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sabato 28 marzo 2026

Alla scoperta di Ofir e del suo biblico oro


oro


La Bibbia, con i suoi Passi di Giobbe e Isaia, parla chiaro in merito alla provenienza dell'oro di Salomone, ricchissimo sovrano di Israele, citando più volte una più o meno remota località conosciuta col nome di Ofir. La veridicità del Vecchio Testamento relativamente all'esistenza di questo luogo lontano fu comprovata dal ritrovamento, nel 1946, in un sito archeologico nei pressi di Tel Aviv, di un ostracon ovvero un frammento di ceramica riportante delle scritte. Su questo ostracon le scritte confermarono la presenza storica di Ofir. Ma quello che la Bibbia non dice è dove si trovasse o come potesse essere raggiungibile questo ricchissimo luogo. Nonostante ciò la corsa all'oro di Ofir partì ben presto. A partire dal XV° secolo Ofir fu cercata per terra e per mare. Ci fu chi, Cristoforo Colombo per primo, pensò di averla trovata nelle americhe. Cristoforo Colombo si convinse che Ofir fosse ubicata nella parte più occidentale dell'Isola di Hispaniola (Santo Domingo) ovvero nell'odierna Haiti. Altri, invece, credettero che Ofir fosse nella Guayana Olandese (Suriname). Alcuni, come un certo Sir Walter Raleight pensò di averla trovata in un remoto arcipelago del Pacifico che frettolosamente battezzò, non a caso, "Isole Salomone". Più recentemente fu “allocata” in Africa Orientale e anche in Arabia Saudita. Nella prima metà del XX° secolo l'esploratore tedesco Karl Mauch si convinse che le rovine dello Zimbabwe (Africa meridionale) fossero quelle del regno di Saba. Ciò bastò per riaccendere i mai del tutto sopiti fervori biblici legati alla scoperta delle antiche ricchezze salomoniche. La Corona Britannica, dal canto suo, in età Vittoriana scatenò, in nome di Ofir e del suo oro, la triste forma di colonizzazione, da tutti conosciuta, costituita da conquiste ed annessioni con conseguenti spargimenti di sangue. Ultimamente, si è fatta avanti l'ipotesi che la città di Ofir e il suo regno si debba necessariamente trovare nella “regione indiana” ovvero in India o nello Sri Lanka o ancora nel Pakistan (alla foce dell'Indo). Tale ipotesi prende spunto dalla combinazione di diversi fattori quali, il modesto livello di conoscenze marittime del tempo, le mediocri tecnologie di ingegneria navale e il lungo tempo (circa tre anni) di “assenza” delle navi di una delle due flotte di Salomone ovvero quella che di stamza nel porto di Eilat (Golfo di Aqaba) nel Mar Rosso. Il tutto suffragato dall'analisi di alcune parole (prima fra tutte “scimmia”) che in ebraico – caldeo suonavano fortemente somiglianti alle corrispettive della zona dell'India. Queste parole si riferivano alla merce che proveniva da Ofir (oro, argento, pavoni e scimmie) e, pertanto, si deduce che i marinai le avessero assimilate durante le loro “trasferte” ad Ofir e poi importate in terra di Israele.
Attualmente, Ofir è una cittadina mineraria ubicata nella lontana Nuova Zelanda, nata nel XIX° secolo nei pressi della quale, si rinviene oro di ottima qualità e quantità.
In Italia, il più famoso giacimento d'oro è quello del Monte Rosa, in Piemonte. Nel 2009 le miniere dell'area furono chiuse a causa degli elevati costi di produzione.

tempio Gerusalemme


Parole chiave: Salomone, tempio, ostracon, Hiram, flotta, Fiume Indo, Cristoforo Colombo, Hispaniola, Karl Mauch, Zimbabwe, Nuova Zelanda, Monte Rosa.

