Una eruzione vulcanica può risultare più o meno devastante seguendo, essenzialmente, due tipologie, modalità eruttive differenti strettamente dipendenti dalle proprietà del magma stesso.
La prima modalità è quella delle cosiddette “Colate di lava fluida” che “investono”, “inglobano” tutto quello che incontrano lungo il loro cammino (cammino che può essere lungo anche parecchie centinaia di metri a seconda del chimismo e dell'assetto geomorfologico dell'area).
L'altra modalità, invece, si manifesta mediante vere e proprie esplosioni dell'edificio vulcanico stesso o parte di esso e/o proiezione nell'atmosfera di materiale magmatico (cenere, lapilli, scorie), anche per alcuni chilometri.
Di seguito, forniremo un elenco delle eruzioni esplosive più violente e devastanti che hanno, per così dire, “lasciato il segno” nella storia della civiltà umana.
Risulta importante comprendere che, la propensione all'esplosione di un determinato centro eruttivo, è direttamente proporzionale sia al tenore in silice SiO2 del magma e che ne determina la viscosità che, al contenuto di gas (prevalentemente Vapore Acqueo e CO2) inizialmente disciolti nel magma stesso.
Innanzitutto, le principali tipologie di edificio vulcanico esistenti. La forma dell'edificio vulcanico è importante, in quanto da essa abbiamo le prime informazioni sull'evoluzione del magmatismo che caratterizza un centro eruttivo dunque, esistono tre tipologie principali di vulcani: Vulcani a scudo, vulcani a cono di scorie e vulcani compositi.
I vulcani a scudo sono ampi e dolcemente inclinati, con colate laviche che possono percorrere lunghe distanze;
I vulcani a cono di scorie sono ripidi e conici, con eruzioni esplosive che producono cenere e lapilli.
I vulcani compositi (conosciuti anche come stratovulcani sono alti e caratterizzati da una certa pendenza dei propri versanti e, sono costituiti dall'alternarsi di livelli lavici con ceneri e lapilli.
Quest'ultima tipologia di vulcani è la più pericolosa in quanto può produrre eruzioni esplosive che possono risultare veramente distruttive. a causa del magma molto viscoso e ricco di Silice che intrappola i gas, aumentando la pressione fino a esplosioni di grande potenza. Inoltre, questi vulcani sono spesso associati a frane e collassi laterali (con formazioni di Caldere) che possono causare devastazioni su larga scala.
C'è da tener presente che, alcuni eventi vulcanici possono lasciare un forte e duraturo impatto sulla vita nonché sui meccanismi che governano il nostro pianeta.
Le eruzioni a carattere esplosivo sono riportate di seguito, “accompagnate" dal proprio Indice VEI acronimo inglese di Volcanic Explosivity Index (Indice di Esplosività Vulcanica). Esso è distribuito su una scala empirica che prevede nove livelli o meglio Gradi (da 0 a 8) in funzione del volume dei depositi piroclastici prodotti dall'esplosione stessa. Un grado di differenza nella scala VEI corrisponde a un incremento di dieci volte nella quantità di materiale eruttato (p.e. un'eruzione vulcanica avente indice VEI 7 ha prodotto un volume di depositi piroclastici 10 volte superiore ad una avente indice VEI 6).
Inoltre, dall'osservazione dell'Indice VEI attribuito ad una esplosione, possiamo estrapolare alcuni dati importanti, in merito alle caratteristiche esplosive di un determinato vulcano. Ad esempio, se prendiamo in considerazione un grado sulla scala dell'Indice VEI pari a 8 saremo sicuri che tutte le esplosioni aventi questo grado VEI avranno avuto una Colonna Fumarolica di altezza maggiore di 25 Km, inoltre un volume depositato di prodotti piroclastici maggiore o uguale a 1.000 Km3 e, un “tempo di ritorno” variabile dai 10.000 ai 100.000 anni:
Eruzione del Monte Tambora, Indonesia, 1815 (VEI 7)
L'eruzione del Monte Tambora rappresenta l'eruzione più letale della storia recente dell'umanità, causando la morte di circa 120.000 persone. Il 10 aprile 1815, il Tambora eruttò, emettendo cenere vulcanica a 40 km di altezza. L'impatto del flusso piroclastico, che si generò dall'esplosione, con le acque dell'oceano portò alla formazione di una serie di imponenti tsunami. A causa dell'enorme quantità di SO2 emessa, quasi tutto l'intero pianeta subì un forte calo delle temperature che causò la perdita di raccolti a scala globale. Migliaia di persone morirono di fame in Cina, mentre il tifo si diffuse in tutta Europa.
