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sabato 3 gennaio 2026

L'Isola degli Dei e il suo scomodo inquilino - La bellissima Bali e il Vulcano Agung

 

Orlo di cratere Agung


L'isola di Bali (conosciuta anche con il nome di “Isola degli Dei”) ha come coordinate 8°39' S e 115°13' E e ha una estenzione di circa 5.000 Km2. Fa parte delle Piccole isole della Sonda ed è posizionata tra le isole di Giava (ad Ovest) e di Lombok (ad Est) e bagnata a Sud dall'Oceano Indiano e a Nord dal Mar di Bali.

Già nei primi anni 60 (del secolo scorso) Bali era considerata tra le più gettonate mete turistiche del Sud-Est asiatico, anche grazie all'enorme biodiversità della sua fauna e della sua flora selvatica. A tal proposito, risulta interessante sapere che, in corrispondenza del “braccio di mare” che separa l'Isola di Bali con quella di Lombok, passa la famosa “Linea di Wallace”, ovvero, quel confine immaginario che separa, dal punto di vista naturalistico e biologico, l'Asia dall'Oceania (dal punto di vista biologico, due “mondi diversi” in termini di fauna e flora). Ma Bali è famosa anche e soprattutto grazie alle sue spiagge, ai suoi templi, alle sue risaie (disposte tipicamente "terrazzate") una delle quali, quella di Jatiluwih, talmente bella da diventare, recentemente, patrimonio dell'UNESCO o ancora alle sue foreste pluviali dell'Ovest dell'isola e alle sue montagne ubicate, soprattutto, nel settore Nord e in quello Est di Bali tra le quali spicca, con i suoi 3.142 m di altezza, il Monte Agung che ha anche una connotazione religiosa per il popolo balinese il quale, lo considera un po' “Il protettore” dell'isola ma, è proprio il Monte Agung che diede vita tra il 1963 3 il 1964 ad una tra le più pericolose minacce per l'isola paradisiaca. Infatti, il Monte Agung non è altro che un enorme vulcano appartenente alla micidiale categoria dei “vulcani strato” chiamati anche “stratovulcani” che, a partire dal Febbraio del 1963 fino al Gennaio del 1964 ha dato mostra di se, ricordando a tutti che Bali fa parte della cosiddetta “Cintura di fuoco”, alternando eruzioni di tipo lavico e esplosioni che nel complesso costituiscono di fatto, il più grande evento eruttivo dell'Indonesia del XX° secolo, terrorizzando (ma anche facendo vittime, circa 1.100) la popolazione locale e gli ignari turisti. Più di recente (nel 2017 e nel 2022) l'Augung ha dato segni chiarissimi del suo stato di vulcano attivo e, attualmente, viene costantemente monitorato.

Risaia UNESCO


                            Parole chiave: Isola, Arco Vulcanico, stratovulcano, Vesuvio, subduzione, Cintura di fuoco, eruzione, esplosione, materiale piroclastico, aerosol, lahar, Sarno, Rischio Idrogeologico.

CONTESTO TERRITORIALE

L'Isola di Bali si estende per circa 5.000 Km2 (quasi il doppio dell'estensione del Lussemburgo e la metà di quella dell'Isola di Cipro) tra le Isole di Giava (ad Ovest) e di Lombok (ad Est) e fa parte dell' ”Arco Vulcanico delle Piccole Isole della Sonda”. Essa è bagnata a Sud dall'Oceano Indiano e a Nord dal Mar di Bali.