La Bibbia dice che Re Salomone, terzo sovrano, in ordine di tempo, di Israele (dopo Saul e David) riuscì ad accumulare quantità straordinarie di oro, di argento e altre materie prime che utilizzò, in parte, per costruire il suo leggendario tempio e rafforzare i legami con altri re della regione. In particolare,si narra che le sue coppe fossero d'oro, che il suo trono fosse fatto di avorio rivestito di oro pregiato e che negli stessi gradini che conducevano al trono si “fronteggiassero” 12 leoni d'oro e 12 aquile anch'esse d'oro. Inoltre, l'intero suo tempio (ubicato Gerusalemme ) era adornato da 3.000 talenti d'oro per un valore superiore ai 4 miliardi di dollari. Si narra inoltre che, avesse una sua personalissima scorta consistente in 300 scudi in oro battuto. A questo punto, sorge spontaneo domandarsi da dove venisse tutto questo oro. La Bibbia stessa risponde a questa domanda affermando chiaramente che Salomone importasse l'oro e l'argento da due luoghi ben precisi ovvero Ofir e Tarsis. Non è chiaro se Tarsis fosse in Andalusia meridionale o in Sardegna ma la localizzazione di Ofir costituisce, a tutt'oggi, un vero e proprio enigma tale da lasciar spazio a voci che mettono in dubbio la sua stessa esistenza.

Nel Vecchio Testamento si fa più volte riferimento a Ofir e al suo oro. Giobbe 28:16 afferma che “la saggezza non ha prezzo e non può essere valutata con l'oro di Ofir, con l”onice prezioso o con lo zaffiro” e ancora in Giobbe 22: 24 -25 è scritto: “Getta l'oro nella polvere, l'oro di Ofir tra i sassi dei torrenti; l'Onnipotente sarà il tuo oro, il tuo argento, la tua ricchezza”.

Invece, Isaia 13:12 afferma che nel Giorno del Signore, un uomo sarà “più raro dell'oro fino, un uomo più dell'oro puro di Ofir”. La prova sulla veridicità di quanto riportato nella Bibbia relativamente all'esistenza di questa sorta di “El Dorado” conosciuto con il nome di Ofir si ebbe solamente nel 1946 grazie al ritrovamento di un ostracon (essenzialmente un frammento di ceramica con su un'iscrizione) avvenuto durante nel corso di scavi archeologici in un sito (Tell Qasile) nei pressi di Tel Aviv. Su questo ostracon si citava Ofir e fu possibile dedurre anche la grande importanza commerciale che la caratterizzava intorno al VIII secolo a.c.. In particolare, le scritte sull'ostracon facevano riferimento a una non meglio precisata consegna di 1.000 misure di olio per il re di questa località. Sempre nello stesso sito ne fu trovato un altro di ostracon nel quale si riportava: ”Oro di Ofir a Bet Horon – 30 sicli” (Bet Horon era, ai tempi di Re Salomone, una città – magazzino strategica posta, insieme alla sua gemella, sulla via di Gerusalemme e conosciuta anche come la “città dei Leviti”).

Comunque, fatto sta che Ofir rimase, nell'immaginario collettivo e per molto tempo, una leggenda, un luogo irraggiungibile relegato e confinato nelle sacre scritture. Ma allorquando, a partire dalla seconda metà del XV secolo le conoscenze cartografiche congiuntamente ai progressi ottenuti in tema di competenze e tecnologie nautiche lo permisero, gli animi si accesero e le voglie di scoprire una volta e per tutte dove si trovasse tutto quell'oro e dunque la biblica Ofir divennero una sorta di priorità

Nella Bibbia (1 Re 9. 26 – 28) è scritto che: 26 Il Re Salomone costruì anche una flotta ad Etsion – Gheber, presso Elath sulla riva del Mar Rosso, nel paese di Edom” - 27Hiram mandò sulle navi della flotta i suoi servi, marinai che conoscevano il mare, a lavorar con i servi di Salomone” - 28 Essi andarono ad Ofir, dove presero quattrocentoventi talenti d'oro e li portarono a Salomone”.