Eruzione dell'Isola di Santorini
(eruzione conosciuta anche come “eruzione minoica di Thera”),
Grecia, 1646 a.c. (VEI 7).
Questa eruzione è considerata da molti scienziati, una delle più forti eruzioni esplosive a memoria d'uomo. La sua potenza devastatrice è stimata esser pari ad un centinaio di volte quella del Vesuvio del 79 d.c. Si tratta di una tipica esplosione definita freato-magmatica (ovvero il magma entra in contatto con l'acqua marina portandola repentinamente allo stato gassoso e dunque aumentando la pressione del sistema fino all'esplosione) che lasciò un enorme caldera ancora ben visibile. L'eruzione produsse uno spaventoso tsunami le cui tracce sono visibili anche lungo le coste turche.
Si pensa che tale catastrofe naturale sia stata fatale per la civiltà minoica, ricca potenza marittima della vicina isola di Creta.
Eruzione del Krakatoa, Indonesia, 1883 (VEI 6)
L'eruzione del vulcano indonesiano Krakatoa è stata una delle più violente della storia recente, distruggendo completamente l'isola su cui sorgeva. La mattina del 27 agosto, una serie di massicce eruzioni ha squarciato le pareti del vulcano. L'ultima eruzione del Krakatoa è stata quattro volte più potente della più grande bomba mai fatta esplodere dall'uomo. Le sue onde radio hanno percorso sette volte il giro del mondo. Ha prodotto una serie di tsunami che hanno devastato la regione, uccidendo circa 36.000 persone e distruggendo interi villaggi.
Eruzione di Laki, Islanda, 1783 (VEI 6)
La devastazione dell'eruzione del Laki fu avvertita a livello globale per anni dopo l'evento. L'eruzione del Laki durò 8 mesi, emettendo circa 14,7 km3 di lava. I gas tossici avvelenarono i raccolti e uccisero il 60% del bestiame al pascolo islandese. Il vulcano rilasciò abbastanza SO2 da causare piogge acide e un calo delle temperature globali. L'eruzione provocò una carestia che uccise oltre 10.000 islandesi, circa un quarto della popolazione del paese all'epoca. Mentre l'eruzione tossica del Laki si spostava verso sud, uccise 23.000 persone in Gran Bretagna e causò una carestia in Egitto.
Eruzione del Pinatubo, Filippine, 1991 (VEI 6)
Il vulcano Pinatubo si trova sull'isola
di Luzon, la più grande delle Filippine. A metà giugno del 1991,
una serie di eruzioni sempre più intense scatenò enormi colonne di
cenere, pericolosi flussi piroclastici e mortali colate di fango
caldo su un'area di centinaia di chilometri.
Questi flussi
riempirono le valli con enormi quantità di magma, distruggendo città
e villaggi in un'ampia area. A peggiorare la situazione, il tifone
Yunya arrivò nelle Filippine proprio mentre l'attività del Pinatubo
raggiungeva il suo apice. La polvere e la cenere del vulcano si
combinarono con i forti venti, disperdendo il materiale dell'eruzione
su un'area enorme e danneggiando vaste aree di terreni agricoli. I
morti accertati furono 1.202
Eruzione di Santa Maria, Guatemala, 1902 (VEI 6)
Dopo un lungo periodo di inattività,
l'eruzione del vulcano Santa Maria nel 1902 sembrò cogliere di
sorpresa molti abitanti del luogo. I segnali premonitori
(principalmente diversi forti terremoti) che precedettero l'eruzione
furono ignorati dagli abitanti, e molti pagarono con la
vita.
L'eruzione durò 19 giorni e le nubi di cenere vulcanica
furono così intense che aree fino a 160 km dal vulcano rimasero
completamente al buio per 53 ore. Nubi di cenere raggiunsero persino
San Francisco, negli Stati Uniti, a 4.000 km di distanza. Questa
eruzione e i fenomeni ad essa conseguenti causò un numero di vittime
stimato a circa 13.000 unità.
