Il vulcano Krakatoa (Krakatau, nella lingua locale) o meglio ciò che ne è rimasto, è ubicato nello “Stretto della Sonda” tra le lussureggianti isole di Sumatra e Giava, ricoperte da vegetazione equatoriale (foresta pluviale) e contraddistinte dalla presenza di una fauna esotica singolare (soprattutto Sumatra) come oranghi, elefanti, rinoceronti, orsi malesi e anche tigri “Tigri di Sumatra”). La prima delle due isole (Sumatra), sin dai tempi dei primi coloni (olandesi) nonché, all'epoca dei fatti, fu destinata, in prevalenza, alla coltivazione delle Palme da olio, del teak e del caucciù nonchè all'estrazione, principalmente, del carbone. Invece, la seconda (Giava) era già famosa per le sue coltivazioni di caffè e di tabacco. Entrambe, già negli ultimi decenni dell'ottocento, erano densamente popolate (Giava in particolare) e questo giocò un ruolo importante nella quantificazione del potere devastante dell'eruzione del Krakatoa del 1883 rendendola tra le più cruente esplosioni vulcaniche di tutti i tempi con una intensità paragonabile a quella di una bomba atomica da 200 megatoni. Un così alto numero di vittime (circa 36.000), in verità, è da attribuire non solo, direttamente, alle “nubi ardenti” ma bensì, agli tsunami provocati dalla caduta in mare del materiale piroclastico portato da dette “nubi”. Per intenderci, la “nubi ardenti” sono masse di gas che trasportano con esse ceneri, lapilli, pomici e quant'altro e, aventi temperature elevatissime (sopra i 300 C°) si muovono “scivolando” ad altissima velocità, lungo i pendii degli edifici vulcanici, distruggendo tutto ciò che incontrano.
Nonostante ciò, il Krakatoa non è annoverabile tra la stretta schiera dei Supervulcani presenti sulla terra come, al contrario, lo è il vicino Toba, nell'Isola di Sumatra che, 74.000 anni fa esplose in maniera parossistica e, a detta di buona parte della comunità scientifica, fu causa dell'inizio dell'ultima grande glaciazione (glaciazione del Wurm).
Ad onor del vero, anche l'esplosione del 1883 del Krakatoa (della quale ci accingiamo a parlare), proiettò nell'atmosfera, una quantità tale di ceneri che si tradusse in una “schermatura” della radiazione solare a “onde corte” tale, da provocare una diminuzione globale della temperatura della superficie terrestre di un valore medio pari a 0,6 C° che si protrasse per mesi e mesi.
Un'altra delle peculiarità che contraddistinguono l'esplosione del 1883 del Krakatoa è quella di aver dato vita al pittoresco nonché inquietante fenomeno della “Luna Blu” del quale in seguito parleremo.
Parole chiave: Isola, Perbuatan, Arco vulcanico, Grandi Isole della Sonda, subduzione, cintura di fuoco, eruzione, esplosione, vulcano, camera magmatica, materiale piroclastico, scala del VEI, aerosol, Effetti climatici, temperature, Espansione termica, Alterazioni cromatiche, Luna Blu, Munch, L'urlo, eco mediatica.
INQUADRAMENTO DEI LUOGHI
Nel 1883, il Krakatoa era un'isola disabitata composta da tre vulcani: Il Danan, il Perbuatan e il Rakata. L'isola si trovava in corrispondenza del braccio di mare, denominato (come detto in premessa) “Stretto della Sonda” (coordinate 6°6' S, 105°25' E) che separa le isole di Sumatra e Giava appartenenti all'Arco vulcanico delle Grandi Isole della Sonda (vedi Fig.1; “Ubicazione del Krakatoa”). L'Arco vulcanico delle Grandi Isole della Sonda è costituito, appunto, da isole di natura vulcanica originatesi per “subduzione” della Placca Australiana al di sotto della Placca Euroasiatica che essendo più leggera, in un certo senso, “galleggia” rispetto la prima.
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| Fig.1; "Ubicazione del Krakatoa". |
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| Fig.2; "Visualizzazione situazione attuale". |
Nel fenomeno della subduzione la placca che scorre verso il basso, man mano che si approfondisce nel mantello fonde e, la risalita di questo materiale fuso genera, in superficie, l'Arco vulcanico.
Dunque, per questo motivo, l'Arco delle Grandi Isole della Sonda” (appartenente alla famosa "cintura di fuoco") è sempre stata, nel corso della sua storia geologica, un'area interessata da importanti eruzioni vulcaniche prime fra tutte quella di Toba (74.000 anni fa), quella del Tambora (1815), Agung (1963) e, quella del Krakatoa (1883).
Tutte queste eruzioni provocarono effetti climatici molto estesi, talora a “scala globale”.
Infatti, l'eruzione del Toba portò ad una diminuzione della temperatura media globale di circa 3,5 C° invece, quella del Tambora causò il famoso (in letteratura geologica) “Anno senza estate” (1816) e il Krakatoa che, oltre alla riduzione media globale della temperatura di 0,6 C° causò il famoso fenomeno della “Luna Blu”.
