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martedì 13 gennaio 2026

Le bellissime 7 - L' Arcipelago vulcanico delle Isole Eolie

 

Panoramica tramonto Stromboli

Parole chiave: Arcipelago, isole, specie endemiche, fauna, flora, paesaggio, UNESCO, Eolo, Provincia Magmatica, Arco Vulcanico, Seamounts, magmatismo, subduzione, Bacino di Retroarco, stratovulcano, serie magmatica, faglia, Stromboli, frana, Sciara del Fuoco, tsunami.


L'Arcipelago delle Isole Eolie (detto anche più semplicemente “Isole Eolie”) è un arcipelago siciliano che conta un numero di abitanti pari a circa 15.000 unità ed è facente rientra Territorio della Provincia di Messina. Esso è costituito da un “gruppetto” di sette isole di origine vulcanica situato nel Mar Tirreno meridionale ad una distanza minima di circa 22 Km dalle coste siciliane (la distanza è riferita all'Isola di Vulcano, la più vicina). L'arcipelago fa parte di una più ampia “struttura” detta “Arco Vulcanico” (in questo caso “Arco vulcanico delle Isole Eolie”) composto dalle sette isole maggiori (ovvero i sette vulcani affioranti in superficie) più cinque isolotti ubicati nei pressi di Panarea e sei “promontori” vulcanici sottomarini (Seamounts) dei quali, successivamente, faremo menzione. Tutti coloro che hanno avuto l'occasione di visitarle (almeno una volta) non hanno potuto fare a meno di notare quanto le isole dell'arcipelago siano estremamente differenti l'una dall'altra sia in termini di fauna e flora (spesso con presenza di specie endemiche) che in termini di paesaggio.

Per questo motivo (la grande biodiversità) e per l'eccezionale valore naturalistico, vulcanologico e, anche archeologico, dal Dicembre dell'anno 2000 l'arcipelago tutto è entrato a far parte del Patrimonio dell'Umanità UNESCO.

Ogni anno, le Isole Eolie sono visitate da un gran numero di turisti che, secondo alcune stime, arriva a circa 500-600.000 unità.

Per quel che riguarda la Flora essa è costituita in prevalenza da specie tipiche della “macchia mediterranea” come Bouganville, Fichi d'India, Palmette nane, la comune Ginestra, gli arbusti aromatici (Rosmarino, Timo, Lentisco e il famoso Cappero di “Salina”) ma non mancano le specie endemiche delle Eolie quali, prima fra tutte, la Ginestra “Sp. Genista tyrrehena”, ed altre. 

Non mancano nemmeno gli alberi da frutto, soprattutto, il Fico, il Mandorlo, il Carrubbo, e così via.

Invece, la Fauna è caratterizzata da numerose specie di insetti endemiche quali, coleotteri, ragni e prima fra tutti la cosiddetta “Farfalla Sfinge” ovvero una farfalla, abbastanza comune e facile da incontrare, che presenta ali di color marroncino e che può raggiungere i 10 cm di apertura alare.

Altra specie endemica delle Isole Eolie è la Sp. Podarcis raffonei ovvero Lucertola delle Eolie”, ormai ridotta quasi all'estinzione, che presenta una colorazione più scura e decisa rispetto alla lucertola comune e, avente come particolarità, delle macchiette sotto la gola.

Nelle isole dell'arcipelago sono presenti anche interessantissimi casi afferenti al fenomeno del “Gigantismo insulare” (se ne parlerà meglio, forse, in occasione di altri Post) mostrato nel Ghiro e nel Ratto.

Infine, è presente una larga schiera di specie volatili, diventate qui stanziali, come il Gabbiano Reale, il Passero Maltese, il Corvo Imperiale, la Poiana, il Falco Mediterraneo, il Falcone della Regina, ecc.

Per quel che concerne le attrazioni di tipo paesaggistico queste sono strettamente connesse con la natura e le vicissitudini di carattere geologico che hanno coinvolto le isole sin dalla loro nascita e formazione. Tra esse vale la pena ricordare le “piscine geotermiche” di Vulcano con acqua ricca di sali minerali che sgorga in superficie ad una temperatura di circa 50 C°. Sempre nell'Isola di Vulcano vale la pena cimentarsi nell'ascesa al “cratere” alla fine della quale è possibile osservare l'interno del cratere caratterizzato da attività sulfurea e costellato da concrezioni e patine giallo zolfo (esperienza tanto faticosa quanto bella, da non perdere!!!). Ancora a Vulcano è bene ricordare il gettonatissimo e affollato “Laghetto dei fanghi termali” costituito da una piscina naturale in cui le acque di falda sgorgano ricche di vapori di zolfo (dal tipico odore di “uova marce”) ma i cui fanghi sono considerati decisamente curativi.