Per quanto riguarda le attrazioni paesaggistiche più strettamente connesse con la morfologia del territorio l'isola risulta essere costituita dall'avvicendarsi di bellissime spiagge (come quelle di Sanur e Jimbaran), di cascate (prima fra tutte quelle di Munduk), di laghi ( come quelli denominati come “Laghi gemelli” Buyan e Tamblingan), di alture (quelle di Munduk) e di montagne di origine vulcanica, come il panoramico M.te Batukaru, quello di Bakur (famoso per la sua “alba”) e infine, il più alto e maestoso nonché sacro Monte Agung, un cono vulcanico ubicato nel settore orientale dell'isola (coord. Lat 8° 20' 43'' e Long 115° 30' 15'') e che si staglia, con i suoi 3.142 m di altezza nei cieli dell'isola (quasi alto quanto l'Etna, per intenderci, la cui quota sul livello del mare è di 3.403 m),(si veda Fig.1 "Ubicazione Isola di Bali e M.te Agung"-Fig.2;"Panoramica M.te Agung").

Isola Bali e posizione Agung
Fig,1; "Ubicazione Isola di Bali e M.te Agung". (da Google maps modificato).


Panoramica M.te Agung
Fig.2; "Panoramica M.te Agung".


CRONOSTORIA E MAGMATISMO DELL'AGUNG

Geologicamente, l'Augung è uno stratoulcano ubicato sul margine sud-orientale della caldera del vicino M.te Bakur (Wheller e Varne 1986) e anch'esso un vulcano che col suo cratere centrale “Gunung Bakur” eruttò nel 1926 e anche nel 1963 in corrispondenza con la “fase calante” dell'eruzione del Agung (conosciuto, con riferimento al suo cratere centrale, come Gunung Agung)..

Ma prima di addentrarci nella cronostoria dell'evento eruttivo del 1963 - 1964 vediamo meglio cosa si intende per vulcano strato o stratovulcano. Uno stratovulcano è un vulcano avente forma da conica a troncoconica con pareti piuttosto ripide (fino ad una angolazione delle stesse di 45°) ed è costituito da un'alternanza, non sempre regolare, di strati di lava solidificata e strati di materiale piroclastico (cenere, lapilli, pomici e brandelli di lava). Gli strati di lava sono il frutto di normali colate effusive mentre, quelli costituiti da materiale piroclastico, corrispondono ed episodi esplosivi. Generalmente, gli stratovulcani hanno un magma molto ricco in SiO2 e dunque, le lave da essi “prodotte” sono molto viscose e per questo non percorrono mai grandi distanze prima di raffreddarsi. La stessa elevata pendenza dei versanti del cono vulcanico è una diretta conseguenza dell'elevata viscosità del magma. In Italia, il più famoso degli stratovulcani è il Vesuvio.

Il vulcano Agung, così come tutti gli altri dell'Isola di Bali e, con essi quelli di tutto l'Arco Vulcanico delle Isole della Sonda (sia Grandi che Piccole) hanno origine dalla subduzione della Placca Australiana al di sotto di quella Euroasiatica.

Per subduzione intendiamo quel fenomeno per il quale, una placca si “inabissa” sotto un'altra adiacente, in direzione del mantello e secondo un piano inclinato chiamato “Piano di Benioff” (si veda Fig.3;"Sezione schematica-illustrativa del fenomeno subduzione"). Man mano che questa porzione di placca subdotta si approfondisce nel mantello viene (come si dice in gergo) “consumata”, ovvero, fonde. La risalita in superficie di questo materiale fuso genera un vulcano (come l'Agung) o meglio, un Arco Vulcanico (come l'Arco della Sonda).

Illustrazione Subduzione
Fig.3; "Sezione schematico - illustrativa del fenomeno subduzione".


L'eruzione del 1963-1964 dell'Agung è stata, da molti, considerata tra gli eventi vulanici più importanti del XX secolo, in particolare per i suoi possibili effetti sul clima globale (Self et al. 1981; Rampino e Self 1982, 1984). E' stata l'eruzione, in epoca storica, più devastante e di maggiore magnitudo di un vulcano indonesiano dall'eruzione del Krakatoa del 1883 (infatti, in precedenza, in epoca “non storica”, 74.000 anni fa, si ebbe la superesplosione del M.te Toba nell'Isola di Sumatra, la più grande esplosione di tutti i tempi avvenuta in Indonesia e tra le più grandi mai avvenute al mondo).

