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domenica 19 luglio 2026

Il Petrolio Siciliano.

 

Assetto geologico stratigrafico - strutturale della Piattaforma Iblea.

In Sicilia, gli idrocarburi sono noti da secoli grazie al manifestarsi di veri e propri affioramenti petroliferi nonché alla presenza di calcari impregnati di bitume, Sfruttati dal XIX, negli anni '50, diversi pozzi poco profondi furono perforati nell'avampaese Ibleo con l'obiettivo di estrarre idrocarburi. In particolare, nel territorio siciliano sono presenti affioramenti di petrolio nel settore delle Madonie le quali costituiscono una porzione della Cintura a pieghe e sovrascorrimenti (Thrust – fold Belt) neogenica e, impregnazioni di bitume nei carbonati porosi della Formazione di Ragusa, in affioramento ma anche, nel sottosuolo dell'avampaese ibleo (piattaforma carbonatica di Ragusa), e sfruttato sottoforma di miniere di asfalto le più famose delle quali sono quelle di Streppenosa, Castelluccio e Tabuna. Qui, il petrolio, generalmente “pesante”, proviene da rocce madri del Triassico e del Giurassico e si ritrova intrappolato in rocce serbatoio carbonatiche coeve alle precedenti.

Più precisamente, il giacimento petrolifero del Ragusano si sviluppa principalmente nei carbonati del Triassico presenti nel bacino del Fiume Irminio, a sud della città di Ragusa. Inizialmente perforato dal “Pozzo Ragusa – 1”, il giacimento risulta collocato su un'elevazione strutturale formatasi durante una fase di rifting neotetidea. Successivamente è stato saturato dagli idrocarburi migrati da rocce madri coeve e derivanti da fanghi carbonatici ricchi di materia organica depositati in un ambiente di bacino euxinico (ovvero i calcari della Formazione di Noto). Il giacimento vero e proprio è costituito da dolomie del Triassico superiore, massicce e fortemente fratturate appartenenti alla Formazione di Gela ed è sigillato, verso l'alto, da spessi sedimenti detritici ricchi di argilla appartenenti alla Formazione giurassica di Streppenosa.

Nel Febbraio del 2016, a seguito di uno “scuotimento sismico”, si notò, nell'area, una ingente fuoriuscita di petrolio che andò a impregnare fratture, piani di faglia e i pori dei terreni sciolti più superficiali.

Il petrolio siciliano è, come già accennato in precedenza, un greggio “pesante” ovvero molto denso e viscoso nonché ricco di metalli pesanti e zolfo (sottoforma di Acido Solfidrico H2S) e pertanto, per essere estratto nonché reso utilizzabile sono necessarie particolari tecniche e accorgimenti.



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