A poca distanza si ha la suggestiva spiaggia chiamata “Sabbie nere” in quanto costituita da materiale lavico scoriaceo finemente frantumato dalle onde del mare che si infrangono sulla battigia.


Cratere zolfo Isola Vulcano

Altre bellezze paesaggistiche da non perdere, in un ipotetico viaggio alle Isole Eolie, sono Stromboli e Strombolicchio, entrambe raggiungibili via mare, e in cui, nel primo, si distingue la “Sciara del fuoco”, ovvero, uno dei versanti del cono vulcanico (chiamato in dialetto Iddu o Iddru ovvero “Lui”) in cui si riversano i lapilli incandescenti e le pomici della attuale fase magmatica esplosiva. Nel secondo, invece, (Strombolicchio), poco più di uno scoglio, si possono ammirare le meravigliose pareti a strapiombo costituenti i versanti del cono vulcanico che lo costituisce. In cima, svetta il faro. Consiglio, per esperienza personale, di “visitare” lo Stromboli in "azione", restando poco a largo, su una barca e di notte, lo spettacolo del bagliore rosso fuoco che si “innalza” dal cono vulcanico in eruzione è unico e meraviglioso.

Da non dimenticare, inoltre, sono i meravigliosi quanto unici fondali delle Eolie, dai colori passanti dal bianco (quando il fondo è costituito da pomici) al nero (nel caso in cui il fondo è costituito da lave, lapilli e scorie vulcaniche). Inoltre, il fondo è spesso interrotto da vertiginose quanto spettacolari pareti costituite dal fronte delle colate laviche oppure da porzioni di coni vulcanici e orli di cratere “relitti”.

Infine, è presente un parco archeologico, ovvero, “Il Parco Archeologico delle Isole Eoliche” (con l'istituzione, nel 1954, di un apposito museo sito a Lipari) che comprende le Isole di Lipari, Panarea, Filicudi e Salina nel quale, sono visibili e visitabili suggestivi villaggi preistorici di età neolitica (5.000 a.c.), necropoli greche e romane e anche terme di epoca romana.

Inoltre, tra il mito, la leggenda e la storia, molti sono gli affascinanti riferimenti alle Isole Eolie nella mitologia, soprattutto in quella greca dove il dio Eolo era considerato il Signore dei venti a cui Zeus diede il compito di controllare i venti facendoli spirare da una parte all'altra, a suo piacimento, per poi finire col custodirli dentro le caverne o dentro un otre nell'Isola di Lipari e poi Efesto il dio del fuoco che dentro le sue fucine all'interno dell'Isola di Vulcano, forgiava le celebri folgori di Zeus.


Panoramica Fichi d'India


INQUADEAMENTO TERRITORIALE DELL'ARCIPELAGO DELLE EOLIE

L'Arcipelago delle Isole Eolie è ubicato nel Mar Tirreno meridionale, a largo della costa settentrionale della Sicilia ed è costituito, principalmente, da sette isole maggiori (Lipari, Vulcano, Panarea, Salina, Alicudi, Filicudi e Stromboli) più cinque isolotti (talora poco più che scogli) posizionati nei pressi dell'Isola di Panarea (Lisca Bianca, Lisca Nera, Basiluzzo, Dattilo e Bottaro).

Sia le isole che gli isolotti sono di origine vulcanica.

La superficie totale dell'intero arcipelago è di quasi 115 Km2 con uno sviluppo costiero totale di 64 Km.


Ubicazione Eolie
Fig.1; "Ubicazione Arcipelago Eolie".

Tra le isole maggiori la più piccola in estensione è la tanto blasonata Isola di Panarea (circa 3,2 Km2) invece, la più grande (nonché la più popolata) è l'Isola di Lipari (37,6 Km2 circa con quasi 11.000 abitanti su un totale di 15.000 di tutto l'intero arcipelago). L'insieme delle isole formano una sorta di Y coricata con la punta rivolta verso Ovest.

La più meridionale delle isole e dunque, la più vicina alla costa settentrionale della Sicilia è l'Isola di Vulcano che dista poco più di 22 Km dal promontorio di Milazzo.