L'Augung, con i suoi flussi piroclastici, i suoi lahar (un lahar è sostanzialmente una “colata di fango piroclastico” molto fluida, veloce e pericolosa) e in misura minore i suoi terremoti causò la morte di oltre 1.100 persone.

Precedentemente all'eruzione del 1963, l'Augung rimase in quiescenza per 120 anni. Dell'eruzione del 1843 non si sa molto ma, dal 1908 al 1917 fu notato un aumento dell'attivita solfatarica in corrispondenza del cratere centrale (Zen e Hadikusumo, 1964).

Il 18 Febbraio 1963, dopo 2 giorni si scosse sismihe più o meno significative, iniziò dalla bocca sommitale del vulcano, un'attività esplosiva di entità modesta che proseguì con intensità sempre più crescente fino a metà marzo. Essa si estrinsecò, in massima parte, con l'espulsione esplosiva di materiale piroclastico incandescente costituita in massima parte da ceneri e con la formazione di una colonna eruttiva che raggiunge un'altezza di 6 Km al di sopra del cratere centrale. Il 19 Febbraio e per 26 giorni consecutivi, contemporaneamente alla ricaduta in superficie, del materiale più fino della colonna eruttiva (ceneri e lapilli) si ebbe l'inizio della fase effusiva con il riversarsi, dalla parte settentrionale del cratere, di lave a composizione andesitica (tenore in SiO2 tra il 53 e il 63 %) a blocchi e viscosa. La colata lavica raggiunse una lunghezza di 7.5 Km (Kusumaditana, 1964a). Questa fase fu interrotta il 17 marzo dal primo dei due eventi esplosivi parossistici dell'Agung. In realtà, questo primo evento esplosivo fu piuttosto “moderato” con una durata di 7 ore e un periodo attività massima di sole 3.5 ore (dalle 05.30 alle 09.00 ora locale), (Surjo, 1981). Nonostante ciò, questa prima fase esplosiva produsse una colonna eruttiva con altezze comprese tra i 19 e 26 Km sul livello del mare e una deposizione per ricaduta al suolo di scorie, lapilli e ceneri per un volume totale di 0.2 Km3. La ricaduta per dispersione del materiale più fino (cenere) fu segnalata fino a Giacarta (Giava occidentale) dunque, ad una distanza di circa 1.000 Km dal vulcano. Ma il mese di marzo a Bali cade entro la “stagione delle piogge” e i depositi piroclastici contenenti abbondanti ceneri (tephra) cominciarono ad essere erosi dalle abbondanti piogge torrenziali del periodo generando, rapidamente, lahar che raggiunsero le pianure e perfino le coste causando numerose vittime e la distruzioni di numerosi villaggi. Intanto, le esplosioni in corrispondenza della bocca sommitale del cratere centrale continuarono.

Il 16 maggio, si verificò la seconda e più distruttiva delle due fasi esplosive dell'Agung. Essa generò subito, in 4 – 5 ore soltanto, colonne piroclastiche che si stima abbiano raggiunto, almeno, i 10 Km al disopra della sommità del vulcano che a causa del “collasso della colonna” con conseguente caduta del materiale piroclastico in carico, “sommerse” parecchi villaggi con danni ingenti e vittime di numero non ben precisato. Il parossismo del 16 maggio 1963 si ebbe durante la “stagione secca” ma, quando iniziò, nel novembre successivo, la “stagione delle piogge” i depositi piroclastici di lahar si rimobilizzarono a causa delle intense piogge, soffocando valli, canyon e pianure, provocando così, numerose vittime e la “livellazione del paesaggio” andando a costituire una unica superficie piana (pianura) in cui le valli non erano più visibili e distinguibili le une dalle altre.

Per i motivi di cui sopra, la seconda fase esplosiva è da considerarsi notevolmente più devastante e distruttiva della prima.