Ma a questo punto è lecito domandarsi quali sono ragioni del notevole effetto climatico che sembrano contraddistinguere le eruzioni dei vulcani dell'Arco delle Grandi Isole della Sonda”. Le ragioni sono essenzialmente tre:
La prima consiste nel carattere tipicamente esplosivo dei centri eruttivi in zona di subduzione che comporta l'espulsione dei gas fino al raggiungimento, addirittura, della stratosfera;
La seconda è dipendente dal chimismo del magma (prevalentemente andesitico) qui ricco in SO2 (Anidride Solforosa) e H2S (Acido Solfidrico) che una volta raggiunta l'atmosfera, creano un aerosol costituito da Solfati;
La terza, invece, è funzione della vicinanza dell'Arco delle Grandi Isole della Sonda con l'equatore in questo caso, infatti, l'aerosol una volta raggiunto la stratosfera si diffonde velocemente in direzione dei meridiani e, quindi arriva velocemente a tutte le latitudini.
CRONOSTORIA DELL'EVENTO ESPLOSIVO
Ritornando alla
cronostoria dell'esplosione del Krakatoa, nel 1680, dopo oltre 2000 anni di quiete,
uno dei tre vulcani costituente l'isola, il Perbuatan eruttò
devastando la vegetazione dell'intera isola. Successivamente, il 20
Maggio del 1883 sempre il Perbuatan mostrò nuovamente, segni ben
precisi di attività, espellendo una colonna di fumo alta 11 Km ben
visibile sia dall'Isola di Giava che da quella di Sumatra. Durante i
tre mesi che seguirono, si verificarono tante piccole eruzioni
accompagnate da lievi eventi sismici. Tutti, sia i coloni indonesiani
che quelli olandesi, avevano ancora un ricordo ben vivo di quanto
successe durante la devastante eruzione del Tambora di qualche
decennio prima (1815) ma, il Perbuatan fu sottovalutato a causa delle
sue piccole dimensioni anzi, i coloni olandesi cominciarono, persino,
a organizzare escursioni e picnic nell'isola.
Nessuno poteva
immaginare che, il Perbuatan e gli altri due vulcani dell'Isola di "Krakatoa" non erano altro che tre coni vulcanici appartenenti alla
stessa gigantesca camera magmatica e che, l'eruzione principale,
quella devastante, doveva ancora verificarsi. Essa si ebbe il 26 e il
27 Agosto 1883.
Sia i coni vulcanici del Perbuatan che del Danan cominciarono a espellere lava e gas che raggiunse un'altezza di 50 Km circa. La camera magmatica si svuotò rapidamente e ciò portò allo sprofondamento di gran parte dell'edificio vulcanico di Rakata. Le coste di Giava e quelle di Sumatra furono investite violentemente dallo tsunami che si generò sia per la vibrazioni legate all'esplosione che per il flusso di materiale piroclastico, sottoforma di “nubi ardenti”, che impattò violentemente la superficie marina creando onde alte decine di metri (in certi punti raggiunsero e superarono i 30 m). Alla fine si contarono circa 36.000 morti e più di un centinaio di villaggi rasi al suolo.
Si racconta che il rumore generato dall'esplosione si stato talmente forte (superiore ai 310 decibel) da forare i timpani dei marinai di una nave che, al momento, passava a circa 64 Km dall'isola.
La notizia dell'esplosione del Krakatoa si diffuse rapidamente in tutto il pianeta grazie all'avvento del telegrafo che diede una grande eco mediatica all'avvenimento.
Inoltre, in tutto il mondo cominciarono a verificarsi strani fenomeni ottici quali, tramonti e chiari di luna colorati genericamente denominati come fenomeno della “Luna Blu” del quale si darà spiegazione più avanti.
Recentemente, nel 1927, durante una eruzione di modeste proporzioni si formo, all'interno della caldera, il cono vulcanico denominato “Anuk Krakatau” che in lingua indigena significa “Figlio del Krakatoa”.
Infine, nel 2018, il collasso di parte dell'edificio dell'Anuk Krakatau innescò uno tsunami che colpì, senza provocare grossi danni, le coste di Giava.
MAGMATISMO
Il carattere prettamente esplosivo del Krakatoa è diretta conseguenza del suo magmatismo. Infatti, il magma del Krakatoa è un magma “andesitico” e dunque, abbastanza ricco in Silice SiO2 (circa 52 – 65 % dell'intera massa fusa) tale da formare facilmente (nelle zone più superficiali del centro eruttivo aventi temperatura minore) un vero e proprio “tappo” che, si oppone alla fuoriuscita delle megabolle di gas (acqua H2O e anidride carbonica CO2) e del magma sospinto da esse, verso la superficie. Ad un certo punto, man mano che questo fenomeno continua e si accumulano questi gas e questo magma sotto il “tappo” la pressione del sistema aumenta fin quando diventa talmente elevata da far saltare in aria il “tappo”(disintegrandolo) e con esso, spesso, anche ampie porzioni dell'edificio vulcanico. Il gas in pressione, a questo punto, è libero di uscire , portando con se i frammenti rocciosi più piccoli (generatisi per disintegrazione del “tappo” e di parte del cono vulcanico) e andando a costituire una colonna eruttiva che può raggiungere anche la stratosfera. Nonostante ciò, il Krakatoa non è o non è stato mai un Supervulcano infatti, rientra nel sesto grado della scala VEI (Vulcanic Esplosivity Index) ovvero la scala dell'Indice di Esplosività Vulcanica che prevede una colonna eruttiva di altezza superiore ai 25 Km, un volume di materiale piroclastico eruttato maggiore o uguale a 10 Km3 e un tempo di ritorno del fenomeno di 100 anni.