La vetta più alta dell'intero arcipelago è costituita dal panoramico Monte “Fossa delle Felci” nell'Isola di Salina, che raggiunge i 968 m s.l.m.


GEOLOGIA E VULCANISMO DELL'ARCO DELLE ISOLE EOLIE

La Provincia Magmatica delle Eolie è costituita da un arco vulcanico formato da sette isole vulcaniche e sei vulcani sottomarini ovvero “Seamounts”.

Tale Provincia Magmatica è caratterizzata dal presentare un'ampia tipologia di fenomeni vulcanici dipendenti in massima parte da un magmatismo composizionalmente variabile (anche se, a prevalere sono i magmi alcalini ovvero ricchi in Sodio Na, Calcio Ca e Potassio K, tipici delle zone di subduzione e di conseguente arco vulcanico) risultante dall'interazione tra diversi processi di natura geodinamica come collisione, estensione e subduzione e che hanno interessato il Mediterraneo a partire dagli ultimi 1.0 - 1.3 milioni di anni fa circa.

I vulcani appartenenti a tale Provincia sono localizzati, dal punto di vista tettonico – geodinamico, tra il Bacino di Retroarco del Tirreno meridionale (ovvero Bacino oceanico del Marsili) e l'Arco Calabro – Peloritano, costituito da un lembo di crosta continentale ercinica sottomarina che ha subito, sostanzialmente, una prima fase si estensione a cui ha fatto seguito una di sollevamento (Quaternario superiore). Un Bacino di Retroarco è un bacino sottomarino che si trova a tergo di un arco vulcanico e si forma per “distensione” della crosta continentale (si veda Fig.2; “Sezione schematico – illustrativa inerente al fenomeno di subduzione”).


Illustrazione subduzione
Fig.2; "Sezione schematico - illustrativa inerente al fenomeno di subduzione".

La messa in posto dei vulcani delle Eolie è avvenuta partire dal Pliocene, sull'estensione, verso il settore Sud-Est del Tirreno meridionale, del lembo di crosta continentale ercinica sommersa appartenente a tale Arco Calabro - Peloritano e avente uno spessore compreso tra i 15 e i 25 Km e una età variabile da 1.3 milioni di anni (come detto in precedenza) all'Attuale. Invece, le porzioni subaeree dei vulcani risalgono tutte al Quaternario superiore con messa in posto a partire da 400.000 anni fa ad oggi.

La genesi di tale vulcanismo con formazione dell'Arco Vulcanico delle Isole Eolie, a detta di molti autori, è da far ricondurre al fenomeno della subduzione del Dominio Ionico al di sotto dell'Arco Calabro - Peloritano e sua estensione nel settore Sud-Est del Tirreno meridionale. Attualmente, però, dalle analisi della composizione dei magmi mafici (un magma mafico è un magma ricco in magnesio Mg e ferro Fe ma soprattutto povero in silice, dunque "fluido") eruttati dai vulcani eolici nell'Olocene si suppone che qualcosa stia cambiando, ovvero, che il fenomeno di subduzione stia lentamente lasciando il posto a quello estensivo di rifting continentale (si veda Fig.2;”Sezione schematico – illustrativa inerente al fenomeno di subduzione”).

Il fenomeno di subduzione è quel fenomeno per il quale, contestualmente ad un regime geodinamico compressivo, una placca si “immerge” sotto un'altra adiacente e più leggera (ovvero a densità minore) secondo un piano inclinato “Piano di Benioff” e in direzione del mantello, dove viene gradualmente “consumata” ovvero fusa. Il materiale fuso in risalita, arrivando in superficie, costituisce un vulcano o meglio un arco vulcanico.

Invece, il fenomeno di rifting continentale è causato dall'arretramento della fossa oceanica che avviene col progredire della subduzione il quale, provoca un regime estensionale (ovvero distensivo) con conseguente nascita di un Bacino di Retroarco e di una “spaccatura” nella crosta continentale detta, appunto, rift.

Dunque, il fenomeno di subduzione ha dato vita a tutta una serie di attività vulcaniche sia sottomarine che subaeree che hanno portato alla formazione, come detto in precedenza, di sette grandi stratovulcani affioranti, costituenti le sette isole maggiori dell'arco vulcanico (con altezze anche di 1.500 – 2.000 m dal fondale) quali, Alicudi, Filicudi, Salina, Lipari, Vulcano, Panarea, Stromboli) nonché di “promontori” vulcanici sottomarini chiamati in geologia “Seamounts”. Essi sono, procedendo da Ovest verso Est: Sisifo, Enarete, Eolo, Lamentini (in realtà sono due coni vulcanici distinti ma aventi la stessa camera magmatica), Alcione e Palinuro, (si veda Fig.3; ”Costituzione dell'Arco Vulcanico delle Isole Eolie”.