Dunque, Salomone con l'aiuto del Re fenicio Hiram avrebbe avuto due flotte, una con base nel Mediterraneo e una ad Eilat, nel Golfo di Aqaba, nei pressi del Mar Rosso. Da 1 Re 9 si dice chiaramente che il porto di partenza per approvvigionarsi dell'oro di Ofir era quello di Eilat. Da qui, le navi partivano per viaggi, in direzione di Ofir, che duravano anni (circa tre) e al loro ritorno portavano oro, argento, avorio, scimmie e pavoni. Partendo da Eilat e “assentandosi” per un periodo lungo tre anni circa e con la tecnologia navale che si presume avessero a quel tempo, dove sarebbero potute andare? O meglio fin dove sarebbero potute arrivare? Alcuni pensano in Arabia Saudita, ma questa è troppo vicina per giustificare un'assenza così lunga (tre anni). Inoltre, l'Arabia Saudita non è poi così provvista di mercanzie “esotiche” quali scimmie, avorio, ecc. Altri, pensano piuttosto che la flotta si sia potuta dirigere in un punto qualsiasi dell'Africa centrale o meridionale. Sembra piuttosto che, l'oro di Ofir provenisse dalle zone dell'India, dello Sri Lanka o della foce del Fiume Indo (Pakistan). Questa ipotesi è suffragata anche dalle parole ebraico-caldee tradotte come “avorio”, “scimmie” e “pavoni”. Queste sono tutte di origine straniera e importate dai marinai che partecipavano a quei lunghi viaggi. Queste parole hanno “assonanza” con le corrispettive parole provenienti dall'area indiana (2 Cronache 9:21).

cartografia regione india


Ma c'è stato in passato chi ha cercato Ofir e il suo oro per tutt'altre vie, addirittura oltreoceano. Primo tra tutti
Cristoforo Colombo con la sua ricerca dell'Isola di Cipango (Giappone) procedendo verso Ovest. Credette di aver trovato Ofir nella porzione più occidentale dell'Isola di Hispaniola (Santo Domingo) ed esattamente nell'attuale Haiti.

Qualcuno, ancora, si convinse (Sir Walter Raleight) di averla trovata nelle foreste della Guayana Olandese (l'attuale Suriname).

Non fece meglio l'esploratore spagnolo Alvaro de Mendana che, approdando in un gruppetto di isole del Pacifico (non lontano dalle coste della Nuova Guinea) credette fossero loro a costituire il biblico regno di Ofir affrettandosi così a battezzarle col nome di Isole Salomone.

ex miniera Suriname


Quel che sembra esser certo è che, un po' più tardi, in età Vittoriana, la ricerca di Ofir funse come pretesto, per la Corona Britannica, nel “convertire” l'Imperialismo britannico, sino ad allora fondato essenzialmente sul commercio, in un Imperialismo votato alla conquista e annessione del territorio anche con ingenti spargimenti di sangue. Più di recente, a metà del 900, la scoperta da parte dell'esploratore tedesco Karl Mauch di antiche rovine nell'attuale Zimbabwe che, egli pensò fossero le rovine del leggendario regno della Regina di Saba, ravvivò l'interesse dell'opinione pubblica su Salomone e le sue ricchezze come quelle provenienti dalla stessa Ofir (interesse mai del tutto sopito) che venne “posizionata” nell'attuale Sudafrica.

Per concludere, una piccola curiosità! Attualmente, esiste al mondo una Ofir dell'oro. Questa è una cittadina mineraria situata a breve distanza da Alexandra, nella regione del Central Otago, in Nuova Zelanda. Qui l'oro si rinviene sia come “alluvionale” ovvero nei depositi alluvionali ed eluviali del Pleistocene (scoperto nel 1864) che nelle vene di quarzite e nelle psammiti (sabbie in questo caso soltanto parzialmente cementate) costituenti il cosiddetto giacimento in “roccia dura” e la cui scoperta risale al 1886.

Ma esiste o è esistita mai una Ofir italiana? E se si dove si trova? La risposta è si! Questa è il Monte Rosa, in Piemonte. Il suo giacimento compreso tra la Valle Anzasca e quella di Antrona con una produzione storica complessiva di circa 25 Tonnellate. Le miniere di questo distretto aurifero non sono più attive dal 2009 a causa degli elevati costi di produzione e conseguente scarsa competitività nel mercato.

 

Le Microplastiche e loro inquinamento