse da corsi d'acqua a carattere torrentizio alimentati per fusione nivale. I punti di estrazione riferibili a questo giacimento sono 7 (almeno fino al 1976) e si sviluppano altimetricamente tra le quote di 2.700 e 3.400 m s.l.,m.
L'azione erosiva del Fiume Kolscha ha “messo a giorno” le rocce del substrato costituite essenzialmente da corpi ignei intrusivi granitoidi metamorfosati (come Gneiss occhiadini), marmi bianchi (sia calcitici che dolomitici), skarn a pirosseno (Diopside) e calcefiri a pirosseno (Forsterite). Tutti questi litotipi sono di età precambriana, quindi prima del Paleozoico (Archeano) e sono raggruppati a costituire la Formazione Sakhi.
Da più parti si ritiene che l'origine del Lapislazzuli di Sar – e – Sang sia attribuibile a metasomatosi (ovvero scambio molecola per molecola o ione per ione favorito da fluidi idrotermali) tra le rocce granitoidi metamorfosate (precedentemente menzionate) e i marmi di colore bianco. Il Lapislazzuli si rinviene all'interno di questi ultimi e sottoforma di potenti lenti (fino a 6 m di spessore) o di più o meno aguzze ondulazioni (drappeggi).
Il Lapislazzuli di Sar – e – Sang è costituito da una vasta gamma di minerali tra i quali si ha la Lazurite, l'Hauyna, la Sodalite, la Flogopite, il Diopside, la Calcite, la Pirite, ecc. Ma a rendere pressoché unico il Lapislazzuli proveniente da questo giacimento è l'elevata percentuale in Lazurite ovvero, il minerale che conferisce, primo tra tutti, il colore blu (il famoso blu oltremare). La Lazurite è un feldspatoide (appartenente al gruppo della Sodalite) che cristallizza nel Sistema cubico e con formula (Na,Ca)8.(S,Cl,SO4,OH)2.(Al6Si6O24). Talora, questi minerali di cui sopra si presentano distinti dalla “massa Lapislazzuli” e in più mostrano con un bellissimo habitus e pertanto, sono molto ricercati dai collezionisti.
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| "Lapislazzuli grezzo" |
Aspetto opaco. Colore blu oltremare con venature bianche di Calcite e dorate di Pirite, Durezza 5 – 6 della scala di Mohs, Peso specifico 2,5 – 2,9 g/cm3, Indice di rifrazione medio 1,50
Per concludere, esiste un Lapislazzuli italiano? Si, esiste! Ma esso non si presenta sottoforma di giacimento minerario ovvero come un qualcosa di "minerariamente" “coltivabile”. Si rinviene, piuttosto, in masserelle globulari all'interno di alcune rocce ignee alterate da fluidi idrotermali e appartenenti alle provincie magmatiche dei Colli Euganei, del Vesuvio e del Viterbese. Purtroppo, questo lapislazzuli “nostrano” non è così ricco in Lazurite (come l'afghano) ovvero di quel minerale che, come detto in precedenza, conferisce la colorazione caratteristica del lapislazzuli di alta qualità (ovvero il “blu oltremare”) dell'Hindu Kush. Al suo posto, presenta invece, una elevata percentuale di un altro feldspatoide del gruppo della Sodalite ovvero la Noseana che non da, assolutamente, lo stesso effetto cromatico della Lazurite.