Arco Isole Eoliche
Fig.3; "Costituzione dell'Arco Vulcanico delle Isole Eolie".

Sempre nella Fig.3; “Costituzione dell'Arco Vulcanico delle Isole Eolie”, sono riportate (con apposite sigle), le differenti serie magmatiche che hanno costituito i vulcani eolici. 

Una serie magmatica è un insieme di rocce ignee aventi un'origine comune.

Nelle Eolie, come si evince dalla stessa figura di cui sopra, si ha una un magmatismo molto variabile e in funzione del diverso grado del fenomeno di subduzione in cui si è formato il magma. In breve, abbiamo che Sisifo, Alicudi, Filicudi, Salina e Lamentini sono costituiti da magmi “intermedi” (calco-alcalini, sigla CA ) compresi tra lo stadio evolutivo (del fenomeno di subduzione e della struttura ad arco) “giovane” e quello “vecchio”, ovvero più che maturo. Invece, Enarete, Eolo, VulcanoStromboli sono contraddistinti da un magmatismo decisamente “vecchio” (talora shoshonitico, sigla SHO).

Sulla base delle differenze e affinità (di tipo geofisico, sismologico e geochimico nonché tettonico) di questi centri eruttivi (di cui sopra) costituenti l'arco vulcanico si distinguono, a partire da Est verso Ovest, tre settori principali:

Il settore orientale (che include le isole di Stromboli e Panarea) in cui l'attività vulcanica si sviluppa prevalentemente lungo sistemi di faglie con orientamento NE – SO. Tale settore è caratterizzato da un magmatismo variabile da mafico a silicico ma, in ogni caso, profondo, avente affinità variabile da calco-alcalina alla shoshonitica e potassico-alcalina. Le eruzioni sono generalmente di bassa intensità e magnitudo ed età di inizio attività inferiore a 0.2 milioni di anni.

Il settore centrale comprende le Isole di Lipari, Vulcano e la porzione più recente di quella di Salina, in cui il vulcanismo si sviluppa lungo la faglia trascorrente destra conosciuta come “Tindari – Letojanni – Malta”, (si veda Fi.3;” Costituzione dell'Arco Vulcanico delle Isole Eolie”). L'attività vulcanica in questa porzione centrale dell'arco vulcanico ha un'età inferiore a 0.2 milioni di anni e si distingue dall'avere il più ampio spettro di composizione magmatica dell'intero arco vulcanico, spaziando da quella basaltica a quella riolitica (ovvero con un tenore in silice dal 70% a salire) e con affinità calco-alcalina, shoshonitica e potassico-Alcalina). In questo settore le eruzioni raggiungono la massima intensità e magnitudo con alternanze di colate laviche e piroclastiche a formare grandi stratovulcani e ampie caldere.

Uno stratovulcano è un vulcano il cui “edificio” è costituito da un'alternanza, non sempre regolare, di spessori lavici consolidati e, inerenti a fenomeni effusivi lavici appunto e, spessori di materiale piroclastico cementato e prodotto durante gli eventi esplosivi.

Il settore occidentale comprende l'Isola di Alicudi, quella di Filicudi, la porzione più antica dell'Isola di Salina e alcuni piccoli vulcani sottomarini (Seamounts). Il vulcanismo, in questo settore, si è sviluppato in corrispondenza di un sistema di faglie con andamento Ovest – Est e tra i 0.4 milioni di anni fa e i 13 mila anni fa. In questo settore prevalgono i magmi mafici o intermedi di origine subduttiva (fenomeno di subduzione).

E' interessante notare come, procedendo da Est verso Ovest quella crosta continentale ercinica e sottomarina sulla quale si sono messi in posto i vulcani dell'Arco Vulcanico delle Isole Eolie, subisce un inspessimento, passando da circa 17 Km sotto il vulcano Stromboli a circa 25 Km sotto i vulcani del settore occidentale.

Inoltre, come già detto sopra, si nota che, la maggior parte dei vulcani costituenti l'arco eolico ha dato luogo ad un alternarsi di fenomeni effusivi del tipo colata lavica (con formazione di un relativo domo) e eruzioni esplosive piuttosto violente (ad alta energia).