Eruzione dell'El Chichón, Messico, 1982 (VEI 5)
Il vulcano El Chichón, nello stato del
Chiapas, in Messico, era stato a lungo ritenuto dormiente, non avendo
registrato alcuna eruzione da oltre 600 anni. Tuttavia, nei primi
mesi del 1982, divenne presto evidente che non era così.
Il 28
marzo, il vulcano si risvegliò con un'enorme eruzione. Nei giorni
successivi, El Chichón sembrò placarsi e gli abitanti evacuati
iniziarono a tornare a casa.
Il vulcano, tuttavia, non era ancora
terminato e il 4 aprile si scatenò un letale flusso piroclastica
(una miscela di gas caldo, cenere e rocce). Molte persone che
vivevano nei villaggi vicini al vulcano morirono (circa 1.900) e
enormi quantità di anidride solforosa furono rilasciate
nell'atmosfera.
Eruzione del Mount St. Helens, USA, 1980 (VEI 5)
La mattina del 18 maggio 1980, il
vulcano del Mount St. Helens eruttò con un'enorme potenza esplosiva.
Da mesi mostrava segni di imminente preparazione per un grande evento
vulcanico, con una serie di terremoti che indicavano il movimento del
magma al suo interno.
Un rigonfiamento sul fianco nord del vulcano
apparve presto, suggerendo l'imminente eruzione. Ma nessuno avrebbe
potuto prevedere la portata dell'esplosione che seguì.
Quando
avvenne, scatenò un'onda d'urto che raggiunse velocità fino a 1.080
km/h, annientando tutto ciò che si trovava in un'area di 600 km² in
pochi minuti. Rimane a tutt'oggi l'eruzione vulcanica più
distruttiva e mortale nella storia degli Stati Uniti con un totale di
57 vittime.
Eruzione del Vesuvio, Italia, 79 d.C. (VEI 5)
Il Vesuvio ha eruttato diverse volte nella storia dell'umanità, ma la terrificante eruzione del 79 d.C. è la più nota e portò alla quasi totale “distruzione” del Monte Somma. L'eruzione del Vesuvio durò appena due giorni (24 e 25 agosto) durante i quali si sono succedute fasi consistenti in emissione di pomici, nubi ardenti e anche colate laviche seppellendo completamente le vicine città di Pompei, Ercolano e stabia. L'eruzione uccise 16.000 persone. L'eruzione del Vesuvio è la classica eruzione Pliniana (da Plinio il Giovane che che per primo descrisse il fenomeno). L'eruzione Pliniana consiste in una vera e propria esplosione, parziale o totale, di un edificio vulcanico a causa dell'alta viscosità del magma che funge da “tappo” ai gas contenuti in esso. Il gas, pertanto, continua ad accumularsi all'interno dell'edificio vulcanico (sotto il cosiddetto “tappo”) fino a quando la pressione da esso esercitata è tale da far “saltare in aria” del tutto o in parte, il cono vulcanico.
Eruzione del Monte Pelee, Martinica-Antille,1902 (VEI 4)
Fino a quando il Monte Pelée non produsse la peggiore eruzione del XX secolo, si pensava che il vulcano fosse dormiente. L'8 maggio, il Monte Pelée eruttò gas incandescenti e detriti vulcanici, distruggendo l'intera città di St. Pierre. Delle 28.000 persone che vivevano a St. Pierre, solo due sopravvissero. Tale eruzione fu accompagnata da un forte e duraturo sciame sismico avente ripercussioni in tutta l'area delle Antille. Altrettanto notevole e dannosa per la popolazione fu l'ingente aerosol di Anidride Solforosa SO2 che sostò nell'atmosfera per parecchio tempo.
Nevado del Ruiz, Colombia, 1985 (VEI 3)
Nonostante le sue mediocri dimensioni, l'eruzione del Nevado del Ruiz ebbe conseguenze devastanti. L'evento più distruttivo fu la colata di fango che ne derivò, che seppellì la città di Armero e causò 20.000 vittime.
Eruzione del Monte Unzen, Giappone,1792 (VEI 2)
L'esplosione del Monte Unzen rimane l'eruzione vulcanica più mortale del Giappone. L'esplosione fece crollare la cupola del vulcano, generando un'enorme frana che seppellì la città di Shimabara e si riversò nell'oceano, innescando uno tsunami alto 57 metri. La catastrofe uccise circa 15.000 persone.

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