Sebbene, i resoconti dei testimoni oculari indichino altezze massime delle colonne eruttive, relative alle due fasi principali di esplosione dell'Agung, di circa 13 Km sopra il livello del mare (Zen e Hadikusumo, 1964), un apposito aereo usato per il campionamento atmosferico sui cieli dell'Australia, ha rilevato la presenza (a partire dall'aprile 1963 per circa un anno) di aerosol di acido solforico H2SO4 e di ceneri ad una altezza di 20 Km sul livello del mare, suggerendo così che, in entrambi i fenomeni esplosivi parossistici, le relative colonne eruttive fossero ben più alte di quanto testimoniato in precedenza (Rampino e Self, 1982; Self e King, 1996).

Dopo gli eventi fin qui descritti, l'attività del “sistemaAgung andò via via spegnendosi (Gennaio 1964) fin quando, il 21 novembre 2017, dopo un periodo di intensa attività sismica (iniziata nel mese di agosto) e di deformazioni del suolo tanto grandi da essere misurabili, l'Agung tornò a far parlare di se con l'emissione di una piccola colonna di fumo e cenere di altezza non superiore ai 400 – 500 m rispetto alla quota della bocca del cratere centrale. Questa eruzione è da annoverare tra le cosiddette “esplosioni freato-magmatiche” causate dall'infiltrazione di quantitativi di acqua (provenienti da falde idriche o dal mare o ancora dal sistema idrotermale del vulcano, come avvenne per l'Agung) all'interno dell'edificio vulcanico e della camera magmatica stessa la quale, a contatto col magma avente elevatissime temperature, passa repentinamente e violentemente dalla fase liquida a quella gassosa (vapore acqueo) provocando uno straordinario aumento della pressione interna al vulcano e dunque, prima o poi, una esplosione vera e propria.

Il giorno successivo, ovvero il 22 novembre si ebbe, per lo stesso meccanismo sopra descritto, una ulteriore esplosione che produsse, stavolta, una colonna di fumo costituita da gas e cenere avente un'altezza di circa 1.600 m. Contemporaneamente, cominciarono ad essere visibili strani bagliori provenienti dalla bocca del cratere che furono, immediatamente e giustamente, identificati col la presenza di magma fin l'orlo del cratere, ormai colmo. Si suppose, a quel punto, che l'attività sismica che caratterizzò l'Agung a partire dall'agosto 2017 fino a settembre dello stesso hanno fu causata da “iniezioni” di nuovo magma (sottoforma di dicchi) localizzabili nel sottosuolo compreso tra la caldera del Bakur e l'Agung stesso. Questo nuovo magma portò ad un aumento delle temperature della camera magmatica e del condotto dell'Agung (nonché del magma già presente) in conseguenza del quale, si ebbe la trasformazione in gas (vapor acqueo) di notevoli masse di acqua appartenenti al sistema idrotermale del vulcano con conseguente esplosione.

A questo punto, scoppiò il panico. Le autorità si mossero evacuando circa 140.000 persone per un raggio di 10 Km del cratere dell'Agung. Venne chiuso, altresì, l'aeroporto di Bali e molti, compreso migliaia di turisti, di conseguenza, furono costretti a lasciare l'isola via mare. Il 28 novembre, tutto sembrò terminare, con la più pericolosa delle insidie del vulcano Agung, i lahar. A causa delle ingenti piogge le ceneri appena depositate (ma anche quelle dei depositi precedenti) si mobilizzarono creando colate di materiale piroclastico (lahar) a “fiumi” (veri e propri torrenti) che, arrivarono a lambire le coste intensamente abitate e meta di turisti provenienti da ogni dove.

Infine, a partire dal 3 aprile del 2022 l'Agung si è rifatto vivo con una sequenza di 3 eruzioni di modesta entità. La prima si è avuta il 3 aprile stesso con l'emissione di una colonna di gas e ceneri alta fino a 3.7 Km dal livello del mare. La seconda, il 27 maggio, ha prodotto una colonna di gas e cenere, stavolta più alta della precedente, ovvero, circa 5.5 Km sul livello del mare. La terza eruzione, ha mostrato (tramite immagini satellitari in condizioni di cielo sereno), invece, una colonna di altezza pari a 3.7 Km dal livello del mare, costituita in prevalenza da gas e senza presenza di cenere.