Un domo vulcanico è una struttura a “cupola” che si forma all'interno di un cratere preesistente e derivante dal verificarsi di almeno un episodio di effusione lavica avente un'alta viscosità.

E ancora, si è notato che, negli ultimi 25.000 anni, si è avuta un'intensificazione del vulcanismo nel settore centrale (ad esempio l'Isola di Vulcano) forse in associazione con l'aumento dell'attività della faglia “Tindari – Letojanni – Malta” invece, si è avuta una cessazione totale dell'attività vulcanica nel settore occidentale (Isole di Alicudi, Filicudi, ecc.). Infine, nel settore orientale il vulcanismo si è presentato praticamente costante nel tempo (vedi Isola di Stromboli). Dunque in definitiva, nell'arco delle Eolie, attualmente, mostrano un vulcanismo attivo l'Isola di Vulcano, quella dello Stromboli e l'area sottomarina di Panarea.

Qui di seguito ci soffermiamo brevemente sullo Stromboli in quanto questo vulcano, come vedremo, presenta alcuni aspetti peculiari.

L'Isola di Stromboli raggiunge un'altezza di 924 m s.l.m. e non è altro he la porzione emersa di uno stratovulcano che raggiunge profondità di circa 2000 m sotto il livello del mare.


Stromboli
Fig.4; "Stromboli".

Durante gli ultimi 13.000 anni l'edificio vulcanico è stato interessato da crolli di parte dei suoi versanti tra cui quello della “Sciara del Fuoco” che presenta una forma singolare a “ferro di cavallo” nella quale possiamo distinguere una depressione delimitata da ripide pareti rocciose. Le rocce affioranti più antiche (circa 200.000 anni fa) dello Stromboli sono costituite dalle lave brecciate dell'isolotto dello Strombolicchio che rappresenta il collo (neck) di un più completo cono vulcanico, ormai, quasi del tutto smantellato. L'Isola dello Stromboli propriamente detta, si è formata negli ultimi 100.000 anni con l'alternanza di episodi effusivi lavici e da episodi esplosivi raggruppabili in sei fasi eruttive principali tra le quali si sono “intercalate” fasi di quiescenza durante le quali si ebbero, in prevalenza, crolli di porzioni di caldera. L'ultima delle sei fasi eruttive principali si riferisce al periodo di tempo che va dagli ultimi 5.000 anni ad oggi. In questo lasso di tempo si sono alternate eruzioni effusive con formazione di flussi di lava e eruzioni di tipo esplosivo che hanno prodotto principalmente scorie. Tra un episodio effusivo e esplosivo si sono avuti, ripetutamente, crolli del settore di versante nella quale è ubicata la famosa “Sciara del Fuoco”.


Sciara del Fuoco - Stromboli
Fig.5; "Sciara del Fuoco".

La particolarità dello Stromboli è quella di avere un'attività vulcanica “persistente” ovvero lo Stromboli è uno dei pochi vulcani al mondo che mostrano un'attività praticamente continua (ormai da decenni e decenni). Questa attività è caratterizzata da episodi esplosivi di modesta entità intervallati da episodi effusivi che si ripetono costantemente, ogni 15 anni circa.

L'attività dello Stromboli, in definitiva, è costituita da un'esplosione continua (con al massimo qualche ora tra un evento e l'altro) di modesta entità e con lancio di materiale piroclastico ad altezze modeste. Talora, questa attività può essere accompagnata da episodi effusivi costituiti da piccole colate laviche. Il termine di “attività stromboliana” è un termine di largo uso in vulcanologia ed è applicato in tutto il mondo, allorquando ovviamente, si verifichino le modalità sopra descritte.

Attualmente, il Rischio vulcanico dello Stromboli è molto basso in quanto, i flussi di lava rimangono racchiusi all'interno della depressione che costituisce la “Sciara del Fuoco”. Ma a far paura, di recente (eruzione del 2002 - 2003), non è stata l'attività eruttiva ma, bensì il verificarsi di una frana, nella stessa “Sciara del Fuoco (30 Dicembre 2003, ovvero, due giorni dopo l'apertura di una nuova bocca eruttiva) che riversò in mare ingenti quantitativi di materiale proclastico (circa 16 milioni di m3) innescando così, uno tsunami che investì non solo le coste dell'isola ma, anche quelle di altre isole delle Eolie raggiungendo, in poco tempo, la terraferma sicula e calabrese. Per questo motivo, lo Stromboli è, attualmente monitorato e studiato di continuo dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).







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