EFFETTI CLIMATICI
Il concetto per il quale l'aerosol prodotto da una eruzione vulcanica sia in grado di bloccare la radiazione solare a "onde corte" e provocare così un certo raffreddamento della superficie terrestre, fu formulato proprio in occasione dell'esplosione del Krakatoa per la quale, si ebbe una diminuzione della temperatura media globale di 0,6 C° come precedentemente detto. In concomitanza di tale diminuzione delle temperature della superficie terrestre, si ebbe un raffreddamento della superficie degli oceani che si che fu trasmesso anche alle parti più profonde della “colonna d'acqua” dove durò per decenni. Tale raffreddamento delle acque oceaniche si contrappose all'aumento fisiologico del contenuto di calore degli oceani dovuto al fenomeno della “Espansione termica” per il quale, le acque oceaniche si riscaldano a causa dell'assorbimento (più del 90%) del calore in eccesso prodotto dall'uomo con le sue attività, espandendosi e determinando così un certo aumento del livello medio delle acque, con conseguenze negative, soprattutto, per le zone costiere. Dunque, in definitiva, l'aerosol del Krakatoa, tra le tante cose, limitò per decenni il fenomeno negativo dell'aumento del livello medio dei mari e degli oceani.
FENOMENI DI ALTERAZIONE CROMATICA
L'eruzione del Krakatoa del 1883, oltre a “creare” i maestosi fenomeni costituiti dalle colonne eruttive, dalle "nubi ardenti", dagli tsunami, dalle diminuzioni delle temperature medie globali, ecc. portò anche alla formazione di tanto stupendi quanto inusuali e pittoreschi fenomeni di alterazione cromatica caratterizzati da giochi di colore particolarissimi apprezzabili a tutte le latitudini e longitudini del globo terrestre.
La causa di questi fenomeni era da attribuire all'aerosol “solfatico” (particelle più piccole di un micron di anidride solforosa SO2 e acido solfidrico H2S che ad alta quota formano H2SO4 e conseguenti Solfati) che insieme a quelle costituite da cenere vulcanica, furono proiettate verso l'alto dall'esplosione del Krakatoa fino a raggiungere, addirittura, la stratosfera.
Le colorazioni particolari che talora assunsero i paesaggi negli anni successivi all'esplosione, furono causate dall'insieme dei fenomeni ottici (riflessione, rifrazione, diffrazione, ecc.) che determinavano una volta la trasmissione, un'altra l'assorbimento di determinate porzioni dello spettro della luce bianca visibile e, al contempo, il passaggio (trasmissione) della radiazione restante che, una volta combinatasi, determinava il colore (colore risultante).
Di conseguenza, fu possibile osservare con grande stupore, paesaggi caratterizzati dall'avere nuvole di colore rosso sangue, riflessi rossastri della superficie del mare, tramonti autunnali di colore rosso vivo e prolungati più del solito ma anche di color arancio o verde giada e, chiari di luna di un colore blu intenso che si protraevano per settimane e settimane.
Il verificarsi di questi fenomeni ebbe una grande eco mediatica infatti, in un articolo del New York Times, pubblicato il 5 Novembre del 1883 si riportava:” Poco dopo le 5, l'orizzonte occidentale si infiammò improvvisamente di un brillante scarlatto, colorando di cremisi il cielo e le nuvole”. A tutt'oggi, molti critici d'arte ipotizzano che i cieli surreali del 1883 abbiano ispirato la famosa opera di Edvard Munch, “L'urlo” (realizzata nel 1893, appena dieci anni dopo l'esplosione) tanto è che, lo stesso Munch una volta scrisse: “Stavo camminando lungo la strada con due amici, poi il sole tramontò, all'improvviso il cielo divenne rosso sangue e mi sentii sopraffatto dalla malinconia”. Ma si pensa anche che Munch non fosse stato il solo artista ad essere stato influenzato dal fenomeno ma, insieme a lui, sarebbero da annoverare esponenti dell'Impressionismo e del Post - Impressionismo del calibro di Monet, Manet, Van Gogh e di Renoir.
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| Fig.3; "L'Urlo", Edvard Munch. |
CONCLUSIONI
Semplicemente, è possibile concludere dicendo che, l'esplosione del Krakatoa del 1883 è stata la prima dei grandi eventi distruttivi, di questo tipo del globo ad avere una così tanta e tale eco mediatica da poter esser considerata e sentita come un evento di “interesse comune”.




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