EFFETTI CLIMATICI          

L'eruzione dell'Agung (1963-1964) secondo stime accreditate, produsse un quantitativo tale di aerosol solfatico (ovvero. anidride solforosa SO2 e acido solforico H2SO4) più particelle fini e ultrafini di cenere da determinare la “schermatura” della radiazione solare (soprattutto radiazione a “onde corte”) in entrata nell'atmosfera terrestre, con un conseguente abbassamento (durato per circa un po' più di un anno dopo gli eventi eruttivi) delle temperature medie globali di 0.3 C°.


CONCLUSIONI

Il vulcano Agung occupa il quinto grado della scala del VEI (Volcanic Explosivity Index) ovvero Indice di Esplosività Vulcanica nella quale ricadono i vulcani che producono un volume di materiale piroclastico maggiore o uguale a 1 Km3 e con un “tempo di ritorno” di 50 anni. Pertanto, l'Agung è lontano da poter essere considerato un supervulcano (ottavo grado scala VEI) ma, per la piccola Isola di Bali, in fondo, lo è quasi stato o lo potrebbe essere in futuro, considerando la sua costituzione (stratovulcano) e la genesi (fenomeno di subduzione) che non si discosta molto da quelle che caratterizzano il grande supervulcano del Toba. Ad ogni modo, leggendo a proposito dell'eruzione dell'Agung, balza subito agli occhi che, a differenza di quanto accadde per l'esplosione del 1883 del Krakatoa (vista in un Post precedente) dove a seminare morte e devastazione furono le “nubi ardenti”, qui nell'Agung, a distruggere e a causare morte furono, soprattutto, le colate di fango piroclastico, dunque acqua più materiale piroclastico, ovvero i lahar che si generarono per rimobilizzazione del materiale piroclastico già deposto, in concomitanza delle forti piogge monsoniche. Dunque la “distruzione” non avvenne direttamente da un fenomeno di tipo “igneo” (come può essere una esplosione, una nube ardente, una colata lavica, ecc.) ma bensì , da un fenomeno più legato all'aspetto “sedimentario- deposizionale” conseguente agli eventi accaduti.

Diamo una definizione del fenomeno lahar:"In vulcanologia si intende per lahar, una colata di fango formata da materiale piroclastico, che scende per gravità dopo essersi imbevuta di acqua lungo i fianchi di un vulcano." (da Dizionario Treccani online).

Fenomeni riconducibili alla categoria dei lahar si sono avuti anche in Italia, nel recente passato (5 maggio 1998) e, più precisamente, nel territorio dei Comuni campani di Sarno, Quindici ed altri dove colate di materiale piroclastico (cenere, lapilli, pomici e scorie vulcaniche) derivanti dalle antiche eruzioni del Vesuvio, causarono la morte di almeno 60 persone e la distruzione di edifici, strade, ecc.

Attualmente, le aree adiacenti il Vesuvio, l'Etna, i Campi Flegrei e anche lo stesso Stromboli, sono costantemente monitorate per far fronte, tempestivamente, al possibile verificarsi del fenomeno distruttivo costituito dai lahar, (Fig.3-Fig.4- Fig.5 rispettivamente "Panoramica del Vesuvio" - "Panoramica dello Stromboli" - "Eruzione Etna").  

Vesuvio
Fig.3; "Panoramica del Vesuvio".


Stromboli
Fig.4; "Panoramica dello Stromboli".



Colonna fumo Etna
Fig.5; "Eruzione Etna".


Infine, il “fenomeno lahar” è contemplato tra le varie Pericolosità inerenti il “Rischio Idrogeologico” del Territorio Italiano.

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